Sindache e consigliere, se il Comune è donna: il Nord Est è pioniere (ma quanta strada ancora c’è da fare)

Più giovani, più istruite eppure ancora poco valorizzate: l’universo delle amministratrici a ottant’anni dal voto del 1946 raccontato nel dossier “Donne in Comune 2026” dell’Anci. A Nord Est sono il 37,9 per cento, ma in Italia le sindache sono ancora troppo poche

Rubina BonRubina Bon

Ottant’anni fa esatti le donne per la prima volta hanno potuto votare per eleggere i propri rappresentanti e a loro volta essere elette alle urne. Ancora oggi, però, solo il 15,4% di sindaci in Italia è donna. Un numero che è cresciuto esponenzialmente negli ultimi quarant’anni di più di otto volte – le sindache erano 145 nel 1986, oggi sono 1.187 – ma comunque sempre una percentuale minoritaria rispetto ai colleghi uomini. Contando anche vicesindache, assessore, consigliere e presidentesse del consiglio comunale, le donne nella rappresentanza politica dei Comuni sono 44.402, il 35,3% del totale degli amministratori. Tra gli assessori, le donne sono il 44,5%, mentre i presidenti del Consiglio sono donne nel 29,6% dei casi. La rappresentanza femminile tra i consiglieri comunali è invece del 35,3%.

E il Nord Est è pioniere per numero di donne nelle amministrazioni comunali: sono 9.458, il 37,9%, la percentuale più alta in Italia. 

Alle donne nella politica locale, l’Anci ha dedicato il report “Donne in Comune 2026”, realizzato dall’Ufficio Banche dati e Ricerche dell’Associazione dei Comuni italiani sui numeri del Ministero dell’Interno. Un dossier che fotografa lo stato dell’arte e racconta quanto ancora c’è da fare nella direzione delle quote rosa. 

«La crescita della presenza femminile nelle amministrazioni non è solo una questione di cifre, ma la testimonianza di una democrazia che ha finalmente trovato la sua interezza, arricchendosi di una pluralità di sguardi e di esperienze prima assenti», scrive Veronica Nicotra, segretario generale di Anci, nella premessa al dossier.

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La distribuzione territoriale

La rappresentanza femminile è maggiore nei Comuni delle regioni del Nord Est (37,9%) e del Centro (36,4%), poi il Nord Ovest (35,6%) e leggermente più bassa della media nazionale in quelle del Sud e delle Isole (32,9%).

Il divario territoriale si accresce in relazione alle diverse cariche: il 43,7% delle donne sindaco sono state elette in Comuni del Nord Ovest dove si è scelto di nominare donne come vicesindache per il 39,2%. Al contrario la carica di presidente del Consiglio comunale è prevalente nel Sud e nelle Isole, dove raggiunge il 52,8%.

La più giovane sindaca d’Italia in carica si chiama Maria Vittoria Rusca ed è stata eletta a maggio 2025 a 25 anni nel Comune di Fontevivo, in provincia di Parma. Valentina Gottardi, invece, a 18 anni per la prima volta si è seduta sui banchi del consiglio comunale di Segonzano, in provincia di Trento. 

Se si analizza la componente femminile distinguendo tra cariche elettive (come sindaco e consigliere) e cariche nominali (come vicesindaco, assessore e presidente del Consiglio), emerge come le donne elette siano il 74,8% del totale e le nominate circa cinquanta punti percentuali in meno, ossia il 25,2%. Tradotto: le donne alle urne riscuotono la fiducia dell’elettorato, ma quando si tratta di assegnare incarichi a prevalere sono gli uomini.

Chi sono le donne sindaco

Le donne amministratrici, secondo il report di Anci, sono mediamente più giovani e più istruite dei colleghi uomini. Il 49% ha una laurea o un titolo postlaurea (tra gli uomini la percentuale è del 34%). La tendenza si riscontra soprattutto tra assessore e consigliere, dove il livello di istruzione è particolarmente elevato.

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L’età media è di 49 anni, tre anni inferiore ai colleghi uomini (52 anni). Le sindache hanno un’età media di 55 anni, uno in meno rispetto ai maschi con la fascia tricolore. E’ maggiore la presenza di donne nelle amministrazioni entro la fascia d’età dei 50-54 anni, il che significa che da parte delle giovani c’è crescente voglia di impegnarsi in politica e nei ruoli amministrativi, mentre gli uomini rimangono la maggior parte nelle fasce d’età avanzate. 

«Storicamente», analizza l’Anci, «gli uomini tendono a restare più a lungo in posizioni di leadership o a ricoprirle più tardi nella loro carriera».

Di cosa si occupano le donne nelle amministrazioni

Fino a qualche anno fa, alle amministratrici erano riservate le deleghe tradizionalmente associate alle politiche della cura. Ossia famiglia, scuola, politiche sociali, pari opportunità, casa, salute. Proprio la delega alla salute era appannaggio delle donne per il 67,6% nel 2015, oggi è del 43,1%. 

E, per contro, sempre più donne stanno entrando in settori tradizionalmente caratterizzati da una forte prevalenza maschile, con un aumento dell’incidenza femminile nelle deleghe relative ad ambiti quali ambiente e territorio (+8,6 punti percentuali rispetto al 2015), lavori pubblici (+8,4), risorse strategiche e patrimonio (+6,2) e, seppur in misura più contenuta, mobilità e trasporti (+3,7).

Il lavoro nei municipi

Non solo amministratrici, ma anche lavoratrici nei municipi: il dossier dell’Anci dedica un focus alle donne assunte con ruoli diversi nei municipi italiani. La percentuale di donne impiegate stabilmente nei Comuni è cresciuta significativamente negli ultimi dieci anni, passando dal 52,2% del 2012 al 57,9% del 2024. «Questo aumento di 5,7 punti percentuali», osservano dall’associazione dei Comuni, «indica un chiaro trend di femminilizzazione del personale comunale».

Nel 2024 (ultimi dati disponibili), il 39,1% dei dirigenti nei Comuni italiani è donna, un aumento di 4,2 punti percentuali rispetto al 2012. Questa tendenza è ancora più evidente tra i segretari comunali, dove il 56,2% sono donne, con un aumento di 8 punti percentuali in dodici anni.

E sempre nel 2024, le donne che hanno ottenuto un impiego stabile nei Comuni italiani sono state oltre 15.000, quasi 3.000 in più rispetto agli uomini. La maggior parte di queste assunzioni è avvenuta attraverso concorsi (12.328 donne contro 9.959 uomini). Questo dato riflette una partecipazione e un successo maggiore delle donne nei concorsi pubblici rispetto agli uomini.

Il viaggio continua

«Le donne sono tuttora in viaggio, un viaggio alimentato dalla passione di chi crede che il bene comune non abbia genere, ma necessiti del contributo corale di tutti», conclude il segretario generale dell’Anci Valentina Nicotra presentando il dossier, «Celebrare l’ottantesimo del voto significa, in fondo, onorare la nostra storia per continuare a scrivere, insieme, un futuro in cui ogni talento possa trovare il suo spazio».

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