«Mi sento più protetto? Fino a un certo punto»: tutti i problemi del braccialetto elettronico

La storia di Giulia: «Il dispositivo è utile ma si scarica in fretta e va in crash». La procura generale: «Tempi di fornitura dilatati, manutenzioni non adeguate»

Francesco Furlan
Un braccialetto elettronico installato sulla caviglia
Un braccialetto elettronico installato sulla caviglia

«Se mi sento più protetta? Fino a un certo punto. L’impegno delle forze dell’ordine c’è ma il sistema di controllo va migliorato. Da settembre a oggi il mio dispositivo è andato in crash cinque volte e ho dovuto cambiarlo. In un caso aspettando tre giorni perché non ce n’erano di disponibili».

L’ex compagno di Giulia - la chiameremo così - è stato condannato a due anni e due mesi per maltrattamenti in famiglia. È stato sottoposto alla misura del braccialetto elettronico e così lei da due anni tiene in borsetta il dispositivo - «immaginate un classico salvavita, un piccolo telefonino» - grazie al quale le forze dell’ordine, in questo caso i carabinieri, possono controllare dalla centrale operativa, grazie al sistema Gps, quando l’ex compagno viola il divieto di avvicinamento di 500 metri. L’impiego dei braccialetti elettronici per proteggere le donne da stalker ed ex compagni è sempre più diffuso e, stando alle forze dell’ordine che operano sul fronte, sta dando buoni risultati. I carabinieri o la polizia, sulla base delle misure decise dai giudici, ordinano i braccialetti a Fastweb, società che ha vinto l’appalto per la fornitura; in attesa dell’arrivo del braccialetto, possono prevedere ulteriori misure di controllo. Nell’applicazione del braccialetto restano comunque diverse criticità.

Due settimane fa, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, il procuratore generale di Venezia Federico Prato, nella sua relazione ha evidenziato come nel corso dell’anno siano state «riscontrate problematiche con gli operatori che gestiscono le richieste dei braccialetti elettronici, con tempi di fornitura sempre più dilatati e con un servizio di manutenzione non adeguato».

La storia di Giulia ne è un esempio. Il braccialetto antistalking è composto da tre dispositivi. Il braccialetto messo alla caviglia della persona sottoposta a misura cautelare cui è collegato un apparecchio chiamato track che rileva la posizione con il Gps. Un terzo apparecchio anch’esso dotato di gps viene dato alla donna. L’insieme di questi tre dispositivi prevede una serie di allarmi. «Quando lui supera il limite dei 500 metri», racconta Giulia, «scatta l’allarme alla centrale dei carabinieri. Nella mia esperienza chiamano prima lui, per capire che cosa stia facendo. Può capitare vivendo nella stessa città che le violazioni siano casuali. Poi i carabinieri chiamano anche me. Se lo ritengono mandano una volante».

C’è poi un altro livello di allarme. «Quando lui si avvicina di più, nel raggio di alcune decine di metri, si attiva un segnale radio sul mio dispositivo, e suona come un allarme per darti il modo di proteggerti subito, ad esempio entrando in un negozio. Non sempre suona: una volta mi sono trovato l’ex a pochi metri, per una circostanza casuale, e il salvavita è rimasto muto». Altre criticità. «Il salvavita va caricato e dura al massimo 12 ore. Se devo stare fuori per tutto il giorno è un problema».

Il secondo riguarda la copertura della rete. «Quando vado in montagna devo avvisare i carabinieri per dire loro che per alcuni giorni non mi vedranno sulla mappa». Un terzo riguarda il mancato funzionamento del tasto Sos che servirebbe a mettere in contatto diretto la donna con la centrale. «Non funziona», racconta Giulia, «scatta il countdown per il collegamento ma poi il collegamento non riesce». C’è infine un altro aspetto, che sta molto a cuore a Giulia. L’applicazione del braccialetto elettronico è una misura cautelare che, all’arrivo della sentenza definitiva in Cassazione, deve cessare. «Ma tra sentenza definitiva e l’ordine di esecuzione della pena», spiega Giulia, «possono trascorrere anche dei mesi. E se nessuno prende dei provvedimenti le donne rischiano di restare senza protezione». 

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