Ottant’anni di voto alle donne, il “nipote” di Lina Merlin: «Mia nonna non sarebbe orgogliosa dell’Italia di oggi»

Intervista a Paolo Travaglia Zanibon, cresciuto con la partigiana e madre costituente: «In casa era la persona più dolce che ci si possa immaginare, non parlava mai della sua vita politica»

Edoardo Di Salvo
Paolo Travaglia Zanibon nel salone dell'appartemento in piazza dei Signori dove visse anche Lina Merlin
Paolo Travaglia Zanibon nel salone dell'appartemento in piazza dei Signori dove visse anche Lina Merlin

Immaginate una nonna. Una nonna che racconta le favole, che divora parole crociate. Una nonna dal cuore dolce, dal carattere un po’ ingenuo. Ecco, ora immaginate che quella stessa nonna è stata una delle donne più forti e importanti che questo Paese abbia mai conosciuto. Anzi, Angelina Merlin da Pozzonovo (Padova) questo Paese lo ha costruito.

Insegnante, partigiana, una delle 21 deputate elette nell’Assemblea Costituente (unica nata tra Friuli Venezia Giulia e Veneto), prima donna eletta in Senato, e figura di spicco del Psi. «Ma in famiglia della sua vita politica non ne parlava mai, era totalmente un’altra persona», racconta Paolo Travaglia Zanibon, medico ora in pensione, per cui “Mialina” come la chiamava, è stata di fatto una nonna.

Paolo Travaglia Zanibon, che donna era Lina Merlin fuori dai palazzi del potere?

«Se in politica era una terribilmente forte e volitiva, a casa era totalmente un’altra. A volte credulona, facilmente imbrigliabile, era la persona più dolce che ci si possa immaginare. Non parlava mai della sua vita istituzionale, i due aspetti erano totalmente separati. La sua era una figura troppo ingombrante, ce l’aveva con tutti. Se ne avesse iniziato a parlare con noi si sarebbe subito innervosita..»

Ottant'anni di voto alle donne, il "nipote" di Lina Merlin: "Vi racconto com'era in famiglia"

Che rapporto aveva con lei?

«Per me era la classica nonna. Per farle un esempio, mi raccontava le favole. Durante l’estate veniva per un mese al mare con noi. La casa non era enorme, io dormivo con lei. Avevo più o meno vent’anni, spesso rientravo la sera tardi. Lei mi aspettava e mi raccontava le storie. E io mi addormentavo mentre le ascoltavo. Nel tempo libero ascoltava musica classica, leggeva e divorava parole crociate. Faceva fuori un librino in due giorni».

Come la fa sentire avere una “nonna” come Lina Merlin?

«Beh, sicuramente c’è un po’ di orgoglio familiare. Per risponderle le racconto un episodio che mi ha colpito molto. Nel 2017 mi trovavo in Sardegna per una tournée. Lei si era fatta 5 anni di confino vicino Nuoro. Durante una festa, un sindaco della zona, senza sapere chi io fossi, disse che suo padre, un vecchio socialista, conobbe Lina Merlin e che la ricordava come una donna straordinario. Mi sono venute le lacrime agli occhi»

Altri ricordi, magari legati alla politica? C’erano voci o storie che circolavano in famiglia?

«Mah, come dicevo lasciava fuori di casa tutto ciò che aveva a che fare con la sua vita istituzionale. Ecco, sotto il profilo personale mi ricordo che da bambino mi portò a Palazzo Madama e mi fece sedere sullo scranno del presidente del Senato. Per il resto, se vuole le racconto un particolare di cui i più anziani in famiglia erano molto orgogliosi…»

Prego…

«Nel momento della famosa votazione per l’ammissione della famosa legge sulle case di tolleranza, lei sapeva benissimo che molti dei suoi compagni di partito le avrebbero votato contro. Per questo mandò a tutti un bigliettino in cui c’era scritto che in caso di voto contrario avrebbe reso pubblico che quel collega era il proprietario di una determinata casa di tolleranza. In questo modo li ha incastrati tutti e li ha spinti a votare a favore quella legge».

La targa sul terrazzo della casa in piazza dei Signori a Padova
La targa sul terrazzo della casa in piazza dei Signori a Padova

Ecco, la Legge Merlin. Spesso si tende ad associare il nome di suo nonna soltanto alla chiusura delle case di tolleranza. Come l’ha vissuta?

«Maluccio. Intanto perché si tratta di un’inesattezza. La sua legge mirava ad evitare che lo Stato guadagnasse dalla prostituzione. L’Italia era l’ultima nazione in Europa dove lo Stato gestiva le case di tolleranza”. In più a lei si devono moltissime altre novità legislative in tema di giustizia sociale, sull’accesso al voto delle donne, sul pene ai mariti responsabili di violenze nei loro confronti, a favore dei figli di padre sconosciuto, che prima della sua legge, ad esempio, non potevano ricoprire cariche pubbliche o essere assunti nella pubblica amministrazione».

Sono passati 80 anni da quando sua nonna, insieme agli altri padri e madri costituenti, costruirono la Repubblica. Crede che Lina Merlin sarebbe stata contenta di quello che è diventata l’Italia oggi?

«Direi di no, assolutamente. Soprattutto dell’Italia politica. Era una donna intransigente, legata alle sue idee sulle quali non sarebbe mai venuta a patti».

E della sinistra?

«Quella che è rimasta è la sinistra che lei teneva un po’ lontana. Il suo partito è finito con Pertini e Nenni. Del primo parlava bene, del secondo peste e corna».

In questi anni ha mai visto in politica un erede o una erede di Lina Merlin?

«Dal punto di vista del bersaglio direi di no. Cioè, se ne parla tanto ma di leggi concrete per migliorare i principi fondamentali della vita delle donne, fuori dai contesti lavorativi, se ne son viste poche. Invece dal punto di vista della caparbietà e del decisionismo penso a Nilde Iotti e Tina Anselmi, pur appartenendo quest’ultima a uno schieramento diverso».

Oggi la politica italiana è guidata da due donne, Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Lina Merlin ne sarebbe stata contenta?

«Mah, dal punto di vista di genere direi di sì. È un segnale di evoluzione. Rispetto ai programmi una risposta è più difficile. Oggi la politica è più complessa, pervade tutto. Prima era, sotto certi aspetti, più semplice».

Lina Merlin sarebbe stata a suo agio con il femminismo di oggi?

«Non credo. Era una femminista convinta, ma da un punto di vista istituzionale. Tra le sue ultime battaglie c’è stata quella contro l’aborto, per questioni di vita etiche, strutturali, diciamo così. Oggi il femminismo si è andato sgretolando, abbracciando ambiti più legati al lavoro, al denaro. Pensi, che dopo la chiusura delle case di tolleranza, è stata tra coloro che hanno aiutato le meretrici a costituirsi in cooperative, così da poter continuare a guadagnarsi da vivere vendendo il proprio corpo, salvaguardando salute, libertà e dignità. Mi ricordo che venivano a trovarla moltissime donne che prima lavoravano nelle case di tolleranza per ringraziarla della sua opera..».




 

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