Linda De Rocco, l’ex azzurra dell’hockey a Torino 2006 approda in tv
La zoldana commenta su Eurosport le gare della nazionale femminile: «La qualificazione è difficile, non impossibile. Francia e Giappone abbordabili»

Vent’anni fa, a Torino, fu già un successo esserci. Stavolta, grazie anche al format regolamentare introdotto per la prima volta a Pechino e confermato in questa edizione, le azzurre dell’hockey hanno l’opportunità di ottenere la prima storica vittoria in una partita dei Giochi e provare a qualificarsi ai quarti di finale.
Linda De Rocco, bellunese con quasi 100 presenze in nazionale e nel roster della selezione di Torino 2006, sarà una delle voci al commento tecnico della squadra di Eurosport per le partite della fase a eliminazione diretta, dove l’Italia desidera non mancare.
Unico rammarico, l’assenza di giocatrici venete e friulane, specchio però di un movimento che nel campionato di serie A comprensivo di sette formazioni schiera appena una compagine di queste due Regioni: lo Zoldo, tra l’altro costretto - ancora per poco grazie all’annunciato finanziamento dei lavori tramite contributo regionale - a scendere sul ghiaccio e allenarsi in un palaghiaccio privo di copertura.
Linda, l’hockey femminile italiano è alla seconda partecipazione olimpica. Come ci arriviamo?
«Direi che per guardare alle prospettive delle azzurre, è necessario ricordare la situazione del 2006. A Torino schieravamo un roster giovane, con addirittura una ragazza di 15 anni e composto da sole giocatrici italiane provenienti dal torneo nazionale. L’esperienza estera era pochissima o addirittura inesistente. Si può tranquillamente dire che eravamo le pioniere dell’hockey femminile nel nostro Paese. Nessun dubbio oggi scenda sul ghiaccio un’Italia più matura e internazionale, con anche delle professioniste. C’è chi gioca in Canada, Usa, Svezia, Svizzera, Finlandia. Addirittura schieriamo un ex campionessa olimpica con il Canada, ovvero Laura Fortino oro nel 2014. Cito inoltre Nadia Mattivi, nominata di recente miglior difensore del campionato svedese: qualcosa di impensabile per l’hockey italiano, vent’anni fa. Insomma, non la vedo una nazionale che si accontenterà della partecipazione».
A proposito, corretto oppure no aprire alle oriunde?
«Guardando all’aspetto solamente sportivo, le straniere alzano il livello, quello è poco ma sicuro. E le altre giocatrici con loro ne beneficeranno. Al tempo stesso, le italiane che potranno cogliere l’occasione di crescere saranno meno di quante ci si potesse aspettare, ma sta iniziando un Olimpiade fondamentale per il movimento femminile italiano. Abbiamo davvero l’opportunità di incrementare visibilità, livello, qualità, interesse. Tra l’altro, già vincere la prima partita olimpica rappresenterebbe qualcosa di storico, in fondo. È incoraggiante l’aver sentito da più parti come il gruppo sia unito e convinto di poter fare bene».
Mia Campo Bagatin è stata a un passo dall’essere l’unica bellunese e veneta nel roster.
«È un rammarico: non avere nessuna ragazza della nostra provincia o comunque veneta o friulana. Il movimento qui può e deve crescere ancora».
Nel girone B delle azzurre, cinque squadre - Italia, Francia, Svezia, Germania e Giappone - si contenderanno tre posti nei quarti di finale, a cui sono certe di esserci le selezioni del girone A: Canada, Usa, Finlandia, Repubblica Ceca e Svizzera.
«Se la domanda è il potercela giocare, ne sono convinta. Il format introdotto a Pechino è più equo. Nel girone A ci sono tutte più forti, già certe di un posto ai quarti e che nella prima fase andranno a piazzarsi nel tabellone. Affronteremo una Svezia e una Germania nel pieno di un ricambio generazionale, un Giappone che frequenta abitualmente settimo e ottavo posto e una Francia qualificata complice l’esclusione della Russia. Possiamo giocarcela, soprattutto contro francesi e giapponesi. Il terzo posto non è perciò utopistico».
La finale sarà Canada - Stati Uniti per la sesta volta nelle ultime sette edizioni?
«Direi di sì, anche se spero di sbagliarmi. Italia a parte, apprezzerei infatti molto una bella Olimpiadi di Finlandia o Repubblica Ceca. Dopo di che, indubbiamente canadesi e statunitensi sono le due favorite. Il Canada si presenterà con 13 campionesse olimpiche in carica, hanno vinto cinque ori e due argenti in sette edizioni e la stella è Marie-Philip Poulin, alla quinta olimpiade e un’icona del movimento. Ma le statunitensi non saranno da meno, schierando 16 giocatrici provenienti dalla lega professionistica più importante al mondo e qui da tenere d’occhio sono in particolare Hilary Knight, Kendall Coyne Schofield e Lee Stecklein. Undici di loro sono reduci dall’argento di Pechino».
Quali ricordi hai della tua Olimpiade a Torino?
«Avevo vent’anni allora e mi sembrava tutto così grande. All’improvviso ci siamo trovate al villaggio olimpico, condividendo momenti della giornata con chi guardavamo solo in televisione. Senza contare che delle 100 persone sugli spalti in campionato, siamo passate alle 8 mila del debutto. L’esordio contro il Canada fu tremendo sul piano del risultato, però le avversarie ci riconobbero una grinta enorme. Alle giocatrici di oggi dico però di non farsi distrarre troppo dal contorno. Perché hanno davvero una possibilità enorme».
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