La vicesindaca di Trieste: «La parità sarà raggiunta quando nessuno si stupirà delle donne al potere»
La leghista Serena Tonel: «Chi ricopre posizioni pubbliche sia ambasciatore del proprio percorso verso le giovani generazioni»

Serena Tonel, leghista, è vicesindaca di Trieste dal 2021. Senza retorica, con un tono pragmatico che contraddistingue tutta la sua attività politica, esprime soddisfazione per i dati pubblicati da Anci sulle “Donne in Comune”, che registrano una crescita significativa della presenza femminile nelle giunte italiane.
Ma il report è anche l’occasione per raccontare la sua carriera politica: l’amicizia con il governatore del Friuli Venezia Giulia Fedriga, gli ostacoli che ha affrontato «come si affrontano tutti gli altri problemi» e la consapevolezza che, più che guardare alle statistiche, bisogna «selezionare le persone migliori». Con un appello a tutte le donne che ricoprono incarichi pubblici a diventare «ambasciatrici» per le più giovani, promuovendone l’impegno.
Partiamo dal dato più eclatante. Il numero di donne sindaco in Italia è cresciuto di più di otto volte negli ultimi quarant’anni. È un trend che si aspettava?
«Sì. La crescita progressiva nel lungo periodo era assolutamente prevedibile. Le donne stanno prendendo spazio in tutti i campi, compreso quello scientifico, di solito considerato più refrattario all’affermazione femminile nel mondo del lavoro. Così anche nella politica si è avviato un percorso che negli anni è stato sempre più potenziato, in linea con un trend che riguarda tutti i settori della nostra società».
Cosa ha consentito di invertire la rotta?
«Come dicevo quando avevo la delega alle Pari opportunità, è il fattore temporale a cambiare la cultura. Le donne hanno cominciato ad approcciarsi ad alcuni lavori che prima erano a maggioranza maschile e ora gradualmente stanno raggiungendo anche le posizioni apicali. È un gap che si doveva recuperare rispetto agli uomini e che sta venendo colmato in modo veloce».
Le donne nella rappresentanza politica dei Comuni sono oggi circa il 35% del totale. È una percentuale soddisfacente? Quale potrebbe essere l’asticella da porre come obiettivo?
«Non credo ci si debba porre un target. L’obiettivo della società deve essere selezionare le persone migliori e far sì che occupino gli spazi che spettano loro. E questo indipendentemente dal fatto che siano donne o uomini. Vale per la politica, per l’amministrazione della cosa pubblica, ma anche per le professioni tecnico-sanitarie, scientifiche e per tutto il resto del mondo del lavoro. Avremo raggiunto la parità, con buona dose di meritocrazia, quando sarà indifferente se quel posto sarà occupato da una donna o da un uomo: ci sarà la persona migliore e basta».
Ha notato un cambiamento nel rapporto con le donne all’interno degli ambienti politici, rispetto ad anni fa?
«Per quanto mi riguarda, non ho mai trovato difficoltà né ho percepito ostilità nei miei confronti, dunque non ho particolari esperienze da riportare. Ma la mia potrebbe essere una posizione fortunata, me ne rendo conto. Ho comunque cercato sempre di ridimensionare gli ostacoli, affrontandoli come affronto tutti gli altri problemi. Se ci sono state difficoltà, le ho trattate tutte allo stesso modo, come farebbe chiunque si pone obiettivi».
Come si è avvicinata al mondo politico? Crede di aver dovuto fare più fatica, agli esordi almeno, a confronto dei suoi colleghi uomini?
«Ho cominciato a fare politica per amicizia. Conosco il presidente Fedriga (il governatore del Friuli Venezia Giulia, ndr) dai tempi della scuola, è una persona estremamente coinvolgente nella sua attività. È stato abbastanza naturale seguirlo, ma non avevo particolari ambizioni di diventare consigliere o assessore. Fedriga mi ha chiesto in varie occasioni di candidarmi e nel 2016 ho raggiunto un numero di voti sufficiente per entrare in Consiglio comunale. Quando poi si è riorganizzata la giunta è stato fatto il mio nome, in modo, lo ammetto, quasi inaspettato».
Si è mai sentita frenata?
«No, al contrario. Per come sono fatta io, quando mi si chiede di fare una cosa ci metto la massima disponibilità. Per me è stato un onore. La sorpresa iniziale è stata sostituita dal senso di responsabilità di mettersi a servizio dell’amministrazione pubblica e della comunità, servizio che comunque già prima svolgevo in altre attività. Quando c’è stata la riconferma, nell’ultimo mandato di Dipiazza, è emersa la possibilità di fare la vicesindaco: ho accettato di buon grado e, ribadisco, con un grande senso di responsabilità per quello che mi si chiedeva di fare».
In Italia oggi sia la presidente del Consiglio sia la principale leader dell’opposizione sono entrambe donne. Può rappresentare un incentivo anche per le più giovani ad avvicinarsi alla politica?
«Sicuramente sono un esempio. Ma vorrei ribaltare il ragionamento. Tutte le donne che hanno raggiunto, grazie alle loro competenze, una posizione in cui si sentono realizzate hanno la responsabilità di essere ambasciatrici del loro percorso. Verso le giovani donne, ma anche verso coloro che non hanno mai pensato di intraprendere quella determinata carriera professionale. Ciascuna di loro ha il dovere di essere promotrice».
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