Donne vittime di violenza digitale: «Serve il Daspo dal web»
Revenge porn, estorsioni digitali, nudi creati con l’AI, commenti violenti: la proposta della commissione parlamentare contro il femminicidio per arginare i fenomeni di violenza che si materializzano in Rete e che nella maggior parte dei casi vedono le donne come vittime

Non c’è solo la violenza quotidiana, da quella fisica a quella economica. Le donne sono vittime anche della violenza digitale. Lo sono purtroppo anche gli uomini, vittime spesso di estorsioni legate a finte immagini sessuali, prodotte da IA e Deep Web.
Fenomeno tutt’altro che marginale, evidenzia la relazione al Parlamento della commissione contro il femminicidio, che ha svolto un intenso lavoro di raccolta dati per far emergere i fenomeni di violenza in tutta la loro evidente pericolosità. Dal cyber bullismo al revenge porn, dai nudi falsi in circolazione sul Dark Web alle estorsioni digitali, e ancora i commenti violenti contro le donne sul web, il panorama è desolante. L’indagine è partita dopo il clamore della scoperta di siti sessisti come “Mia Moglie”.
Partiamo dai dati
Secondo Amnesty International (Barometro dell’odio 2024), gli episodi di violenza di genere online in Italia sono triplicati negli ultimi anni. In Europa (dati EIGE), una donna su due ha subito una forma di violenza online.

Le vittime di odio online sono spesso donne giornaliste o politiche. Infatti il 73% delle giornaliste italiane ha subito violenza online durante la carriera. Il 20% ha subito aggressioni anche nel mondo fisico collegate a episodi digitali. Una su tre ha pensato di abbandonare la professione; otto su dieci si sono autocensurate dopo attacchi online. Ancora, il 41% delle giornaliste è stato bersaglio di campagne di disinformazione organizzate. Non va meglio alle politiche.
Il dato sulle europarlamentari:il 58% ha subito forme di violenza online (commenti denigratori o a connotazione sessuale). Il 46% ha ricevuto minacce di morte o stupro, spesso da autori anonimi.
Ancora più serio l’allarme cyberbullismo tra adolescenti: le vittime sono femmine di 11 anni per il 21,1% e maschi per il 17,2%. Per i tredicenni sono coinvolti il 18,4% delle ragazze e 12,9% dei ragazzi di 13 anni. Tra i quindicenni il 11,4% delle ragazze e 9,2% dei ragazzi.
E poi la piaga, odiosa, del revenge porn o la condivisione non consensuale di immagini.
Tra il 2023 e il 2024 sono state poco più di 500 denunce per revenge porn e nell’83% dei casi da parte di donne. Il fenomeno interessa circa 2 milioni di persone: tanti gli italiani vittime di revenge porn. E 14 milioni hanno visto immagini intime non consensuali e 5 milioni conoscono personalmente una vittima. Ecco: il 90% delle vittime di condivisione non consensuale di materiale intimo è donna. Oltre il 51% delle vittime pensa al suicidio come via di uscita dalla violenza.
Fenomeno odioso ma che, nonostante il clamore di indagini delle Procure, pare essere percepito come normale da molti. Il 5% degli italiani ammette di aver ricondiviso contenuti intimi di altri; l’84% di questi rifarebbe la stessa cosa. Il 17% degli italiani non considera reato la condivisione senza consenso di immagini intime.
Altro segmento odioso è la pedopornografia e l’adescamento di minori. I procedimenti giudiziari nel 2025 sono stati 2.574, con 222 arresti. Il monitoraggio della Polizia postale ha riguardato oltre 16.500 siti, con 2.876 inserimenti in black list. 477 le procedure in Italia di Codice Rosso attivate nel 2025, in prevalenza per stalking e revenge porn.
Cosa fare
«Occorre anzitutto denunciare sempre e mai sottovalutare questi fatti», spiega Martina Semenzato, la parlamentare veneziana (Coraggio Italia) che presiede la commissione sul femminicidio, «La nostra inchiesta ha visto oltre 42 audizioni, tra cui quella di Stefano De Martino (secretata) vittima di sex tortion, e di Jolanda Renga, figlia di Ambra Angiolini, che ha denunciato un tentativo estorsivo da 10 mila euro sulla base di foto artefatte per ricattarla. Insomma il problema riguarda tutti. La commissione ha prodotto alla fine diciotto richieste di parlamentari di maggioranza ed opposizione. La più rilevante credo sia la necessità di introdurre il Daspo digitale. Occorre regolamentare lo spazio virtuale, una questione non solo italiana ma europea. Purtroppo il web corre più veloce delle regole ma occorre porre un freno certo».
Occorre poi investire nel lavoro della polizia postale, dell’Agcom, del garante della privacy, spiega la Semenzato, diffondere nelle scuole la educazione digitale. Ed è necessario «prevedere anche la responsabilità delle piattaforme e degli algoritmi per fermare la circolazione di materiali falsi e di nudo falsificato che producono nelle vittime problemi anzitutto psicologici ma anche economici, perché mettono a rischio anche le singole professionalità delle persone coinvolte».
Le richieste della commissione al Parlamento
- “Daspo” digitale: sospensione o blocco definitivo degli utenti responsabili di diffondere odio, deepfake, deepnude o altri contenuti lesivi.
- Nuove fattispecie di reato: introdurre reati specifici per sextortion e diffusione di contenuti sessuali generati o alterati con IA.
- Patrocinio gratuito: estendere il patrocinio a spese dello Stato alle vittime di reati digitali di genere, indipendentemente dal reddito.
- Osservatorio permanente: istituire un tavolo tecnico permanente per il monitoraggio e la raccolta dati sul fenomeno.
- Contrasto all’anonimato online: introdurre protocolli di identificazione certa per l’accesso e la pubblicazione di contenuti sulle piattaforme digitali, garantendo la privacy ma facilitando l’identificazione dei responsabili in caso di reato.
- Obblighi per le piattaforme digitali: obbligo di monitoraggio, intervento tempestivo e conservazione dei dati da parte delle piattaforme, con procedure semplificate di segnalazione e rimozione immediata dei contenuti illeciti.
- Comunicazione trasparente delle policy: le piattaforme devono comunicare in modo chiaro le proprie regole e le modalità di segnalazione, aggiornandole in base all’evoluzione normativa e ai feedback degli utenti.
- Registrazione del codice hash: estendere a tutte le piattaforme l’obbligo di registrare il codice hash dei contenuti per prevenire la ripubblicazione di materiale illecito.
- Segnalazione al Garante Privacy: estendere la possibilità di segnalare al Garante anche contenuti generati o alterati con intelligenza artificiale.
- Potenziamento dei poteri di Agcom: attribuire maggiori poteri sanzionatori e di coordinamento all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.
- Trusted flaggers: accelerare il riconoscimento di segnalatori attendibili per la rimozione rapida dei contenuti.
- Sicurezza dei minori: rafforzare le misure di protezione dei minori online.
- Formazione tecnica: formazione specialistica per forze dell’ordine, magistrati e avvocati sui crimini digitali e l’uso dell’intelligenza artificiale.
- Deindicizzazione e rimozione: possibilità per il giudice di ordinare la deindicizzazione e la rimozione immediata dei contenuti illeciti.
- Testo unico normativo: riordino e sistematizzazione delle norme sui reati digitali di genere.
- Codice deontologico dei giornalisti: evitare la “superdiffusione” dei contenuti illeciti tramite la stampa.
- Educazione digitale e parità di genere: rafforzare l’educazione digitale e la cultura della parità di genere nelle scuole e nella società.
- Assistenza legale, psicologica e tecnica: garantire alle vittime accesso facilitato a supporto legale, psicologico e tecnico tramite una piattaforma nazionale.
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