Nel silenzio di un teatro il tempo dello sport si ferma, con Federico Buffa
Boom delle storie raccontate dal palco, Buffa ha aperto la strada: prende un personaggio, un trionfo, una debacle, e poi costruisce un mondo. A Belluno le Olimpiadi tra guerra e pace

Non siamo più abituati a rimanere concentrati. La soglia dell’attenzione di una persona adulta, è scesa a quaranta secondi. Osserviamo, guardiamo, ascoltiamo. Però nel frattempo facciamo altro, quasi non fosse possibile limitarsi a una sola attività. Nelle giovani generazioni, soprattutto, l’incapacità di concentrarci su qualcosa è sotto gli occhi di tutti. E lo smartphone, senza volerlo demonizzare d’ufficio, diventa un campanello di distrazione costante e continuo.
La trappola degli highlights
Nello sport da tempo suona un allarme tra presidenti, organizzatori, decisori: o tempi e ritmi delle partite diventano incalzanti, oppure i ragazzi riducono tutto agli highlights. Ci si fanno bastare i cinque minuti di sintesi, il reel social. Il mondo non va veloce, va velocissimo, di conseguenza stargli dietro diventa complicato. Ma ci sono persone che hanno ancora la capacità di provare a interrompere il flusso.
Premesse e conseguenze
Federico Buffa è uno storyteller, per dirla all’inglese. Un narratore, volendo utilizzare in modo quasi nostalgico la nostra lingua. Lui di etichette però non ne ha mai volute e d’altronde quando un avvocato decide che raccontare lo sport diventa la vera missione personale, allora pretendere di affibbiargli un ruolo è esercizio inutile. La tv privata lo ha condotto nelle case di chi lo sport lo ha nel sangue, il teatro ha rotto quella barriera tra lui e chi lo ascoltava davanti allo schermo. E che oggi lo ascolta per davvero.
Perché Buffa prende un personaggio, un avvenimento, un trionfo, una debacle, una storia e gli costruisce attorno quei perché e i percome di cui sopra. Non si limita a narrare ciò che tutti sanno, altrimenti allora no che l’attenzione non viene stuzzicata. Spiega le premesse e le conseguenze, approfondisce lo stato d’animo di protagonisti e comprimari, entra nelle pieghe delle storie.
Lo fa con una dote enorme, ovvero quella del ritmo e della visione complessiva della narrazione. Utilizza la pausa nel momento in cui chi è seduto in platea deve lasciar decantare una riflessione, la velocità quando la vicenda richiede di essere raccontata in modo incalzante. Un modo di fare dentro il quale tutti sono coinvolti: chi c’era in quel periodo storico e chi magari ne ha solo sentito parlare e vuole ascoltare una lezione sulla quale poi non dovrà sostenere interrogazioni o compiti scritti. Semplicemente la imparerà.
Una strada che si è aperta
Il pubblico di Buffa abbraccia le generazioni. Tuttavia, consentitecelo, è il vedere seduti a teatro ragazzi ventenni che rappresenta la più grande vittoria di questo personalissimo modo di raccontare lo sport, ora seguito da altri narratori e attori. Alcuni di talento, altri meno. Niente di strano, ognuno di noi cerca di eccellere in ciò che può. Di sicuro Buffa ha aperto una strada, per arrivare al cuore di tutti.
Così La milonga del Fùtbol è diventato uno spaccato di un secolo di Argentina: le gesta di Sivori, Maradona, Di Stefano e Riquelme si intrecciano tra dittature e colpi di Stato. In Otto infinito, l’ossessione di vittorie di Kobe Bryant non ha neppure bisogno di un cenno del tragico destino che ha toccato l’immortale Black Mamba. Buffa è in grado di costruire due ore di racconto sull’incontro di mezza giornata tra Fabrizio De Andrè e Gigi Riva in Amici Fragili, con un sottofondo colorato di rossoblù tra Genoa e Cagliari. Non gli unici, ma fra i tanti spettacoli portati in scena negli anni.
Nella terra degli ultimi Giochi

Tra qualche giorno, a Belluno, Federico Buffa salirà sul palco del Teatro Buzzati accompagnato dal pianoforte del maestro Alessandro Nidi ed entrerà in uno dei rapporti più stretti e al tempo stesso più stridenti della storia dell’uomo: quello dello sport olimpico con la guerra e la sua antitesi: la pace. È curioso che ciò avvenga proprio nella terra dei recenti Giochi Olimpici invernali, dove per un mese persone di nazioni e etnie diverse si sono trovate una accanto all’altra.
Lo sport continua a essere l’unico mondo nel quale differenze insanabili e rapporti deteriorati trovano la forza di abbracciarsi. A volte invece dà voce e amplificazione alle sofferenze.
Diventare un po’ più coscienti
Buffa racconterà questo, con il suo modo di essere una sorta di professore vuole farci tornare un po’ più coscienti, un po’ più curiosi, un po’ più scossi dentro il nostro animo che spesso a questi ritmi fatica a provare qualcosa.
Chi ci sarà, potrà guardare accanto e vedrà giovani e meno giovani, generazioni diverse che ascolteranno, si emozioneranno, si indigneranno, si riempiranno di speranza. Prive di distrazioni, solo facendosi accompagnare dal linguaggio universale dello sport e ricordando momenti di vita senza per forza il bisogno di andare a ritmo di un reel.
La lingua del mondo
Lo sport, linguaggio universale del mondo, tocca le vite delle persone. Da chi segue e tifa a chi magari è coinvolto marginalmente. Conosciamo gli avvenimenti, leggiamo qualche sintesi giornalistica, ne parliamo con gli amici. Però gli approfondimenti, le interconnessioni, il perché e il percome spesso fatichiamo a fotografarli. Abbiamo bisogno quindi di chi la nostra attenzione la accarezza, la stuzzica e la cattura facendoci dimenticare per mezz’ora, un’ora, due ore… che esiste un mondo lì fuori.
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