Venturini: «Venezia in Cina ha creato reti per il Nordest»

Il bilancio del sindaco al termine della missione a Shanghai: «Gettate le basi di relazioni preziose per industria e imprese. A metà 2027 un evento culturale con Pechino e l’ambasciata». Ora si punta ai Paesi del Golfo e a Londra: «Raccontare la nostra realtà porta frutti al sistema Paese»

Camilla Gargioni, Inviata a Shanghai
Il sindaco di Venezia Simone Venturini durante una delle tappe del viaggio istituzionale a Shanghai
Il sindaco di Venezia Simone Venturini durante una delle tappe del viaggio istituzionale a Shanghai

Nella valigia del sindaco di Venezia Simone Venturini, appena rientrato da Shanghai prima dell’avvicinarsi del tifone Champi, ci sono progetti e idee per la città: un evento culturale a Pechino a metà 2027, un hub di ricerca con Fudan University, nuovi scambi tra musei.

La missione costruita attorno alla tournée della Fenice, che ha inaugurato giovedì l’imponente Shanghai Grand Opera House, ha portato esponenti di più ambiti della città tra cultura, mondo delle imprese e istruzione accademica, in viaggio a Shanghai per rafforzare relazioni (come quella con Suzhou, città a trenta chilometri da Shanghai con cui Venezia è gemellata dal 1980) e costruirne di nuove.

Dal Comune alla sua partecipata Vela, da Fondazione di Venezia alla Fondazione Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità, dal gruppo Save all’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Settentrionale, passando per le istituzioni culturali e Ca’ Foscari, Venezia per quattro giorni ha trovato casa a Shanghai.

Sindaco Venturini, sabato c’è stata la seconda replica di Tosca della Fenice a Shanghai: siete riusciti a costruire una missione attorno a questa tournée. Che significato ha per Venezia?

«Ha rappresentato la conferma della vocazione internazionale di Venezia, che deve essere capace non solo di avere il mondo che passa a trovarla e che la racconta, ma di andare a parlare di sé stessa negli altri Paesi. Su questo, il mondo culturale e musicale mostra il potere evocativo che Venezia ha. Ma a questo si aggiunge il sistema industriale, le imprese, l’Università, il potere di agganciarsi ad altre opportunità. Infatti la delegazione è stata molto vasta, abbiamo parlato di aeroporto, porto, infrastrutture strategiche, innovazione».

Tra le prime tappe, ha scelto il Museum of Art Pudong e lo Shanghai Museum. Che importanza ha creare nuovi legami con la cultura?

«Sono importanti perché la Cina ha un potenziale inespresso come fruitore dei nostri musei. Noi in città vediamo la punta dell’iceberg di quel tipo di turismo che in Cina sta crescendo. È giusto far conoscere Venezia attraverso mostre e iniziative: abbiamo attivato importanti canali sia per i musei civici sia per l’M9, anche grazie all’ambasciatore d’Italia in Cina Massimo Ambrosetti e alla console generale d’Italia a Shanghai Tiziana D’Angelo».

Nella delegazione c’erano anche il porto e l’aeroporto: passi avanti?

«Già averli entrambi nella delegazione, insieme al Comune, è simbolo di un allineamento istituzionale importante per essere credibili all’estero. È un’immagine forte che parla da sé, e questo in Cina è stato notato. L’incontro con la compagnia aerea ha visto un ragionamento sulla crescita delle connessioni con Venezia, abbiamo trovato un terreno fertile. Il porto ha collaborazioni importanti nell’ambito della logistica e la sua presenza ci ha aiutato a dare una dimensione imprenditoriale».

Altro tassello è stata l’università, a Suzhou con Soochow University sia a Shanghai con Fudan University, con un rapporto ancora più rafforzato con Ca’ Foscari. Che strade apre?

«Ca’ Foscari ha aperto un centro per il dialogo tra le civiltà con Fudan, il primo grande frutto di questa missione grazie al lavoro di Tiziana Lippiello (docente di cinese a Ca’ Foscari, già rettrice, ndr) che conosce bene quella realtà. È un avvio di percorso ulteriore per garantire più scambi tra studenti e capacità di far nascere imprese dalle università».

Ha incontrato anche il vicesindaco di Shanghai Lu Shan. Ci sono somiglianze con Venezia o soluzioni che si possono esportare?

«A quell’incontro erano presenti diversi direttori di Shanghai di dipartimenti dal turismo alla cultura. Ora apriremo un canale di comunicazione: lunedì riunirò i miei direttori, tre, quattro verranno già messi in dialogo con gli omologhi di Shanghai. Ha interessato il nostro approccio al turismo, il nostro disegno culturale, viceversa abbiamo ascoltato come si occupano di urbanistica e cultura. È stato un appuntamento lungo un’ora e un quarto: ne è nata collaborazione significativa e duratura».

Tornerà in Cina?

«L’idea è di organizzare un grosso evento culturale su Pechino, a metà del prossimo anno. Su questo siamo già al lavoro con l’Ambasciata».

La cosa che l’ha colpita di più?

«L’attenzione che la Cina ha nei confronti di Venezia. L’accoglienza che ci è stata data è veramente importante, ma soprattutto la volontà di fare cose con l’Italia e con Venezia in un momento storico complesso. Questo ponte è utile al sistema Paese, non solo alla città: mettiamo a disposizione relazioni e contatti per il Nordest».

Ora prosegue il tour internazionale. Come continuerà a sviluppare questa strategia?

«Andremo nei paesi del Golfo, poi a Londra ricorderemo l’acqua alta del 1966 parlando di Mose. C'è bisogno di andare fuori dall'Italia non solo in chiave di mecenatismo, ma anche di sviluppo».

Che risultati si aspetta?

«C’è un tempo per la semina e uno per il raccolto. Abbiamo seminato molto nei primi quattro mesi di mandato: alcuni frutti saranno pronti a breve, altri magari non li raccoglierò io. Se tutti lo facessero per avere frutti subito, nessuno seminerebbe».

A Shanghai c'è molta innovazione tecnologica, a partire dai robot. Quando li vedremo a Ca’ Farsetti?

«(Ride, ndr). È stato interessante, sarebbe bello tornare tra due o tre anni e vedere i salti in avanti. È un tema per tutte quelle attività che richiedono processi meccanici continui, molti sono già impiegati nelle nostre fabbriche. Quello che fa strano, è la configurazione in umanoidi. È importante accogliere l’innovazione, capirne i rischi e intervenire per tempo».

 

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