Trieste Next, in piazza Unità la curiosità diventa esperimento
Terremoti, genetica, oceani: in giro tra gli stand con le attività interattive. Illusioni visive e pittori artificiali sfidano il pubblico mettendo alla prova ciò che vediamo

Un modellino della rompighiaccio Laura Bassi, un golfo di Trieste da colorare, modellini di edifici che tremano sotto le sollecitazioni di un terremoto simulato e persino assaggiatori divisi per predisposizione genetica. A Trieste Next la scienza esce in piazza, si lascia interrogare e diventa un gioco da condividere.
È cominciata così, tra scolaresche, curiosi e tanti appassionati, la prima giornata del festival della ricerca, con piazza Unità d’Italia trasformata in un grande laboratorio a cielo aperto. È bastato passeggiare fra i gazebo per capire che qui la divulgazione ha il volto di chi la scienza la fa ogni giorno. Nello spazio condiviso da Ogs, Riserva marina di Miramare e Grotta Gigante, Alessandro mette alla prova grandi e piccoli con domande interattive di difficoltà crescente: vulcani, correnti marine, oceanografia e biologia. Ogni risposta esatta può valere uno o più adesivi dell’Ogs.

Poco distante, un grande manifesto in bianco e nero del golfo di Trieste aspetta soltanto di essere riempito di colori dalle mani dei bambini. E per chi vuole continuare a navigare fra le scoperte, c’è anche la possibilità di iscriversi al Bollettino di Geofisica attraverso il sito bgo. ogs. it. Dal mare alla terra, il passo è breve. Nello spazio dedicato alla sismicità, David Zuliani e Paolo Fabris, del dipartimento di Udine dell’Ogs, accolgono i visitatori raccontando i terremoti e i loro effetti sugli edifici.
Al mattino, con le scolaresche, la teoria ha lasciato spazio alla pratica: attraverso una tavola vibrante i ragazzi hanno potuto verificare come strutture di altezze diverse reagiscono alle sollecitazioni di una scossa.

Ma la scienza sa sorprendere anche a tavola. In uno degli stand più frequentati, quello dell’Università di Trieste, tutto al femminile, Elisona, Maria e Annachiara, laureate e laureande in Scienze della vita, propongono esperimenti che mostrano come la combinazione di sostanze e fattori chimici possa modificare la solidificazione di diversi elementi. E poi invitano i visitatori a scoprire che tipo di assaggiatori sono.
«Molto spesso si pensa che i bambini siano viziati perché non mangiano determinati cibi – spiega Elisona – ma il fatto è che geneticamente una persona può essere più o meno sensibile a un determinato gusto». Si può essere super-taster, assaggiatori particolarmente sensibili, capaci di riconoscere molte sfumature, tester normali oppure non-taster, meno ricettivi a certi sapori. «La genetica conta e tutto questo ha implicazioni importanti sulla scelta dei cibi, sulla salute e sulla forma fisica».

Intorno, la città della ricerca si racconta attraverso i suoi protagonisti: Insiel, Sissa, Istat, Istituto nazionale di fisica nucleare, Area Science Park, Burlo Garofolo e Its Academy, insieme al Comune. Al gazebo dell’ateneo si alternano laboratori e giochi che spaziano dal pensiero quantitativo all’energia, dalla mente in azione alla sfida di riconoscere un Paese.
C’è persino AImpostor, dove il pubblico è chiamato a misurarsi con agenti di intelligenza artificiale nel gioco dell’impostore. In quello della Sissa e dell’Ictp la matematica si fa gioco, le illusioni visive mettono in discussione ciò che crediamo di vedere e i pittori artificiali aprono una finestra sul rapporto tra creatività e intelligenza artificiale. È una piazza dell’Unità, quindi, che per un weekend cambia pelle: non soltanto vetrina delle istituzioni scientifiche, ma luogo in cui la ricerca incontra direttamente chi la scienza la studia sui libri.
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