Navette, tifosi, Casa Italia. Le pagelle di Cortina

Il costo per soste e spostamenti in bus è decisamente troppo elevato, Casa Italia blindata, Casa Svizzera aperta. Tutti i voti alla città che ospita le Olimpiadi

Laura Berlinghieri
Casa Svizzera a Cortina
Casa Svizzera a Cortina

Cortina, giorno quattro. Assaggio d’Olimpiade. Lo struscio lungo corso Italia, che parla le infinite lingue delle Olimpiadi. Gli alberghi, i locali della città riconvertiti a case per ospitare le delegazioni dei diversi Paesi. La viabilità che spesso è un caos. Cortina, il Bellunese, l’Italia che si misura con i Giochi: vetrina sul mondo. È una città a singhiozzo, un’organizzazione a singhiozzo. In bilico costante tra una sincera ospitalità italiana e la difficoltà nel misurarsi con qualcosa di così grande. Col disagio ulteriore di dover condividere il palco con un soggetto ingombrante, Milano che si è presa la scena.

La cerimonia a Cortina: 5

Lo ha fatto fin dal 6 febbraio. Protagonista assoluta di una cerimonia diffusa – così era stata presentata – rimasta tale solo sulla carta. Perché quanto andato in scena venerdì non è stato che l’ombra di quanto visto a San Siro. La cartolina ampezzana, sì, ma rimasta tale. Costretta al ruolo di passerella per la sfilata di sparute delegazioni d’atleti, con passaggi inframezzati da infiniti silenzi. Nessuna festa, a Cortina, nessuno spettacolo o effetto scenico, goduto invece al Meazza. Sarebbe bastata la vista sulla regina, l’Olimpia delle Tofane, capace da sola di riempire gli occhi e appagare i tifosi radunatisi in piazza Dibona e davanti alle Tv. Nessuna gratificazione, invece, sui teleschermi.

Il colpo d’occhio: 9

La vista, appunto. Basterebbe questa. Le Tofane che si stagliano alle spalle del campanile di piazza Dibona, lì dove arde il braciere olimpico, acceso da Gustav Thoeni e Sofia Goggia. E sempre le Tofane, sfondo perfetto per le fotografie dei curiosi, sistematicamente respinti da Casa Italia. Lì accanto alla struttura, c’è chi ha avuto l’intuizione di lasciare un corridoio libero capace di regalare una vista impagabile sulle montagne circostanti. Per incoraggiare le fotografie, è stata pure montata un’installazione con i cinque cerchi olimpici. Presa d’assalto – è evidente – dai turisti per le fotografie, con lo sfondo delle Tofane.

Casa Italia: 4

Citavamo Casa Italia e il voto non può essere una sufficienza. «È il luogo degli atleti e dei giornalisti» ci spiegano all’ingresso. Ma, in determinati orari, si accede soltanto esibendo un pass. E comunque a patto che non ci siano riprese in corso. Casa a intermittenza, quindi. E dagli accessi variabili: dalle 10 o 10.30 – l’orario d’ingresso dipende dall’interlocutore – fino a mezzogiorno, e poi dalle 15.30 alle 18. Mangiare è possibile, ma non troppo – al massimo due pranzi e tre cene, questa settimana – e solo su prenotazione. Non esattamente un simbolo di ospitalità italiana.

Casa Svizzera: 8

Altra cosa, le altre case. Come Casa Svizzera, per dirne una. Che, oltre ad ammettere chiunque, all’ingresso esibisce persino una piccola pista di curling, per consentire ai tifosi di cimentarsi in questo sport, bizzarro ma al quale ormai abbiamo imparato ad affezionarci.

I tifosi: 10

Del resto, i Giochi sono la festa del tifo e dello stare insieme. Lo raccontano i supporter estoni. Che, nonostante la batosta proprio nel curling – fuori già alle qualificazioni – non hanno smarrito la voglia di far festa. E hanno trascorso l’intera giornata di ieri vestiti da Super Mario – è pur sempre Carnevale – dando spettacolo nei locali.

I parcheggi: 3

Passiamo a un tasto dolente: la logistica. E i parcheggi, necessariamente (e sonoramente) bocciati. Per un motivo piuttosto banale. Ovvero, semplicemente, i parcheggi non esistono: pochi, pochissimi, anche per una città per la quale, durante le Olimpiadi, è stata istituita una Ztl diffusa. L’area della stazione si sarebbe candidata volentieri a sfogo per il traffico, peccato che sia chiusa e interessata da un imponente intervento di riqualificazione. Ecco, dovessimo assegnare un altro voto, sarebbe un “3” anche al tempismo.

Le navette: s.v.

Rimanendo nell’alveo della logistica, un capitolo a parte lo meritano le navette. Ma, in questo caso, il voto non può essere unico. Perché se il servizio per gli accreditati è senz’altro da promuovere, efficiente e puntuale, lo stesso non si può dire passando al lato degli spettatori. Costretti, in aggiunta al biglietto, a sborsare qualche decina di euro per parcheggiare l’auto e usufruire del servizio navetta, imprescindibile per raggiungere le sedi di gara. Quaranta euro, il costo giornaliero del parcheggio a Longarone e San Vito; mentre, a Dobbiaco, il costo è solo quello per la navetta: dieci euro.

I sistemi di pagamento: 1

A proposito di prezzi, il monopolio del circuito Visa – impossibile pagare con carte diverse – ha infastidito così tanto da aver portato al parziale passo indietro. Con volontari, spuntati in ogni dove, istruiti a informare tifosi e accreditati sulla possibilità di attivare delle carte temporanee, capaci di dialogare con la principale, anche di un altro circuito. Problema risolto? Sì, ma in tanti hanno promesso comunque il boicottaggio.

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