Design, eleganza e stile: in mostra a Treviso i manifesti che hanno raccontato il mito della montagna
L’esposizione al Museo Salce fino al 29 marzo. Da Cortina a St. Moritz, ecco i disegni che hanno costruito l’immaginario di un mito alpino

Cortina è donna. Per la sua eleganza, solarità e bellezza, e per la seduzione estetica ed estatica dei suoi paesaggi candidi e sinuosi, come le forme di un corpo femminile. Così l’hanno concepita e disegnata gli autori dei primi manifesti pubblicitari italiani di questa località, che il Belpaese ereditò dalla Grande guerra, facendone il tempio della mondanità e degli sport invernali.
E donna è colei che incarna lo spirito di Cortina, impresso sulla carta da volti ammiccanti con labbra rubino e ciglia lunghissime, sciatrici che sfidano impavide vertiginose discese, villeggianti abbracciate dal sole che si fa spazio tra le corse di una funivia. Figure protagoniste del proprio tempo libero e del proprio spazio vitale nelle opere esposte alla mostra “Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce”, in corso fino al 29 marzo nelle sedi di Santa Margherita e San Gaetano del museo nazionale Salce a Treviso (venerdì-domenica ore 10-18).
Design, eleganza e appartenenza: i manifesti e l'immaginario del mito alpino







Rappresentazioni di un mondo fiabesco, sospeso, incantato, che omaggia non solo Cortina, ma anche le sue memorabili Olimpiadi del 1956, le prime invernali in Italia. «Due sono i manifesti olimpici ufficiali – spiega la direttrice del museo e curatrice della mostra, Elisabetta Pasqualin – quello di Franco Rondinelli, una sorta di logo che sintetizza nella cornice a fiocco di neve, i cinque cerchi, le Tofane e il campanile di Cortina, e il disegno di Mario Bonilauri con un guantone da sci che regge la fiaccola, e le Dolomiti sullo sfondo, quasi a voler imporre visivamente il senso della vittoria. Ne abbiamo versioni in italiano, inglese e francese, a dimostrazione dell’impronta internazionale di questa iconica immagine».
I Giochi olimpici del ’56 si traducono quindi, nei territori, come una prodigiosa occasione di promozione turistica: i cinque cerchi diventano raggi che illuminano scorci di Cortina, Belluno, Bolzano, Trento e Venezia, oppure si riproducono in grande mappe del Nordest puntellate da itinerari “indimenticabili”. Poi c’è il famoso bambino sulla slitta con in mano una palla di neve di Franz Lenhart (utilizzato per vent’anni come affiche pubblicitaria di Cortina), a cui si aggiunge “1956”, così come una cascata di sci con le bandiere del mondo appare nella versione olimpica del cartellone di Heinrich C. Berann per il lancio di una villeggiatura gratuita.
L’eclettico collezionista trevigiano Nando Salce trovò e custodì anche affiche estere, come quelle dei Giochi invernali tedeschi di Garmisch 1936 e francesi di Sankt Moritz 1940, testimonianze paradigmatiche dell’epoca. «Quello tedesco è un manifesto che esprime perfettamente il suo momento storico – continua Pasqualin – l’immagine maschile, ripresa dal basso all’alto, come emblema dell’atteggiamento di potenza e supremazia della Germania, che fece di quelle Olimpiadi un mezzo di propaganda, mentre il cartellone per i Giochi di Sankt Moritz mette al centro il volto luminoso di una ragazza sulla slitta, simbolo della speranza per un futuro che risulterà infranto di lì a poco dalle bombe della seconda guerra mondiale, che cancellarono quelle Olimpiadi».
Così come furono cancellate quelle previste a Cortina nel 1944, poi recuperate nel 1956, di cui la mostra propone inoltre un emozionante corredo fotografico dagli archivi Mazzotti e Zardini, con il giuramento della sciatrice Giuliana Minuzzo, e una teca con la fiaccola originale prestata da un tedoforo bellunese.
L’esposizione a Santa Margherita continua con manifesti di altre località, mentre a San Gaetano le sale sono dedicate a cimeli dello Sportsystem montebellunese (come lo scarpone di Alberto Tomba e la scarpetta di Manuela Di Centa), alla figura di Marco Balich, veneziano, autore di sedici cerimonie olimpiche (inclusa quella imminente), e a locandine di designer contemporanei. Infine, riproduzioni dei manifesti della mostra trevigiana (inserita nel programma delle Olimpiadi Culturali), accolgono i viaggiatori negli aeroporti Save di Venezia e Treviso, e sono esposte al Parlamento Europeo. Lo sport come rituale collettivo di aggregazione, fratellanza e pace.
La scheda della mostra
Titolo: “Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce”,
Dove: Museo Salce, sedi di Santa Margherita e San Gaetano
Quando: fino al 29 marzo
Orari: venerdì-domenica ore 10-18
Riproduzione riservata © il Nord Est










