Cortina innamorata dei Giochi invernali, mentre Milano resta al palo
La regina delle Dolomiti tirata a festa per le Olimpiadi, ha conquistato il cuore dei tifosi da tutto il mondo. Si prende la scena e fa pace con l’evento nonostante i disagi organizzativi

La piccola Cortina. Certo, regina delle Dolomiti, ma piccola al cospetto di Milano: la metropoli d’Italia, che gira a mille all’ora.
C’è chi pensava che ne sarebbe uscita con le ossa rotte; e le premesse non erano state le migliori, con il gigantesco evento allo stadio San Siro per dare il via ai Giochi, e di cui la parallela inaugurazione ai piedi delle Tofane non era stata che un’ombra.
Ma le Olimpiadi invernali sono montagna, sono neve, sono discese. E la piccola Cortina – giorno dopo giorno, gara dopo gara – è riuscita a scalare la classifica. Spingendo Milano in basso, costringendola a rincorrere. Perché, al contrario di quello che accade nel capoluogo lombardo – città da 1,3 milioni di abitanti, dove la vita scorre anche a prescindere dalle imprese dei nostri azzurri del pattinaggio – a Cortina tutto parla d’Olimpiade.
La città tirata a festa, le bandiere poggiate sulle spalle dei tifosi nella via dello struscio. Le serate a tema nei locali, invece assenti in una Milano da bere – ma lo è ancora? – che, sì, non ha bisogno dei Giochi per fare tardi la sera. Ma nemmeno Cortina doveva aspettare le Olimpiadi per questo, eppure ha comunque reso le gare occasione ulteriore per dare lustro alla città.
E allora cosa funziona a Cortina? Funziona l’atmosfera. Questo senso di partecipazione, di appartenenza collettiva, pur circoscritta a un luogo e a un tempo. La famiglia olimpica, che non è solo quella intesa in senso stretto, ma che comprende volontari, giornalisti, tifosi.
Ieri pomeriggio, dopo lo straordinario successo di Federica Brignone nel Gigante, la tribuna che guardava l’Olympia era uno spettacolo. Festa di entusiasmo, festa di colori e festa di bandiere: è il bello dell’Olimpiade. Che è estranea alle separazioni manichee del calcio.
Nell’organizzazione di questi Giochi, anche dalle nostre parti, non tutto è filato liscio. La gestione dei trasporti e il servizio delle navette è l’esempio più eclatante. A cui se ne possono aggiungere altri: il sistema di riscaldamento andato in tilt ieri pomeriggio nel media centre dello stadio del curling (il principale), per dirne uno. Ma sono circostanze che si possono immaginare nell’ambito di un evento di questa portata.
Quello che ci si chiedeva, e di cui era difficile prevedere la risposta, era invece se la città avrebbe reagito accogliendo queste Olimpiadi. E l’impressione è che – al netto dei disagi che, per chi in questi luoghi vive, negli ultimi due anni sono stati tanti – gli ampezzani abbiano fatto pace con i Giochi. Giochi che, c’è da dire, porteranno tanto in termini di “eredità”.
Pronti quindi a gioire la sera per i successi dei nostri atleti, in un caleidoscopio di accenti che si dà appuntamento dopo le gare nei locali, e che è veramente bello da vedere.
Una medaglia per Cortina e per chi, a queste Olimpiadi, ha imparato a volere bene.
Riproduzione riservata © il Nord Est









