Addio a Cencelli, vecchio Dc che ideò il manuale del potere
Cencelli, romano doc, era autore del famoso “manuale” per spartire le poltrone che contano, strumento mai caduto in disuso e oggi più che mai attuale

Il nonno aveva installato l’elettricità in Vaticano, per questo Massimiliano Cencelli abitava dentro le mura pontificie: romano doc come il suo dialetto senza remore esibito, morto ieri a 90 anni, è l’autore del famoso “manuale” per spartire le poltrone che contano, strumento mai caduto in disuso e oggi più che mai attuale.
Suo vicino di casa, Alcide De Gasperi. Un giorno incontra il fu presidente del Consiglio che stava andando dal calzolaio a far risuolare le scarpe della figlia. Immaginatevi una scena così oggi. Altri tempi.
Tanto per dirne un’altra: un giorno Cencelli incrocia Silvio Berlusconi premier, che si complimenta: «Suo padre era una persona eccezionale!» «Silvio – gli fa Gianni Letta – l’autore del manuale è lui».
Eh sì, perché questo democristiano doc, a 17 anni già iscritto alla sezione Borgo-Cavalleggeri a fianco del Cupolone, a 31 anni verga il più celebre codice di assegnazione di ruoli di potere mai redatto in Italia: al congresso del 1967, durante il governo Moro ter, il nostro è segretario di quel simpaticone di Adolfo Sarti, a cui consegna uno specchietto destinato a far storia.
Con Francesco Cossiga e Paolo Emilio Taviani, Sarti aveva fondato la corrente “I pontieri”, che aveva strappato un rotondo 12 per cento e lui voleva una poltrona adeguata al suo peso nel futuro governo Leone. «Dobbiamo avere un numero equivalente di incarichi, come in una società per azioni», concorda Cencelli. Lo esorta Cossiga a lavorarci su e lui allora classifica gli incarichi di governo in base alla loro importanza (ad esempio: Esteri 100, Tesoro 90, Interni 80 e via così con i relativi sottosegretari); poi assegna a ogni poltrona un coefficiente specifico e dopo aver diviso il tutto per il peso in percentuale delle correnti della Dc, venne fuori una formula celebre in Italia più di quella della relatività di Einstein. Sarti ottenne gli Interni e la delegazione dei “Pontieri” ebbe soddisfazione.
Sono sessant’anni che il Manuale viene citato, usato e sfruttato, le correnti Dc sono state sostituite dai partiti che formano le coalizioni, ma anche negli stessi partiti la suddivisione degli incarichi in base al peso delle correnti interne è più che mai valido: nel partito democratico, le candidature alle elezioni politiche vengono da vent’anni assegnate in base alla percentuale che ogni corrente ha ottenuto al congresso. Roba seria, matematica pura, senza appello.
Idem nella formazione dei governi: Giorgia Meloni ha dovuto tener conto del numero di parlamentari eletti dalla Lega e da Forza Italia quando ha costruito col bilancino la struttura del suo esecutivo, così come tutti i premier prima di lei.
Che oltre alla regola del Cencelli non devono trascurare quella di Ghino di Tacco: applicata da Bettino Craxi, quando forte del suo 12 per cento riuscì addirittura a strappare il trono di Palazzo Chigi per 4 anni alla Dc. Perché il potere di veto dei partiti piccoli spesso fa ottenere loro più poltrone di quanto la loro percentuale dovrebbe fargli avere.
Ecco anche perché in quattro anni Giorgia non ha mai voluto imbarcarsi in un rimpasto di governo: grazie a Cencelli si sa dove si comincia, ma grazie a Craxi non si sa mai dove si finisce. ..
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