Dazi Usa, intesa nell’Ue: «Onoriamo gli impegni»
Doccia fredda dall’America: «Vi misurerete anche con le barriere non tariffarie»

Il messaggio a Donald Trump di un'Europa che «onora gli impegni». Ma anche la dimostrazione di forza del Parlamento europeo per scongiurare che l'intesa commerciale Ue-Usa si trasformi in una «fuga alla cieca» o, peggio, in una resa senza condizioni al tycoon. Dopo oltre cinque ore di trattative nella notte di Strasburgo, eurodeputati e governi europei hanno strappato il compromesso che apre la strada all'attuazione dell'accordo di Turnberry.
L’accordo
Un risultato costruito sul filo di un equilibrio fragile - salvare il rapporto transatlantico senza consegnarsi agli umori imprevedibili della Casa Bianca -, descritto come una vittoria comune. L'euforia continentale, però, è durata poco. A dispetto dei «progressi» compiuti dall'Ue, è arrivata la doccia fredda servita dal rappresentante americano al Commercio, Jamieson Greer: «I dazi rappresentano soltanto un aspetto» e Bruxelles dovrà ora misurarsi anche con il terreno delle «barriere non tariffarie» e della regolamentazione. Prima la minaccia di annettere la Groenlandia, poi, ultima in ordine di tempo, quella di portare al 25% i dazi sulle auto europee: le ripetute scosse di Trump a dispetto dell'intesa siglata in Scozia nel luglio scorso avevano spinto l'Europarlamento, guidato dal combattivo negoziatore socialista Bernd Lange, a pretendere a larga maggioranza (furono 417 i sì a marzo) garanzie aggiuntive. Il punto di caduta con i Paesi - molto più cauti, soprattutto Berlino, timorosa di un effetto boomerang su industria e commerci europei - ha preso forma attorno a una rete di clausole per blindare il patto da eventuali nuove sterzate americane. Il testo conferma il taglio dei dazi Ue sui prodotti industriali e su gran parte dell'agroalimentare statunitense e il tetto del 15% Usa sulla maggior parte dell'export del Vecchio Continente. Ma introduce una clausola «sunset» con scadenza nel 2029, tutele specifiche per acciaio e alluminio, e il diritto di sospendere l'accordo in caso di violazioni o di danni all'industria europea. «L'Europa è un partner affidabile», ha scandito la presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola, fotografando un clima condiviso da popolari, socialisti e liberali, con il sostegno dei conservatori dell'Ecr e quello più tiepido dei Verdi. L'attuazione del patto con gli Usa, ora più vicina, nella lettura del vicepremier Antonio Tajani, rappresenta soprattutto una garanzia di «stabilità e certezza economica» per le imprese europee. Una linea condivisa anche dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha salutato la «buona notizia» per l'industria continentale giunta da Strasburgo. «Questa è la grande differenza rispetto agli Stati Uniti: in Europa le decisioni si prendono democraticamente. Non c'è un uomo solo che decide in modo imprevedibile», ci ha tenuto a puntualizzare Lange, pungendo Trump e respingendo le accuse - arrivate soprattutto da sinistra - di una Bruxelles piegata al ricatto. Le incognite, però, restano vive. Il monito di Greer - rivolto soprattutto alle norme per le Big Tech e al Green deal - non lascia tranquilla von der Leyen, impegnata a invocare un'«indipendenza europea» da costruire accelerando la rete di accordi commerciali.
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