Veneto, proposta di legge per vietare i social agli under 14: l’intervista a Stefani
Il presidente Stefani propone al Parlamento una normativa di iniziativa regionale: «È un’emergenza. L’uso precoce e non filtrato causa problemi psicologici gravi»

Il Veneto prepara una legge per proteggere i ragazzini dai pericoli del web. E lo fa ipotizzando un limite di età per l’accesso ai social, secondo un modello già adottato da altri Paesi del mondo occidentale.
Il presidente della Regione Alberto Stefani, il cui ultimo atto alla Camera è stato proprio un ddl in materia, ha già dato mandato agli uffici di lavorare sul tema, ma sarà il confronto tra le parti a portare alla stesura della proposta di iniziativa regionale che potrebbe diventare legge dello Stato una volta passata in Parlamento. Nel frattempo Palazzo Balbi ha studiato una serie di altri interventi: dai corsi alle famiglie sul corretto uso dei cellulari ai campus estivi destinati a far sì che i ragazzini si riapproprino della vita reale.
Presidente Stefani lei ha appena fatto un appello alla politica per vietare i social network agli under 14. Sollecitazioni simili arrivano numerose da più parti. È un’emergenza?
«Sì, possiamo sicuramente parlare di emergenza: un uso intensivo, precoce e non supervisionato dei social network, come quello a cui sono esposti i nostri adolescenti, sta creando problemi enormi. I dati dimostrano un’esplosione di effetti collegati all’uso intensivo, quali stati d’ansia e dipendenza. Si tratta di effetti molto pesanti sotto l’aspetto psicologico. Dobbiamo assolutamente fermare questa situazione».
Ma è un fenomeno nuovo?
«Fino a prima dei social c’era un sistema di filtro che derivava dalle famiglie, dalle scuole, dalle associazioni, dai libri, in parte dalla tivù. I social invece, per definizione, sono senza filtri, senza alcun tipo di controllo, e questo utilizzo sta creando un problema generazionale. Sia chiaro: non sono contro le innovazioni e i social che uso e ho usato anche per la mia campagna elettorale, ma sono contro il loro utilizzo sconsiderato da parte dei più giovani, che non hanno strumenti di protezione».
Lei ha indicato come limite i 14 anni, perché?
«Sotto i 14 anni e prima delle scuole superiori perché a quell’età l’esposizione totale a immagini di violenza esplicita e senza filtro, può pesantemente minare e urtare la psicologia degli adolescenti e dei bambini. Insisto sull’aspetto dell’assenza di filtro: i social non hanno la sensibilità che le associazioni, le famiglie o le istituzioni possono avere. Questo porta a effetti non controllabili. Alcune situazioni sono poi anche figlie dell’emulazione: senza criteri valoriali, un ragazzino può ritenere giusto quello che fa un altro semplicemente perché ottiene più like. E poi ricordiamo il cyberbullismo, i disturbi alimentari collegati a modelli virtuali iperperfezionistici. Serve più vita reale e meno virtuale».
Posta la necessità di intervenire, come ritiene sia possibile farlo?
«Il mio ultimo atto del mio ultimo giorno da parlamentare è stata la presentazione di un disegno di legge che prevede il blocco dei social sotto i 14 anni».
Con quali modalità?
«Ce ne sono diverse, già esistenti in altri Paesi e con soglie d’età differenti. Penso in particolare all’utilizzo di programmi di identità digitale con conseguenti sanzioni e multe alle piattaforme che non rispettano le prescrizioni, anche su segnalazione degli utenti. Questo avviene nei Paesi più evoluti che hanno posto il blocco. Oggi non esiste un sistema di controllo e di verifica dell’età effettiva, cosa che si può ottenere soltanto con programmi di identità digitale».
Un’emergenza che richiede una convergenza di tutte le forze politiche?
«Credo sia una responsabilità di tutti: stiamo esponendo i bambini a contenuti di violenza di ogni genere senza alcun tipo di protezione. Dobbiamo assicurarla, dobbiamo difendere la fantasia dei più piccoli, valore straordinario, al giorno d’oggi calpestata da un utilizzo precoce dei social».
Il ddl giace in Parlamento. Lei ha detto che la Regione farà la sua parte. Il Veneto intende muoversi con strumenti propri?
«Intendiamo lanciare una proposta per una legge statale che parta dalla Regione, secondo quanto previsto dalla Costituzione. Il Consiglio regionale ha la possibilità di proporre una legge di carattere nazionale. E noi lo faremo dal Veneto. Abbiamo già attivato gli uffici in tal senso».
Una proposta che ricalcherà il suo disegno di legge?
«Ci confronteremo con le forze politiche, insieme decideremo come svilupparla. Spero ci sia unanimità».
Sono stati appena rifinanziati i Centri per la Famiglia: avranno anch’essi un ruolo?
«Nei Centri per la Famiglia attiveremo corsi per l’uso adeguato dei social destinati sia ai genitori che ai figli. Oggi è un tema primario perché i ragazzi vivono all’interno di tali piattaforme virtuali. Lo dico da giovane: sono passati poco più di 15 anni da quando ero adolescente, eppure la mia generazione viveva molto meno nei social. C’è stata un’evoluzione spaventosa che va controllata».
E lo psicologo territoriale?
«Verrà inserito nelle Case di Comunità e permetterà un approccio di prossimità, capace di intercettare il disagio degli adolescenti e di offrire loro ascolto. Oggi un ragazzo vittima, per esempio, di cyberbullismo con chi può parlare? Ha bisogno di qualcuno con cui confrontarsi. Gli psicologi verranno poi collegati anche alle scuole. Lo psicologo non sarà virtuale, ma in carne e ossa».
Altri fronti?
«Il fenomeno è in forte espansione e bisogna attivarsi con tutti i nostri strumenti. C’è una situazione di isolamento sociale pesantissima dei ragazzi e che non esisteva fino a poco tempo fa. Ora dobbiamo invertire questa tendenza. A questo scopo intendiamo anche puntare sui campus estivi con associazioni come la Protezione civile, gli alpini e così via. Mi piacerebbe organizzarne uno regionale, dal prossimo anno, con tutti i ragazzi del Veneto. E potenzieremo anche gli educatori di strada».
Cosa faranno?
«Ho un progetto che presenterò a tempo debito. Quella che intendiamo promuovere è quasi una rivoluzione al contrario: siamo fatti per la vita reale, non per quella virtuale». —
Riproduzione riservata © il Nord Est








