Un mito poliedrico con il Friuli nel cuore: a Sport Business Forum l’omaggio a Enzo Cainero
A Gemona il ricordo del manager commercialista «che scalava i sogni». Dal calcio giovanile al basket con la Fantoni, fino ai grandi traguardi del Giro d'Italia sullo Zoncolan e sul Lussari

Se è vero, come scrive Antonio Simeoli nel titolo del suo libro, che scalava i sogni, sicuramente Enzo Cainero era un sognatore e non ha mai smesso di esserlo perché aveva lo sguardo sempre rivolto in «avanti» come amava ripetere. E allora non c’era nemmeno il tempo di fermarsi troppo a festeggiare una conquista, e nella sua vita sono state tante, che già il pensiero correva alla prossima impresa.
Con un obiettivo diventato negli anni sempre più chiaro: valorizzare il Friuli che tanto amava mostrando le sue bellezze al mondo ed esportando le sue eccellenze. Cainero lo ha fatto in tanti modi tanto che l’assessore regionale Barbara Zilli che andava a trovare Enzo quando aveva «bisogno di un consiglio» o voleva fare il pieno «di entusiasmo» lo ha definito «un mito poliedrico, un gigante di questa terra».
E tra le tante eredità che il figlio del mugnaio di Cavalicco ha lasciato a chi lo ha conosciuto c’è sicuramente quell’energia inesauribile e contagiosa con la quale riusciva a trascinare le persone portandole tutte a remare nella stessa direzione. Ovviamente per realizzare un sogno, l’ennesimo. «E chissà che in futuro la panoramica delle vette», ha auspicato l’assessore «possa ospitare il Giro».
Rispondendo alle domande del condirettore del Gruppo Nem con delega al Messaggero Veneto, Paolo Mosanghini, l’ex direttore del Giro, Mauro Vegni ha raccontato le prime tappe sullo Zoncolan da Sutrio e poi da Ovaro ma anche la tappa sul Lussari e «l’incredibile passaggio dopo il Covid nella base delle Frecce Tricolori che sorvolarono i ciclisti all’oscuro di tutto» e ricordato il “gran rifiuto” dei corridori (tra cui Ivan Basso e Alberto Contador) che si opposero alla passaggio sulla panoramica durante il Giro d’Italia 2011 per timori legati alla sicurezza.
Sul palco il sindaco di Gemona, Roberto Revelant, ha sottolineato la sua «incredibile capacità di coinvolgere tutti» e ricordato tra i tanti, il Progetto autismo mentre il figlio del commercialista udinese, Andrea ha svelato un lato più intimo di papà Enzo che «a casa era più riservato e taciturno». L’amico Claudio Pasqualin, procuratore sportivo e opinionista televisivo, invece ha raccontato le imprese «dei ragazzi del Brunetta, che noi chiamavamo campetto di calcio ma in realtà era più un grumo di sassi con qualche filo d’erba». Eppure Enzo, partendo da quel campetto di provincia, riuscì a farsi spazio tra i professionisti fino a esordire in serie A.
Dopo la laurea a Trieste diventa un punto di riferimento professionale per molte aziende e dopo il terremoto entra a far parte della famiglia Fantoni: «Mio padre», ha spiegato Paolo «conobbe Enzo durante una spedizione in Russia organizzata da Confindustria, tra loro ci fu una sorta di simbiosi, Enzo lo convinse a entrare nel basket, fu una delle sue tante scommesse (vinte), era un tuttologo, un po’ come il medico di famiglia di una volta, aveva una grande capacità di intuizione, sapeva vedere gli obiettivi oltre la siepe».
Dal calcio ecco quindi la pallacanestro: con Cainero presidente la Fantoni Udine si toglie parecchie soddisfazioni come ha rammentato il capitano di allora Lorenzo Bettarini: «Ho perso presto il padre e per me Enzo fu un fratello maggiore, carismatico e coinvolgente, quando guardo la foto dell’abbraccio con lui in occasione della festa per le mie 300 presenze mi commuovo ancora. Tra i ricordi più preziosi ho anche la visita alla galleria d’arte fatta prima di una partita a Bologna». Perché insieme allo sport, Cainero coltivava anche la passione per l’arte. È stato commissario straordinario a Villa Manin per molto tempo realizzando, tra le altre, la mostra del Tiepolo.
Quando Mosanghini ha chiesto agli ospiti sul palco di ricordare un anedotto, la difficoltà di tutti è stata quella di sceglierne soltanto uno: «Potrei stare qui a parlare per tutta la notte», ha assicurato Bettarini.
Così a chiudere il cerchio per cercare di dare un’idea di chi fosse Cainero ha provato Simeoli, pur consapevole che anche nel suo libro tante storie sono rimaste fuori: «Ricordo un viaggio con lui in auto, nelle due ore per raggiungere Rovigno riuscì a convincere Marotta, allora alla Juve, a dare due ragazzi al Pordenone di Lovisa, aiutò Reja a cercare una panchina, risolse due crisi aziendali e pianificò con Enzo Cussigh un evento sul Piancavallo per il Giro». Ancora sogni diventanti realtà.
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