A Cortina la fiaccola olimpica settant’anni dopo: la grande emozione in piazza
Tantissima gente lunedì sera, 26 gennaio, per l’evento che si è concluso in Corso Italia. La fiamma portata per l’ultimo tratto da tre tedofori cortinesi, ex atleti olimpici molto emozionati e commossi: Carlo Calzà, Manuela Angeli e Bruno Alberti

La fiamma abbraccia Cortina e la sua gente, 70 anni dopo. Quante emozioni nella Regina delle Dolomiti, che ha accolto lunedì 26 gennaio con un bagno di folla l’arrivo della fiaccola al termine del lungo tragitto che è partito da Ponte nelle Alpi, passando per Longarone, il Vajont ed il Cadore.
Una giornata densa e carica di significato che è culminata, al City Village allestito in Largo Poste, con l’accensione del braciere e la consegna della fiamma al Sindaco cortinese Gianluca Lorenzi che la custodirà fino alla cerimonia di apertura dei Giochi prevista per il 6 febbraio in contemporanea con Milano.
Tantissima gente era presente all’arrivo della tappa numero 50 di questo viaggio per l’Italia, ma anche lungo il centralissimo Corso Italia ed in generale sulle strade dove la fiamma partita da Atene è transitata. Da Pian da Lago, passando sotto lo storico trampolino di Zuel, fino sull’Olympia delle Tofane con la discesa di Kristian Ghedina, senza dimenticare lo Sliding Centre dove la fiaccola è stata trasportata sul bob da Gianfranco Rezzadore, presidente del sodalizio ampezzano. E poi lo stadio Olimpico del curling fino al centro cittadino in un alternarsi di tedofori, di applausi e di scatti da immortalare che rimarranno per sempre nella storia.
Al City Village la festa è iniziata già alle 17 con musica, video, animazione e momenti particolari. Vetrina importante per le tradizioni del luogo con un racconto tra foto e parole di Francesco Chiamulera sulla storia olimpica di Cortina e con l’esibizione della banda del paese.
Tra i momenti più significativi sicuramente la presentazione dell’Anniversary Poster con cui Cortina festeggia i 70 anni dai Giochi Olimpici del 1956. Realizzato da Pierpaolo Rovero si struttura come un viaggio visivo nel tempo, unendo passato e futuro della storia olimpica di Cortina. La celebrazione di un luogo, di una città e del suo territorio, che, aprendosi al mondo intero, ha saputo tener fede alle proprie tradizioni. A svelarlo al pubblico Andrea Varnier, ad di Milano Cortina, e il primo cittadino Gianluca Lorenzi.
«Aspettavamo questo momento con tantissimo entusiasmo», ha detto Lorenzi, «dobbiamo goderci questo spirito olimpico. Cortina si contraddistingue da sempre per lo spirito sportivo, è un coronamento di un sogno che aspettavamo da anni. Oggi si entra nel vivo, è stato un periodo caratterizzato da tanti cantieri e forse non abbiamo assaporato a pieno l’essenza di questo evento ma da ora direi che le cose cambiano. Tra l’altro va ricordato che con il nuovo sliding centre diventiamo il centro delle discipline invernali in Italia ma non solo. Rivedere accesa questa fiamma dopo 70 anni è da pelle d’oca».
Fiamma che è stata portata per l’ultimo tratto da tre tedofori cortinesi, ex atleti olimpici molto emozionati e commossi: Carlo Calzà, Manuela Angeli e Bruno Alberti.
A chiudere la cerimonia l’intervento del presidente del consiglio regionale, Luca Zaia. «Ho la pelle d’oca, si realizza un sogno. Questa Olimpiade l’ho pensata, sognata, progettata ed ora è realtà. Viene riconosciuta attraverso questo evento la bellezza di questa città e delle Dolomiti, il grazie più grande va a chi ha lavorato per rendere tutto ciò possibile».
Ringraziamenti ripresi anche dal ministro Salvini che aggiunge, «gli operai e tutti quelli che hanno lavorato in questo territorio nelle varie opere fanno grande l’Italia, alla faccia dei gufi».
Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, si è invece soffermato sui valori di questi Giochi. «Pace e tradizione. Speriamo che queste Olimpiadi aiutino a portare pace e serenità nel mondo, ne abbiamo bisogno. Mi piace sottolineare poi come un altro valore importante debba essere la tradizione, e l’abbiamo visto con l’arrivo di questi ultimi tre tedofori che lo sposano a pieno. Che queste Olimpiadi invernali siano una vetrina internazionale capace di rendere il Veneto sempre più grande e sempre più forte».
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