Venezia svuotata, il falso mito: ogni giorno un milione la vive

L’area urbana estesa che comprende i 15 Comuni legati al centro storico dai flussi quotidiani di lavoro, studio, servizi. Una realtà che smentisce la tesi dello spopolamento: la sfida è trasformare la complessità in equilibrio

Renato Brunetta

C’è una Venezia che non appare nelle fotografie e sfugge alle statistiche ufficiali. È la città che, ogni mattina, si anima con l’arrivo di un milione di persone che la abitano.

Un milione di persone che usano l’area urbana estesa, che include i quindici comuni legati alla laguna dai flussi quotidiani di lavoro, studio, servizi. Un sistema urbano di rango europeo, quello che Venice Sustainability Foundation – VSF identifica come Venezia funzionale, perché è quella che “funziona” davvero, coinvolgendo quasi quattro volte la popolazione anagrafica del Comune di Venezia.

L’Analisi dei flussi di presenza a Venezia. Rapporto 2026, che VSF si appresta a pubblicare, nasce da tre anni di analisi paziente dei passive mobile data (PMD) raccolti da TIM per la Smart Control Room del Comune di Venezia. Il risultato è la prima fotografia sistematica di chi vive davvero Venezia ogni giorno: non più l’assioma dei veneziani che se ne vanno e dei turisti che arrivano, ma un ecosistema articolato di city user, ciascuno con ritmi, esigenze, modalità diverse di abitare e utilizzare la città.

Venezia non è una città in costante contrazione, come vuole farci credere il racconto corrente. I dati raccontano altro: Venezia cresce dove non la si guarda, si trasforma dove tutti la osservano e, ogni giorno, ospita una complessità che la semplice dicotomia tra residenti e turisti non riesce a contenere.

La città che vive e che respira

La metafora più efficace è quella del polmone. Partiamo dall’isola, la Venezia che tutti conoscono, che registra una presenza media giornaliera di 223.000 persone.

Venezia storica si gonfia di giorno e si sgonfia di notte, quando restano soltanto i residenti (circa 48.000) e chi, visitatore, ha scelto di trascorrervi la notte (circa 35.000). Tra i numeri diurni e quelli notturni c’è una differenza di 134.000 persone: ogni sera l’isola si svuota di una popolazione pari a quella di una città di medie dimensioni.

A rendere ancora più evidente la profondità di questo respiro è l’escursione tra il picco massimo e il minimo dell’intero triennio: 305.000 presenze nel sabato della Festa del Redentore, contro 131.000 presenze del giorno di Natale.

Quel sabato di luglio, sull’isola c’erano più persone di quante ne vivano a Verona, mobilitando un’organizzazione che coinvolge tutta la terraferma veneziana. Venezia può più che raddoppiare sé stessa a seconda del momento dell’anno. Governare questa oscillazione — non solo gestirne i picchi — è la sfida che il Rapporto pone al centro dell’agenda politica veneziana. Venezia di terraferma registra 376.000 presenze giornaliere medie, quasi il 70% in più rispetto a Venezia storica. L’intero Comune di Venezia raggiunge 685.000 presenze giornaliere: quasi tre volte la popolazione anagrafica. E se si allarga lo sguardo alla Venezia funzionale, la vera - quanto invisibile - città dei veneziani dei quindici comuni che orbitano attorno alla laguna seguendo le traiettorie quotidiane del lavoro e dei servizi, si arriva a un milione. Ogni volta che si parla di overtourism, di spopolamento, di città che muore, il racconto, oggi concentrato solo su una parte, ha bisogno di estendersi al tutto reale.

I residenti: il baricentro si sposta in terraferma

I residenti restano, comunque, la categoria più stabile per presenze giornaliere. Non sono semplici utenti della città: ne sono la struttura portante, il presidio quotidiano, la misura più diretta del suo equilibrio tra l’apertura al mondo e la capacità di mantenere una vita urbana autentica. La componente residente è in trasformazione e riguarda, soprattutto, chi vive e lavora nell’isola, mentre cresce chi l’abita ma lavora altrove. Questa distinzione — tra residenti stanziali (vivono e lavorano nel Centro storico) e non stanziali (vivono nel Centro storico, ma lavorano altrove) — è uno dei contributi più originali del Rapporto. I primi calano rapidamente: riflettono insieme lo spopolamento registrato dall’anagrafe e la contrazione delle opportunità lavorative locali. I secondi crescono: segnalano che una parte della residenza veneziana sopravvive, anche separandosi funzionalmente dal lavoro locale. In terraferma accade il contrario: i residenti crescono, e i non stanziali aumentano a un tasso doppio rispetto all’isola. Il baricentro residenziale del sistema veneziano si sposta, quindi, “de là de l’acqua”.

I visitatori: il turismo che cambia pelle

Nonostante la stima parli di 43,5 milioni di visitatori, nel triennio si registra una stabilizzazione sull’isola storica, mentre crescono sulla terraferma e a livello comunale. Il dato aggregato nasconde una trasformazione interna: il turismo veneziano è più italiano, meno straniero.

Più pernottante, meno escursionistico. Venezia storica è il cuore del turismo pernottante: quasi due turisti su tre che dormono nel Comune lo fanno per visitare l’isola. La stagione ad alta attrattività è lunga e va da aprile a ottobre, con settembre e ottobre al picco, e febbraio a fare da picco secondario grazie al Carnevale. Nel 2023, le presenze totali in Venezia storica erano il 3,6% più alte nel weekend rispetto ai giorni feriali. Nel 2025, i numeri si equivalgono. Il fine settimana non è più la variabile che fa esplodere i flussi: è il venerdì il giorno che emerge come nuova punta, forse complice il Contributo d’Accesso (CdA) che sposta la frequentazione verso i giorni adiacenti. VSF propone nel Rapporto una prima misurazione sperimentale dell’impatto del CdA, basata esclusivamente sui dati PMD del triennio. La conclusione è cauta ma significativa: il CdA produce una voluta contrazione dell’escursionismo. Ciò che emerge già oggi con chiarezza è che l’obiettivo del CdA non è soltanto generare un effetto dissuasivo: è migliorare la capacità di leggere, prevedere e gestire gli accessi alla città storica.

Gli altri: chi vive Venezia senza né abitarla né visitarla

La scoperta più originale del rapporto riguarda una terza classe di city user che rappresenta la componente strutturalmente più dinamica - e meno visibile - della vita urbana veneziana: chi non abita a Venezia, ma la vive e la attraversa ogni giorno per lavoro, studio, servizi o per il transito. Questa categoria cresce più rapidamente dei residenti e dei visitatori. È il segnale che Venezia continua ad affermarsi come nodo urbano e infrastrutturale, oltre che come destinazione. I pendolari sono coloro che lavorano o studiano nell’area senza risiedervi. Nell’isola storica crescono i pendolari dal bacino comunale e si riducono quelli da fuori Comune. I prossimali sono, forse, la categoria più rivelatrice: sono i veneziani di terraferma che si recano nel centro storico non per lavoro, ma per usufruire di ciò che distingue il vivere urbano: i servizi, le istituzioni, il passeggio, nonostante, nel caso di Venezia, le difficoltà di superare la cesura lagunare.

Crescono nel triennio, con il tasso più elevato tra tutte le categorie presenti in Venezia storica. Infine, i transitanti sono coloro che attraversano senza fermarsi. In terraferma sono la seconda categoria per consistenza dopo i residenti, riflesso del ruolo di Mestre come nodo infrastrutturale, ferroviario, autostradale e aeroportuale.

Prospettive 2026: crescita aggregata, tensioni strutturali

Venezia storica è attesa in crescita rispetto al 2025, con residenti in lieve ulteriore calo e visitatori in rimbalzo dopo la flessione dell’anno precedente. La terza classe — pendolari, prossimali, transitanti — cresce in linea con la tendenza del triennio. La sfida dei prossimi anni è trasformare questa complessità in equilibrio.

Non solo.

Questo riconoscimento — fattuale, non frutto di auspici — della “città funzionale” dà credibilità al posizionamento di Venezia come autentico motore economico e culturale: per il Nord-Est, per l’Alto Adriatico e, guardando appena oltre, per la macroregione europea Adriatico-Ionica.

Nella sua dimensione funzionale e regionale, Venezia ha oggi tutte le carte per tornare a essere il baricentro — strategico e infrastrutturale — di un sistema per l’Alto Adriatico formato, in primo luogo, dalla consorella Friuli-Venezia Giulia, e, in prospettiva, all’interno di un arco geografico più ampio che, da Ancona, attraversa l’Emilia-Romagna e il Nord-Est, per raggiungere Capodistria e Fiume-Rijeka.

La ricerca di VSF dimostra come il monitoraggio sistematico dei passive mobile data sia lo strumento che rende possibile una governance con confini più ampi di quelli tradizionalmente intesi.

Il primo passo da compiere è smettere di raccontare Venezia attraverso luoghi comuni e iniziare a leggerla per ciò che è davvero: una città complessa, dinamica e tutt’altro che in declino. In poche parole, “la più antica città del futuro”.

*Renato Brunetta è presidente VSF, Fondazione Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità

Riproduzione riservata © il Nord Est