Tetto agli studenti stranieri, i presidi veneziani: «Qui è irrealizzabile»

A Mestre gli stranieri sono la maggioranza in molte classi: «Limite impraticabile, non possiamo cacciare gli alunni. Servirebbero invece più risorse per sostenere chi arriva»

Maria Ducoli
Una mamma musulmana mentre accompagna il figlio ascuola
Una mamma musulmana mentre accompagna il figlio ascuola

I presidi veneziani sono freddi sul tetto alla percentuale di studenti stranieri per classe, annunciato ieri dalla premier Giorgia Meloni.

La premessa è che si attende di poter vedere un provvedimento, ma la prima reazione nelle scuole di Mestre, una delle città a più alto tasso di scolari stranieri in Italia, come del centro storico e dalla provincia è che sia «impraticabile».

Il nodo dei trasporti

Il chioggiotto Luigi Zennaro, referente per il Veneziano dell’Associazione nazionale dei presidi, scuote la testa: «Una proposta irrealizzabile», dice, «le scuole non possono mandare via chi chiede di iscriversi».

«Tutti hanno diritto a portare i loro figli nella scuola più vicina a casa», aggiunge Antonietta Randazzo, preside all’istituto comprensivo Spallanzani di Mestre, «e poi chi accompagna i bambini? La responsabilità è del Comune, chi paga? Bisogna pensare a politiche di insediamento, anche attraverso l’edilizia pubblica, per evitare quartieri e quindi scuole ghetto. La politica e le leggi devono cercare di governare la realtà e il cambiamento, non inseguirla con misure poco efficaci».

La questione è tanto più complicata nei piccoli comuni, dove c’è un solo plesso. Ma anche in città complesse come la stessa Mestre, dove le scuole sono numerose, quando in estate si è provato ad introdurre l’argomento, in un tavolo a cui partecipava anche l’amministrazione comunale, l’assessora alle politiche educative del Comune di Venezia, Maika Canton (Fdi) che aveva tirato il freno a mano, bollando come «un costo non da poco» il piano dei trasporti che sarebbe servito a distribuire i bambini stranieri su più scuole, proponendo invece un potenziamento dell’offerta formativa nelle scuole di frontiera per renderle più attrattive e recuperare dunque scolari italiani.

«Non possiamo cacciarli»

Nonostante il discorso del tetto massimo infiammi la politica ogni volta che torna al centro del dibattito, va ricordato che, in realtà, in Italia esiste già dal 2010 il limite del 30% di studenti stranieri per classe. Limite che poi viene quasi sempre raggirato dalle deroghe che gli istituti possono richiedere all’Ufficio scolastico regionale (Usr).

Richieste che sono di fatto rese obbligatorie dalla stessa legge:«Se nel quartiere prevalgono gli stranieri, che facciamo? Non li accettiamo a scuola?», chiede Luca Michielon, preside dell’Ic di Dolo. Michielon ammette uno squilibrio rispetto alla percentuale di studenti con background migratorio nei suoi due plessi: «In uno sono circa al 50%, nell’altro tra il 25 e il 30%, è dovuto alla storia dell’istituto, alla geografia del nostro comune. Cosa ci possiamo fare?».

«Più fondi e docenti»

Per governare la realtà delle scuole, per Randazzo servirebbero più docenti di italiano come “lingua straniera”, oggi pressoché assenti. Della stessa opinione anche Maria Rosaria Cesari, dirigente del liceo Marco Polo di Venezia, «Più che mettere i tetti, bisognerebbe garantire risorse finanziarie e più docenti in organico per aiutare gli istituti, multietnici e non. La scuola italiana è quella della Costituzione: inclusiva. Deve continuare ad esserlo. L’annuncio di Meloni ha le caratteristiche di una proposta da campagna elettorale, ma la scuola non ha bisogno di questo».

 

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