Ulss di Treviso, ora gli ispettori (pubblici) controllano gli investigatori (privati): la Regione verifica l’indagine sui dipendenti
La decisione del dg della sanità veneta Giancarlo Ruscitti. Obiettivo, fare chiarezza sul mandato assegnato dall’allora direttore generale Francesco Benazzi a un’agenzia di investigazione privata per controllare i comportamenti dei propri dipendenti

Gli ispettori per controllare gli ispettori. «Era scontato, praticamente un atto dovuto», è costretto ad ammettere il direttore della sanità veneta Giancarlo Ruscitti. Fresco di firma di uno degli incarichi più scomodi, dal suo ritorno da queste parti: la disposizione di un’ispezione nell’Ulss 2 della Marca trevigiana.
Questa volta, però, non per controllare i dipendenti – a quello ci aveva già pensato lo scorso anno l’allora direttore generale Francesco Benazzi – ma proprio per capire le ragioni di quell’attività investigativa, tenuta sottotraccia per oltre un anno. E quindi le motivazioni propedeutiche all’affidamento da 130 mila euro alla Global Investigazioni Srl, i risultati di quell’indagine e gli eventuali provvedimenti presi.
L’ispezione nell’Ulss 2
«Non sappiamo ancora nulla», ammetteva ieri l’assessore veneto alla Sanità Gino Gerosa. Pure lui, fermo al punto di Ruscitti: l’ispezione disposta in mattinata. Con una squadra di investigatori inviata a Treviso, in via Sant'Ambrogio di Fiera, e chiamata a scartabellare ogni documento potenzialmente utile a fornire un quadro di quanto accaduto nel corso del 2025, da gennaio a dicembre.
Gli esiti si attendono a breve: se non oggi, al massimo domani. Serviranno a spiegare una vicenda dai profili per nulla chiari. E non necessariamente sovrapponibili ai soli confini della provincia di Treviso: anche questo è un importante elemento da chiarire.
Cgil: accesso agli atti
E, proprio per capirci di più, la Cgil trevigiana ieri ha presentato istanza di accesso agli atti, chiedendo di avere contezza a proposito di una lunga serie di elementi su cui non è stata ancora fornita alcuna spiegazione da parte dell’allora dg.
Prima di tutto, l’identità della platea dei “controllati”: se indefinita, se limitata a determinati soggetti oppure se estesa persino ai pazienti, menzionati nello schema di accordo relativo a un servizio dichiaratamente rivolto alla verifica di obblighi del personale dipendente.
Poi, i numeri: quante le persone controllate, quanti i procedimenti avviati, quali gli eventuali provvedimenti presi, e poi le cifre delle segnalazioni all’autorità giudiziaria e alla Corte dei conti. Ancora, i modi: se sono state disposte delle riprese audio o video, se gli 007 incaricati dall’Usl hanno avuto accesso ai locali e alla strumentazioni dell’azienda; e dove sono conservati gli eventuali documenti prodotti. E poi i tempi, e quindi se il servizio è stato rinnovato anche per l’anno in corso. Ma, soprattutto, il perché di un’iniziativa simile.
Altre Ulss coinvolte?
Tutti interrogativi che al momento sono privi di una risposta. E ai quali se ne aggiungerà presto un altro, questa volta formulato dal capogruppo del Partito Democratico, e portavoce dell’opposizione, in Consiglio regionale, Giovanni Manildo: «Voglio capire se si sia trattato di una singola iniziativa, oppure se lo stesso sia stato fatto anche in altre aziende sanitarie», ha detto il dem trevigiano, in attesa di presentare a sua volta richiesta di accesso agli atti: lo farà lunedì prossimo, alla riapertura degli uffici, dopo la settimana di pausa per Ferragosto.
I sospetti nell’Ulss 2
I tempi di risposta alle richieste di accesso agli atti – ce n’è ancora una terza a firma Nicolò Rocco, capogruppo di Azione al Ferro Fini – saranno lunghi. E allora potrebbe essere sufficiente l’esito del blitz degli 007 della Regione, la cui relazione è attesa comunque entro la settimana. «Ci aspettiamo di ricevere una panoramica esatta di quanto accaduto», ha detto l’assessore Gerosa.
Ma già qualcosa comincia a filtrare, a partire dalla possibile ratio dell’iniziativa del gennaio 2025. Non tanto – come si sospettava in un primo momento – un modo per scovare i “furbetti del cartellino”. Ma una maniera per sgomberare il campo da eventuali dubbi sulle motivazioni delle assenze dagli ospedali dell’Ulss di professionisti blasonati. Teoria che, se confermata, potrebbe portare a provvedimenti seri, e anche al coinvolgimento dell’autorità giudiziaria. Ma, almeno per il momento, è tutto ascrivibile alla categoria delle “voci”, per una questione che resta in larga parte da chiarire.
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