Il Messaggero Veneto e i suoi 80 anni come infrastruttura di libertà
La riflessione etica e civile sul ruolo della testata dal maggio 1946 a oggi. Dall'analogia del Corriere della Sera sulla "sete di verità" post-fascista alle battaglie per l'Autonomia, l'Università e la gestione delle grandi crisi industriali come Electrolux

Ma a cosa serve un giornale? E a cosa serve, nello specifico, e qual è il servizio reso dal Messaggero Veneto nei suoi 80 anni di cammino? Credo siano domande serie e proveremo allora a proporre qualche riflessione onesta.
L’anniversario è un pretesto utile a soffermarsi, in una stagione storica in cui fermarsi è tabù, a valutare la strada compiuta, a dare un senso ai passi che compongono l’itinerario e danno senso alla memoria. Un momento buono anche per sollevare lo sguardo e tenere conto dell’orizzonte.
Il 25 luglio 1943 sulla prima pagina del Corriere della Sera stava stampato: «è difficile fare da noi stessi un giornale quando per vent’anni ce lo siamo visti dettare da un Ministero». Ci accorgiamo dell’importanza dell’acqua quando abbiamo sete. Nei 20 anni precedenti alla caduta del regime fascista era mancata l’acqua. Il Messaggero Veneto il 24 maggio 1946 è arrivato appunto come una delle condotte dell’acquedotto, immediatamente al termine della seconda guerra mondiale, all’avvio della rinascita italiana che - a partire dalle macerie e da una immensa tragedia - ha visto anche la fondazione di una gran quantità di quotidiani e settimanali e (allora) nuovi media. Strumenti di democrazia. Infrastrutture sociali.
Nei primissimi anni del dopoguerra, nascono i quotidiani di partito L’Unità, L’Avanti!, Il Popolo, i settimanali Oggi, L’Europeo, Epoca, l’Agenzia Nazionale Stampa Associata (ANSA), la Confindustria acquista i due quotidiani economici Il Sole e il 24 Ore, esce La Notte, nel 1952 con il marchio Rai cominciano le trasmissioni sperimentali del Telegiornale e delle telecronache in diretta. Alla stessa generazione appartengono anche vari quotidiani locali, come il Giornale di Brescia o il Giornale di Vicenza. In questo solco rientra il Messaggero Veneto, come uno dei pilastri su cui si impalca la ricostruzione dell’Italia. Uno dei luoghi in cui la società riprende a frequentarsi, a setacciare idee e protagonisti pubblici, a progettare futuro.
Allo stesso modo, le origini dell’Italia unita sono state accompagnate dal sorgere di testate come il Secolo (1866), La Stampa (1867), il Corriere della sera (1876), il Messaggero di Roma (1878), il Mattino di Napoli (1892).
Il Messaggero Veneto è espressione della temperie che conduce nell’aprile 1947 all’approvazione in via definitiva dell’articolo 21 della Costituzione italiana in materia di libertà di stampa, Costituzione che entra in vigore il 1° gennaio 1948.
Meglio tenere a mente quei passi, quei primi passi indispensabili per avviare il cammino dell’Italia e del Friuli dopo una guerra devastante e tale da ridurre in miseria la nazione. Senza quei primi passi e senza l’apporto del Messaggero giorno per giorno forse che le vicende dell’autonomia regionale avrebbero avuto lo stesso grado di coesione e di successo?
Forse che il Messaggero non è stato fondamentale strumento nel processo di riscatto del Friuli dagli effetti sconvolgenti del terremoto del 1976?
Forse che le battaglie per lo sviluppo - dalle infrastrutture all’università di Udine, alle grandi crisi industriali - non hanno avuto nel Messaggero un luogo di incontro e di confronto, di catalizzazione e di messa a fattor comune?
Forse che, per venire ai giorni nostri e dunque discutere del presente al presente, l’interrogativo posto dalla crisi Electrolux alla tenuta dell’economia del Friuli e dell’Italia non è fra i temi che più sistematicamente il Messaggero affronta?
Di sicuro, con la fallibilità implicita in qualsiasi impresa umana, ci siamo proposti lungo 80 anni di essere parte e specchio della comunità friulana, mirando a dar voce al suo associazionismo culturale, all’articolazione istituzionale, alle categorie economiche, al volontariato sociale, ai protagonisti e a coloro che si candidavano a assumere pubbliche responsabilità. Sempre in una logica di pubblico generale interesse.
In fondo a queste note, dunque, una considerazione finale e anzi essenziale: al centro dell’anniversario non sta il giornale in sé stesso, piuttosto c'è la comunità friulana, come rappresentata sulle pagine del Messaggero in una parabola di 80 anni e proiettata al futuro.
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