Il Qatar taglia la produzione di Gnl: «Aumento dei costi fino al 40%»

Crosetto: «Già ridotti i transiti a Hormuz». Il terminal offshore al largo del Polesine ritorna strategico e “salva” marzo

Giorgio Barbieri

L’interruzione della produzione di gas naturale liquefatto annunciata da QatarEnergy dopo gli attacchi militari da parte dell’Iran ai siti di Ras Laffan e Mesaieed riaccende l’allarme energetico globale e riporta al centro anche il Nord Est dove, al largo di Porto Levante, si trova lo strategico rigassificatore Adriatic Lng. Si tratta di una tenaglia.

Da una parte a Ras Laffan sorge infatti il più grande impianto al mondo per il Gnl e la sospensione è scattata dopo che uno dei droni avrebbe preso di mira un’infrastruttura della società. Un bombardamento che ha fatto volare il prezzo del gas sui mercati europei del 39%. Dall’altra il governo iraniano, in seguito agli attacchi di Stati Uniti e Israele, ha chiuso lo Stretto di Hormuz, uno snodo strategico dove transita circa un quinto dei consumi mondiali di petrolio e circa il 30% del commercio globale di Gnl.

Il tema della sicurezza degli approvvigionamenti è stato richiamato ieri anche dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, che in Senato ha segnalato che «una riduzione parziale dei traffici o un aumento percepito dei costi è sufficiente a creare un effetto immediato sui prezzi, una contrazione dei premi assicurativi e un aumento significativo sui costi dei trasporti fino al 30-40».

E in questo scenario il Nord Est si trova in prima linea. La fornitura italiana di gas naturale liquefatto per marzo proveniente dal Qatar, quantificabile in circa mezzo miliardo di metri cubi, è però “salva” dato che le navi che la trasportano si sono già lasciate alle spalle lo stretto di Hormuz. Il fatto che il Gnl proveniente dal Qatar e destinato al rigassificatore al largo di Porto Levante almeno per marzo sia al sicuro deriva da una ricostruzione, sulle rotte e sulle forniture di gas liquefatto tra il Golfo Persico e l’Italia.

L’unica azienda italiana che importa Gnl dal Qatar è infatti Edison, forte di un contratto con durata fino al 2034 per 6,4 miliardi di metri cubi l’anno. Al momento risultano quattro grandi navi metaniere salpate dal Qatar destinate all’Italia, dove arriveranno a marzo: hanno già superato le “forche caudine” di Hormuz a febbraio e navigano ormai fuori dalla zona calda del conflitto, trasportando circa mezzo miliardo di metri cubi di Gnl. Il motivo è l’altro elemento di tensione nel Medio Oriente, e cioè la persistente minaccia degli attacchi Houthi alle navi dirette verso lo stretto di Suez. Circostanza che ha spinto molte navi metaniere destinate all’Europa ad allungare la strada per essere più sicure, circumnavigando l’Africa e passando per il Capo di Buona Speranza per poi risalire verso le Colonne d’Ercole. Per questo percorso alternativo ci vogliono circa 15 giorni in più rispetto alla “scorciatoia” di Suez, cosa che per i carichi con consegna marzo ha imposto di partire con abbondante anticipo, ma di evitare così il caos di Hormuz. Dunque lo stop alla produzione qatarina e al trasporto avrà riflessi molto probabilmente nel mese di aprile, se è vero che alcune navi di QatarEnergy partite il 28 febbraio sono tornate indietro.

Intanto in rada al porto di Trieste c’è la Eco Malibu, petroliera proveniente dall’Iraq passata per lo stretto di Hormuz ben prima dello scoppio della crisi. È una delle poche navi partite dall’area interessata dal conflitto per rifornire di greggio la Siot Tal: dei 41,6 milioni di tonnellate di petrolio giunti nell’ultimo anno al terminal marino triestino per raggiungere Austria, Germania e Repubblica Ceca solo una piccola quota, pari a circa il 12%, arriva infatti da quelle zone. Appena il 6,8% dall’Iraq e il 5,3% dall’Arabia Saudita, contro il 70% raccolto tra Kazakhstan, Libia e Azerbaigian. Nessun timore finora neppure rispetto a possibili impatti o ritardi delle navi provenienti da altre aree del mondo.

«Quello del petrolio è un mercato estremamente flessibile», assicurava poche settimane fa il presidente Alessandro Gorla. «I nostri shipper, che sono le società che serviamo come infrastrutture di trasporto, nomineranno altri carichi», ha aggiunto ieri ai microfoni della Rai. «La loro priorità è assicurarsi che le raffinerie di Repubblica Ceca, Germania meridionale e Austria vengano alimentate di petrolio». —

 

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