Le stelle, la tv, il glamour: così Cortina 1956 cambiò lo sport in Italia
L’assegnazione arrivò dopo due candidature mancate. Tra protagonisti e nuovi impianti, i Giochi invernali segnarono una nuova epoca per il turismo nel nostro Paese

Buona la terza. Le Olimpiadi invernali che si aprono giovedì 26 gennaio 1956 a Cortina d’Ampezzo rappresentano un traguardo inseguito da tempo, e mancato per due volte consecutive. La prima parte nel 1939 e ha esito vittorioso, con assegnazione dei Giochi 1944; ma la seconda guerra mondiale, in pieno svolgimento, cancella del tutto l’evento. Ci si riprova in vista dell’appuntamento del 1952, ma lì Oslo prevale per appena due voti.
Il traguardo viene finalmente centrato nel 1956, con un percorso partito anni prima su input dell’allora sindaco di Cortina Angelo Ghedina, pienamente supportato dal Coni all’epoca presieduto da Giulio Onesti. L’assegnazione viene deliberata a Roma, in una seduta del Comitato olimpico internazionale all’hotel Excelsior: dove la candidatura ampezzana prevale di gran lunga sulla concorrenza di Colorado Springs, Lake Placid e Montréal.

Viene insediato il comitato organizzatore, presieduto dal conte Paolo Thaon di Revel, che stabilisce la base operativa al mitico hotel de la Poste cortinese; gli si affianca un comitato esecutivo guidato da Giulio Onesti. È il Coni a farsi interamente carico degli impianti di gara, dalla progettazione al collaudo: sono in tutto 10, di cui 9 a Cortina e uno ad Auronzo.
Il principale è lo Stadio del ghiaccio, destinato alle gare di hockey e di pattinaggio, e che ospiterà anche le cerimonie di apertura e chiusura dei Giochi; anni dopo, nel 1981, acquisterà un’immagine cinematografica grazie ad alcune scene di uno dei più celebri film di 007 James Bond, “Solo per i tuoi occhi”. Di alto spessore sono altri due impianti popolarissimi: il trampolino del salto, e la pista di bob. Non viene invece realizzato un villaggio olimpico ad hoc: per accogliere gli atleti partecipanti e il seguito è sufficiente l’offerta alberghiera della zona, all’epoca già elevata.
La fiamma olimpica viene accesa a Roma il 22 gennaio; l’ultimo tedoforo che approda a Cortina è Guido Caroli, pattinatore di velocità su ghiaccio, che ha all’attivo due partecipazioni olimpiche, a Saint Moritz 1948 e a Oslo 1951, e che disputerà anche l’edizione cortinese; gli capita un singolare inconveniente, quando poco prima di raggiungere il braciere inciampa su un cavo, riuscendo comunque a mantenere la torcia accesa.
La vera star è Sophia Loren, già popolarissima a dispetto dei suoi 21 anni: è ospite d’onore di molte feste, diventando l’icona glamour di Cortina 56.
Il giuramento di rito viene affidato per la prima volta a una donna, veneta: è Giuliana Chemal Minuzzo, classe 1931, nata a Vallonara, frazione di Marostica nel Vicentino, ma cresciuta in Val d’Aosta. Sciatrice polivalente, si è messa in luce ad appena 17 anni conquistando il bronzo nei campionati italiani di discesa libera; si ripete con un prestigioso terzo posto alle Olimpiadi di Oslo, prima italiana a vincere una medaglia olimpica. A Cortina si piazzerà quarta in discesa libera, tredicesima nello slalom gigante, quarta nello speciale, e terza nella combinata.
Ai Giochi del 1956 prendono parte 923 atleti di 32 Paesi diversi; la rappresentativa italiana è composta da 79 membri. Si gareggia in otto specialità per un totale di 24 competizioni: sci alpino, sci di fondo, bob, combinata nordica, salto con gli sci, hockey su ghiaccio, pattinaggio di figura, pattinaggio di velocità. Il medagliere finale vede la netta prevalenza dell’Unione Sovietica, con un bottino di 16 medaglie, di cui 7 d’oro, 3 d’argento e 6 di bronzo, davanti all’Austria con 11 (4, 3 e 4); l’Italia si piazza ottava con 3 medaglie, tutte nel bob: una d’oro e due d’argento.

A salire sul gradino più alto del podio sono, nel bob a due, Lamberto Dalla Costa, veneto di Crespano del Grappa, e Giacomo Conti, siciliano di Palermo; alle loro spalle, con la medaglia d’argento, si piazza una coppia che rappresenterà un autentico mito ampezzano: Eugenio Monti, nato a Dobbiaco e figlio di Ugo originario di Auronzo; e Renzo Alverà, cortinese doc. Ottengono un secondo argento nel bob a quattro, con Ulrico Girardi e Renato Mocellini. Monti in particolare nella sua carriera conquisterà ben sei medaglie olimpiche (due ori, due argenti, due bronzi) e 10 mondiali, di cui 9 d’oro.
Ma l’atleta che surclassa tutti gli altri a Cortina 1956 è Toni Sailer, austriaco: ha appena 21 anni, ma è già famoso al punto da vedersi affidare il ruolo di portabandiera nella sfilata di apertura dei Giochi; dove si impone in tutte e tre le specialità, libera, gigante e speciale, primo sciatore a fare centro pieno nella storia delle Olimpiadi.
Quella di Cortina è la prima edizione, delle sette fino ad allora disputate, a venire trasmessa in tv (le prime trasmissioni ufficiali in bianco e nero della rete italiana sono partite tre anni prima); viene garantita la diretta in otto Paesi, per altri ventidue si effettuano dei collegamenti. E anche questo contribuisce a garantire un forte salto di popolarità a Cortina (all’epoca con 6.544 abitanti), che si afferma definitivamente come destinazione turistica di richiamo internazionale.

Concorrono all’effetto anche le presenze di una serie di personalità di primo piano, a partire dall’arrivo del presidente della Repubblica dell’epoca Giovanni Gronchi, che apre ufficialmente i Giochi. Ma la vera star è una giovanissima Sophia Loren, già attrice popolarissima a dispetto dei suoi 21 anni: presenzia a numerose gare, specie in quelle di sci alpino, ma soprattutto è ospite d’onore in una sequenza di feste e ricevimenti serali, diventando l’autentica icona glamour di Cortina 56.
La forma dei giochi, tra arte e rinascita
Nel 1956 Cortina diventa palcoscenico di un’Italia che si rialza. Le Olimpiadi invernali trasformano la neve in linguaggio e le Dolomiti in racconto. E l’arte non resta a bordo pista: si attiva, si mobilita, partecipa. Il fiocco stilizzato di Rondinelli, la torcia olimpica, i manifesti che attraversano l’Europa raccontano modernità e leggerezza.
C’è un’estetica, in tutto questo. È connessa al messaggio da lanciare al mondo, alto e spettacolare come un volo dal trampolino. Atlete e atleti sospesi come supereroi, donne eleganti, pupazzi di neve, uomini in frac: un incrocio di gioco, turismo e comunità. Una questione di stile.
Quei segni si scorgono nella mostra della Collezione Salce a Treviso. I Giochi del ’56 ridisegnarono paesi ed economie, frenarono lo spopolamento e insegnarono a leggere l’inverno come festa e bellezza. Milano Cortina 2026 raccoglie quell’eredità. La neve continua a raccontare. I Giochi funzionano se vincono i propri demoni (il business, l’eccesso di costruzioni, i trend mediatici) e tornano a essere emozione. Vediamo se ci riusciremo, tutti insieme.
Fabrizio Brancoli
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