La storia sofferta della cabinovia di Cortina finita sotto la lente della Procura

La prima gara annullata, l’obiettivo Giochi fallito e l’aumento dei costi: il quadro economico è passato da 28 a 35 milioni e il parcheggio è saltato ma l’ostacolo maggiore è dato dalla geologia

Irene Aliprandi

 

La cabinovia Apollonio-Socrepes, una delle opere simbolo delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, è stata per mesi al centro di polemiche, ricorsi, gare fallite e dubbi sulla reale possibilità di completare l’impianto nei tempi previsti. La storia della cabinovia ruota anche attorno alle procedure di gara e alla corsa contro il tempo, poi fallita, per cercare di consegnare l’opera prima dei Giochi.

La gara annullata

La prima gara europea fu pubblicata da Simico a fine febbraio 2025. L’appalto prevedeva progettazione esecutiva e lavori per oltre 22 milioni di euro, con una durata fissata in appena 240 giorni. In quella fase erano considerati in corsa due colossi mondiali del settore, l’italiana Leitner e l’austriaca Doppelmayr. Il progetto era però accompagnato da forti criticità: continui rinvii della Conferenza di servizi, dubbi geologici sull’area di Socrepes e interrogativi sul futuro parcheggio interrato collegato all’impianto.

La prima procedura di gara venne annullata improvvisamente da Simico dopo la diffusione da parte del Corriere delle Alpi dei nomi delle aziende partecipanti. La società guidata da Fabio Massimo Saldini parlò di violazione del vincolo di segretezza previsto dal Codice degli appalti. «Fabio Saldini ha deciso di annullare la gara nel rispetto delle norme del Codice degli appalti», spiegò allora Simico.

La gara deserta

A quel punto venne avviata una seconda procedura, questa volta aperta, che però si concluse senza alcuna offerta. I tempi imposti da Simico – circa sei mesi per realizzare e collaudare l’impianto – vennero considerati troppo stretti, soprattutto alla luce delle difficoltà geologiche dell’area.

Leitner spiegò di aver rinunciato perché non riteneva possibile «garantire la realizzazione del progetto nei tempi stabiliti». L’azienda parlò apertamente di criticità geologiche e tempistiche incompatibili con una realizzazione sicura dell’opera.

La procedura negoziata

Fu allora che il governo nominò Fabio Massimo Saldini commissario straordinario per la cabinovia. Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi e dopo due procedure finite nel nulla, Simico scelse la strada della procedura negoziata senza pubblicazione di bando, motivandola con ragioni di estrema urgenza. I lavori vennero così affidati direttamente all’associazione temporanea di imprese guidata dalla bresciana Graffer insieme a Ecoedile e Dolomiti Strade. Saldini difese con forza quella scelta.

«Il nuovo impianto a fune Apollonio-Socrepes si farà», dichiarò annunciando l’affidamento. E ancora: «Dopo lo Sliding centre, anche questa sembrava un’opera impossibile tra ricorsi, fughe di notizie e gare deserte». Secondo il commissario, la cabinovia avrebbe rappresentato «una legacy straordinaria per tutto il territorio ampezzano».

La corsa contro il tempo

Da quel momento il cronoprogramma diventò una corsa continua contro il tempo. «Bisognerà finire tutto entro Natale», spiegava Saldini. «Siamo organizzati per concludere tutti i lavori entro l’inizio delle Olimpiadi e Paralimpiadi», assicurava il commissario.

I ricorsi

Intanto crescevano contestazioni e ricorsi. I residenti di Lacedel e Mortisa si rivolsero al Tar del Lazio contro il nulla osta tecnico di Ansfisa e contro il parere regionale di immunità dal pericolo di frane. La stessa Regione Veneto, pur esprimendo parere favorevole, aveva evidenziato che l’area risultava interessata da «frane superficiali diffuse» e da movimenti del terreno che richiedevano monitoraggi permanenti.

L’aumento dei costi

Anche i costi iniziarono a salire. Il quadro economico della sola cabinovia passò infatti da 28 a 35 milioni di euro. Secondo Simico, l’aumento dei costi era dovuto soprattutto alle prescrizioni imposte in sede di Via e Conferenza di servizi, ai monitoraggi geologici permanenti, alle opere di mitigazione ambientale e alle ulteriori indagini sul terreno. «I monitoraggi dureranno per sempre, in modo da garantire la massima sicurezza dell’impianto», spiegò Saldini, precisando che in futuro i costi dei controlli sarebbero passati al Comune di Cortina.

Gli esposti

Nel frattempo arrivarono anche gli esposti presentati dalla deputata di Avs Luana Zanella alla Corte dei Conti e alla Procura di Belluno. Zanella contestò soprattutto il ricorso alla procedura negoziata e i tempi tecnici dell’appalto, evidenziando come il capitolato prevedesse 287 giorni per completare l’opera, tempistiche considerate incompatibili con l’entrata in funzione prima dei Giochi del febbraio 2026. Simico respinse tutte le accuse, ribadendo di aver «operato nel pieno rispetto delle procedure di legge», e sostenendo che l’impianto aveva superato tutti i controlli ambientali, tecnici e amministrativi.

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