Le grandi manovre a Nordest: come cambia la mappa del credito

Il Nordest gioca un ruolo cruciale nella ricomposizione del mercato nazionale del credito, con il duo Intesa Sanpaolo-Unipol-Bper che sfida Banco Bpm per la conquista di Mps. Sebbene i quartier generali dei gruppi siano fuori da questo territorio, la presenza in termini di clientela, filiali e azionisti di riferimento è massiccia.
Storicamente, il Monte Paschi porta con sé l'eredità radicata della vecchia Banca Antonveneta, a lungo punto di riferimento per famiglie e imprese nell’area. Se l’asse tra Intesa Sanpaolo e Bper dovesse consolidarsi, le quote di mercato nel Triveneto subirebbero un forte scossone. Il piano strategico prevede, infatti, che parte degli gli asset e gli sportelli dell’ex banca senese passi sotto il controllo dell’istituto emiliano.
Secondo l’elaborazione del Centro Studi di Uilca, che in una nota ha espresso preoccupazione per i potenziali impatti sull’occupazione, per la banca guidata da Gianni Franco Papa si tratterebbe del definitivo salto di qualità a Nordest, un’area dove la sua presenza attuale è ancora ridotta. L'innesto della rete di Mps moltiplicherebbe la forza di Bper, portandola a ridosso dei leader storici. Al centro di questo snodo si incrociano anche i grandi capitali privati del territorio, dalle holding come Delfin (famiglia Del Vecchio) agli imprenditori come Giorgio Girondi. Intesa Sanpaolo gestisce una quota di mercato imponente nell’area, complice l’eredità delle popolari venete e un azionista storico come la Fondazione Cariparo, che assicura un canale di dialogo tra i vertici milanesi e le esigenze del tessuto economico locale.
Tuttavia, proprio a causa della sua egemonia, la maxi-operazione su Mps deve fare i conti con i rigidi limiti imposti dall'Antitrust. Quando una concentrazione rischia di ridurre la concorrenza locale superando le soglie critiche a livello provinciale, l'autorità impone l'obbligo di cedere filiali. Per evitare queste forche caudine, Intesa si muove in tandem con Bper, a cui verrebbero girati gli sportelli senesi.
La vera posta in gioco per Ca' de Sass non è l'occupazione fisica del territorio, bensì la recente operazione Mps-Mediobanca. Attraverso la conquista da parte di Siena del controllo di Mediobanca, si sono ridisegnati gli equilibri di Piazzetta Cuccia. Controllare questo asse significa mettere un’ipoteca sulla governance delle Assicurazioni Generali (per quanto il ceo Carlo Messina abbia assicurato di non voler entrare nelle decisioni del Leone), di cui Mediobanca è il primo azionista.
Intesa Sanpaolo vedrebbe così crescere esponenzialmente la propria forza nel comparto assicurativo. Questa prospettiva sposa gli interessi dei grandi soci privati nordestini lungo l’asse tra l’investment bank e il gruppo assicurativo, da Delfin a Benetton.
Dall'altra parte del campo si muove UniCredit, che nel Triveneto custodisce una parte fondamentale della propria identità storica, legata a doppio filo sia a Fondazione Cariverona, sia a Fondazione Cr Trieste, oltre alla già citata holding degli eredi Del Vecchio. Nonostante questo radicamento, la strategia impressa dall’amministratore delegato Andrea Orcel proietta la banca su uno scenario decisamente più internazionale rispetto ai concorrenti domestici. Mentre il mercato italiano si concentra su Siena, UniCredit valuta le proprie mosse guardando all'Europa continentale – come dimostra il forte interesse per il consolidamento in Germania con Commerzbank – e alle reti dell'Est europeo, mercati in cui gode di una leadership assoluta e dove i margini restano altamente competitivi.
I dati elaborati dalla Uilca mostrano che in Veneto e in Friuli Venezia Giulia la concentrazione è ormai polarizzata nelle mani di pochissimi player. In Veneto UniCredit guida la classifica con circa 279 sportelli, seguita da Intesa Sanpaolo con 230 sportelli, anche se quest’ultima gode della quota di mercato più elevata, attorno al 17%. Più distanziati Banco Bpm e Monte Paschi, rispettivamente a 154 e 160, mentre Bper si ferma a 45.
Uno schema analogo emerge anche in Friuli Venezia Giulia, dove UniCredit e Intesa Sanpaolo (rispettivamente con 69 e 45 sportelli) occupano stabilmente le prime posizioni, davanti a Mps (45), Banco Bpm (sette) e Bper (due soli).
L'eventuale trasferimento di parte della rete senese alla banca modenese consentirebbe a quest’ultima di compiere un salto dimensionale nel Triveneto, riducendo il divario con i principali concorrenti e modificando sensibilmente gli equilibri competitivi locali.
L’analisi solleva, infine, riflessioni di natura sociale e sindacale. Il continuo movimento dei grandi operatori e la pressione delle fusioni rischiano di tradursi in tensioni sugli organici e sulla desertificazione degli sportelli bancari, a svantaggio delle comunità locali e a favore dei canali digitali. La ridefinizione dei perimetri aziendali richiede una gestione attenta, capace di salvaguardare le competenze dei professionisti del credito sul territorio, che in parte possono essere intercettate dalle Bcc più intraprendenti, ma in parte rischiano di andare perse.
Il futuro del Nordest economico dipenderà in gran parte, dunque, dalla capacità dei grandi gruppi bancari di coniugare le ambizioni europee e le manovre su Generali con il mantenimento di un dialogo costante e costruttivo con il tessuto produttivo e sociale locale. Il risiko è aperto, ma la partita si vince rimanendo vicini alle imprese e alle famiglie che da sempre finanziano la crescita del Paese.
Riproduzione riservata © il Nord Est








