Cortina 1956, i nomi e le storie di una leggenda

Dalla storica tripletta di Sailer alla ribalta inedita del bob azzurro, ecco i nomi di un’ottima annata nella “perla”

Francesco JoriFrancesco Jori
Toni Sailer, l'austrico soprannominato "Il lampo di Kitz", firma l'oro in discesa, gigante e speciale
Toni Sailer, l'austrico soprannominato "Il lampo di Kitz", firma l'oro in discesa, gigante e speciale

Licona di Cortina 1956. Toni (Anton Egelbert il nome per esteso) Sailer ha “firmato” i Giochi invernali con una storica tripletta, conquistando l’oro in discesa, gigante e speciale: impresa imitata dopo di lui solo dal francese Jean Claude Killy, a Grenoble 1968. L’ha fatto, oltretutto, ad appena 21 anni: nasce il 17 novembre 1935 a Kitzbuhel, in Austria, figlio di un contadino che avrebbe voluto fare di lui un musicista. Solo che la sua grande passione è la neve, e fa vedere molto presto di che pasta sia fatto: ha 19 anni quando disputa la sua prima gara internazionale proprio a Cortina, sulla pista Ilio Colli ricavata sulle pendici del Faloria (dove due anni dopo vincerà il titolo olimpico del gigante), aggiudicandosi lo slalom speciale e piazzandosi secondo nella discesa libera.

Con queste premesse, viene arruolato nella squadra olimpica austriaca: è il più giovane della compagnia, ma gli viene affidato l’onore di fare il portabandiera nella sfilata di apertura. Poi in pista si scatena, al punto da guadagnarsi l’appellativo di “Der blitz aus Kitz” (Il lampo di Kitz). Comincia nella gara di gigante, infliggendo al secondo classificato, il connazionale Andreas Molterer, l’abissale distacco di 6 secondi: ancor oggi il più alto margine tra primo e secondo nelle gare olimpiche di sci. Ma non si accontenta, pur rischiando grosso: il giorno dello speciale si sveglia tardi, e quando in fretta e furia si presenta in pista la gara è già cominciata; parte con un pettorale altissimo, il 135, eppure riesce ad imporsi. E nella discesa libera deve far fronte a un contrattempo: poco prima di partire si rompe una cinghia che lega gli scarponi agli sci; fortunatamente per lui accanto c’è uno degli allenatori della squadra italiana, che rimedia al danno consentendogli di partire. E di vincere per la terza volta. Ovviamente, si aggiudica anche la combinata; ma all’epoca è un titolo che conta solo per i campionati mondiali.

È la rampa di lancio per una carriera luminosa ma brevissima: ai mondiali di due anni dopo, disputati a Bad Gastein, nella sua Austria, fa di nuovo il pieno conquistando quattro medaglie, l’oro nella libera, nel gigante e nella combinata, l’argento nello speciale. Ma poco dopo decide di ritirarsi dalle gare. Tornerà sulle piste molto più tardi, nel 1972, quando gli verrà affidato l’incarico di direttore tecnico della nazionale austriaca. Su di lui sciatore circolano numerosi aneddoti; particolare quello di una delle tante vittorie, quando un tifoso gli offre una birra dicendogli, «per festeggiare il tuo coraggio»; e lui, di rimando: «Il coraggio ce l’hai tu a offrire da bere a un tirolese».

Smessi gli sci, ha vissuto una stagione comunque da primi piani dedicandosi al cinema: tra il 1958 e il 1979 compare in una quindicina di film, poi si dedica anche alla televisione. Muore nel 2009 a Innsbruck.

I Giochi 1956 vedono comunque affermarsi altri campioni nelle varie discipline. Sixten Jernberg, svedese, domina i 50 chilometri di fondo, e conquista l’argento nei 15 e nei 30 chilometri, e il bronzo nella staffetta; considerato il più grande fondista della sua epoca, parteciperà anche alle due Olimpiadi successive, aggiudicandosi in tutto quattro ori, tre argenti e due bronzi; disputa in tutto 363 gare, vincendone 134.

Si mettono in primo piano anche due statunitensi nel pattinaggio di figura: Tenley Albright vincendo l’oro tra le donne, Hayes Alan Jenkins tra gli uomini.

Anche tra gli atleti azzurri c’è chi riesce a mettersi in evidenza, a partire dal bob, che si rivela la punta di diamante della spedizione italiana. C’è un en plein nel bob a due, con Lamberto Dalla Costa e Giacomo Conti che conquistano l’oro, mentre Renzo Alverà ed Eugenio Monti si aggiudicano l’argento; in quello a quattro Renzo Alverà, Ulrico Girardi, Renato Mocellini ed Eugenio Monti ottengono l’argento. Monti in particolare diventa l’eroe di casa. Nativo di Dobbiaco, figlio di Ugo originario di Auronzo, arriva presto con la famiglia a Cortina, dove comincia a gareggiare come sciatore, diventando tra l’altro campione italiano di gigante e speciale; nel 1947 viene notato dal mitico giornalista Gianni Brera, che gli assegna un’etichetta che si porterà dietro per sempre: “Rosso volante”. Nel 1951 cade rovinosamente in pista rompendo i legamenti del ginocchio; decide quindi di dedicarsi al bob, conquistando quasi subito il titolo italiano. È l’inizio di una carriera strepitosa che gli varrà ben sei medaglie olimpiche e nove mondiali, queste ultime tutte d’oro.

Una citazione merita, sempre nel bob, Lamberto Dalla Costa, veneto di Crespano del Grappa, unico oro del medagliere italiano di quei Giochi.

E un ricordo va dedicato a un altro bobista, Renzo Alverà, cortinese doc, che farà coppia fissa con Monti, vincendo con lui ben sei ori a tutti i mondiali disputati tra il 1957 e il 1961, e pure un bronzo, e facendo collezione di medaglie nei campionati italiani fino al 1960, tra bob a due e a quattro. —

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