Quota, salite, poligono: tutte le trappole nel “San Siro” del biathlon

Forza, velocità, precisione, resistenza e strategia: ad Anterselva vince soltanto un atleta completo. L’analisi del tracciato con Giuseppe Piller Cottrer: «Non è una pista per esuberanti»

Antonio Simeoli
Giuseppe Piller Cottrer, ex azzurro, ora allenatore del Comitato Fisi Fvg
Giuseppe Piller Cottrer, ex azzurro, ora allenatore del Comitato Fisi Fvg

È semplicemente la San Siro del biathlon. Da domenica 8 febbraio alle 14.05 con la staffetta mista ad Anterselva si scia di fondo e si spara al poligono, insomma parte il biathlon.

Sull’ottovolante dello sport di durata più avvincente e imprevedibile fino all’ultimo metro saliamo con il sappadino Giuseppe Piller Cottrer, ex azzurro, ora allenatore del Comitato Fisi Fvg e che sarà la voce tecnica Rai per il biathlon in questi Giochi.

I punti cardine

Arena di Anterselva, quasi 20 mila spettatori, più di tremila solo sulle tribune nella zona poligono-traguardo.

«Anterselva è a 1600 metri di quota e questo intanto si farà sentire nelle gambe degli atleti – attacca Piller Cottrer –, poi prima del poligono e, alla fine, verso il traguardo c’è incognita di una salita che complica le cose. Quindi c’è la particolarità del tiro in piedi: un mix di tre elementi che fanno di questa pista l’università del biathlon. Qui vince di solito un biatleta completo, veloce sugli sci, preciso al tiro, freddo nell’interpretare il finale di gara. I Mondiali 2020 e le gare di Coppa del mondo che qui ogni anno si disputano lo confermano: ad Anterselva vincono solo i campioni».

Il contesto ambientale

Insomma, chi gareggia nella valle laterale della Val Pusteria si sente parte della storia della specialità.

«È l’imprevedibilità che rende unica questa disciplina tra quelle della neve – continua il tecnico sappadino – un po’ come avviene nello sci alpino con lo slalom, dove l’inforcata è sempre dietro l’angolo, oppure nello short track con l’incubo di una scivolata. La tecnologia poi ha aiutato gli spettatori a seguirlo anche in tv con riprese ad hoc, bersagli al poligono e cronometro ben visibili. Insomma, in questi ultimi anni il biathlon è diventato anche uno sport televisivo».

Le trappole al poligono

Rispetto alla maggior parte delle piste di biathlon ad Anterselva si arriva al poligono dopo una salita. «Fiato che brucia, pulsazioni elevate, che l’atleta deve far abbassare in breve tempo». Piller Cottrer allora ci accompagna virtualmente alla piazzola. «Tra un battito e l’altro a 170 pulsazioni bisogna far partire i colpi. Sei solo tu e la piazzola, con la fatica già accumulata. Devi avere una lucidità estrema poi per affrontare le situazioni ambientali come il vento o la visibilità non perfetta. È come tirare i rigori nel calcio, quando hai finito e riparti ti senti liberato».

La variabile pubblico

Pesa San Siro nella testa dei calciatori, pesa Anterselva in quella dei biatleti.

«Le tribune sono molto vicine al poligono, specie le piazzole occupate dai più forti. Nel tiro in piedi per di più l’atleta con il corpo rivolto agli spettatori disposti lateralmente al poligono. Il pubblico accompagna i colpi con il classico “ehhhh” ritmato se vanno a segno oppure “ohhhh” se c’è l’errore. Sei in un frullatore».

Il tiro in piedi

Poi c’è il trappolone. «Per la quota il tiro in piedi, dove già la stabilità è più difficile da trovare, è ancora più complicato. La fatica appesantisce i muscoli, arrivi da due salite sugli sci. E nelle piazzole del tiro in piedi spesso si decidono le gare. Lì ti giochi un quadriennio olimpico in pochi movimenti, ma i campioni sono in grado di entrare in una bolla e isolarsi».

Il finale di gara

Il tiro in piedi. E dopo? Anche il finale all’università del biathlon è piuttosto complicato.

Piller Cottrer va al punto: «L’ultimo giro è un mix di resistenza e velocità. Nel rinnovato tracciato, nell’ultimo giro gli atleti passano con una sopraelevata sopra il poligono e girano intorno alla zona di tiro: la componente strategica è importante. Attacco sulla salita? Resisto e punto allo sprint perché sono più veloce? Diciamo che anche per questo finale Anterselva non è una pista per esuberanti, ma per atleti completi che abbinino forza, velocità, precisione e freddezza».

Il viaggio nella San Siro del biathlon è finito. Da domani mettetevi davanti alla tv e allacciate le cinture. I più fortunati saranno tra i 20 mila di un’arena piena di trappole.

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