Il rendering della cerimonia conclusiva delle Paralimpiadi di invernali 2026 all’interno dello stadio del curling di Cortina
Il rendering della cerimonia conclusiva delle Paralimpiadi di invernali 2026 all’interno dello stadio del curling di Cortina

Cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi, i dietro le quinte: «Sarà una festa con tutte le bandiere»

Angelo Bonello e Francesco Conticello raccontano i retroscena dell’evento di chiusura dei Giochi in programma domenica 15 marzo dalle 20.30 allo stadio del curling a Cortina, lì dove fino a 20 ore prima saranno assegnate medaglie. «Presenti i 55 vessilli dei Paesi. Gli assenti? Una loro scelta»

Laura Berlinghieri

A rendere speciale la cerimonia di chiusura di queste Paralimpiadi invernali, in programma domenica 15 marzo dalle 20.30, sarà senz’altro la sua collocazione: lo stadio del curling di Cortina. Un saluto alle Dolomiti, sintetizzato dal nome scelto: Italian souvenir. Lo firmeranno Angelo Bonello e Francesco Conticello, di Casta Diva Group.

«Due outsider alla loro prima volta in una produzione così grande» si definiscono loro, «racconteremo la fine di un’emozione, ma per noi sarà solo l’inizio. E questo ci permetterà di essere più disinvolti».

Italian souvenir: ancora l’Italia al centro?

ANGELO BONELLO: «Sì, ma, rispetto alle altre cerimonie, sarà una rappresentazione dell’Italia nella sua contemporaneità e non nella sua lettura stereotipata. Siamo usciti dalla rappresentazione che ci si attende dall’Italia, per mostrarne gli aspetti di contemporaneità e per rendere omaggio alle due città di queste Paralimpiadi: Milano, capitale del progresso, e Cortina, che offre paesaggi tra i più belli al mondo».

Meno mandolini e più Dolomiti? Tra l’altro, sarà l’unica cerimonia, delle quattro, ambientata a Cortina.

FRANCESCO CONTICELLO: «Cortina e il Nord Est ci hanno dato un’ispirazione enorme. Abbiamo scavato per trovare l’anima di Cortina, con l’obiettivo di non relegare la città a sfondo. Quando abbiamo iniziato a lavorare al concept, ci siamo detti che questi luoghi non sarebbero stati soltanto contesto, ma protagonisti del nostro spettacolo; insieme ad altri elementi: la luce, il senso dell’inverno, il rapporto tra intimità e grandezza».

La vostra sarà la cerimonia di chiusura non solo delle Paralimpiadi, ma dell’intero periodo dei Giochi...

A.B.: «Sarà una festa. Il nostro arrivederci a tra quattro anni, in Francia. Sarà l’ultima immagine, l’ultimo ricordo che atleti e spettatori si porteranno nel cuore».

Che ruolo avranno gli atleti?

A.B.: «Sarà la loro festa. E per questo molti di loro non saranno semplici spettatori, ma protagonisti dello spettacolo. La nostra intenzione è esattamente quella di capovolgere la prospettiva teatrale classica, creando uno spettacolo completamente immersivo e inclusivo».

Sfileranno con le bandiere?

F.C.: «Sì. Ma, al contrario di quello che avviene nelle cerimonie inaugurali, quando i Paesi sfilano seguendo un elenco, gli sportivi saranno distribuiti in maniera del tutto casuale».

Alla cerimonia inaugurale all’Arena, sette delegazioni non si sono presentate per motivi politici, vista l’ammissione delle bandiere e degli inni di Russia e Bielorussia. Sarà così anche all’evento di domenica?

A.B.: «È un’informazione che avremo soltanto all’ultimo momento. Quello che possiamo dire è che, sia nello sport che nell’arte, è importante che ci sia la massima libertà di pensiero. Il nostro compito è quello di organizzare la cerimonia, ed è su questo che siamo concentrati, visti i tempi molto stretti che abbiamo. Come in tutte le feste, ci saranno delle persone assenti. Ma sono scelte. Ci saranno tutte le delegazioni che vorranno esserci».

F.C.: «Quando un atleta decide di non partecipare, è un progetto di vita che si interrompe ed è una sconfitta per tutti noi».

Federazione Milano-Cortina: «Ci sarà la parata delle bandiere dei 55 Paesi che hanno partecipato alle Paralimpiadi. E, al contrario di quanto avvenuto durante la cerimonia inaugurale, le bandiere saranno portate dagli atleti e non dai volontari».

Parliamo degli ospiti: finora è stata annunciata solo Arisa...

F.C.: «È una grande amica di Milano-Cortina, ma non sarà sola. Ci sarà anche un altro grande ospite, che sarà protagonista della parte finale dello show, ma di cui al momento non possiamo annunciare il nome».

Quanto tempo occorre lavorare, per preparare un evento di questo genere?

«Tanto. Per noi, due anni, con intensità variabili. È un periodo lungo, perché la messa a terra di un evento simile deve essere impeccabile. La creatività ha un ruolo importante, ma anche il lato razionale-organizzativo è centrale».

E quante sono le persone coinvolte?

«Tra le 200 e le 300. Più di 70, soltanto di corpo di ballo».

Le difficoltà: andare in scena in uno stadio che, fino a venti ore prima, ospiterà delle gare...

A.B.: «Precisamente. Da quando entreremo nel palazzetto per l’ultima volta, avremo venti ore per coprire 1500 metri quadrati di ghiaccio, allestire impianti luci e audio, fare le ultime prove e andare in scena».

C’è più paura o più entusiasmo?

«Io sono uno sportivo. E le emozioni che provo sono le stesse che anticipano le gare: una profonda concentrazione, che si trasforma in azione. Le ansie appartengono a un periodo precedente. Adesso non c’è tempo nemmeno per l’angoscia».

Una promessa agli spettatori?

«Noi abbiamo un grande vantaggio: questa è la nostra prima volta. E quindi abbiamo accolto la sfida di fare qualcosa di diverso. Sarà la cerimonia più ridotta, nelle dimensioni e nel budget, delle quattro di questi Giochi. Un piccolo scrigno, che però racchiuderà una grande energia». 

Riproduzione riservata © il Nord Est