
Dreaming Friuli: il ritorno delle Province riaccende il dibattito sui Comuni friulanofoni del Veneto
Tra affinità linguistiche, convenienze economiche e procedure costituzionali, la Giunta frena sulle ipotesi di passaggio al Friuli Venezia Giulia: «Le Province non sono la scorciatoia»
Per Pierpaolo Roberti, il ritorno delle Province in Friuli Venezia Giulia non può diventare uno strumento per riaprire il dossier dei Comuni friulanofoni del Veneto. «Sono due partite separate», chiarisce l’assessore leghista alle Autonomie locali intervenendo nel dibattito che ciclicamente riemerge su quel territorio, tra rivendicazioni identitarie e convenienze economiche. Un contesto in cui si è inserita l’iniziativa del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Markus Maurmair, che ha chiesto alla quinta commissione un’audizione delle amministrazioni comunali del Veneto orientale interessate dalle dinamiche di confine con il Fvg.
La frenata della Giunta
Maurmair, che parla anche da ex presidente dell’Aclif, Assemblea di comunità linguistica friulana, ritiene che «la ricostituzione delle Province, e in particolare di quella di Pordenone, possa diventare uno strumento per valorizzare le aree funzionali di confine». Ma Roberti frena, respingendo l’ipotesi da un punto di vista strettamente tecnico: «Nel processo di reintroduzione degli enti di area vasta non è presente il tema dei Comuni di confine. Non ce n’era motivo. Per noi potrebbe essere un vantaggio anche in termini di entrate tributarie, come lo è stato per Sappada, ma l’iter deve partire dal basso, con i referendum previsti dalla Costituzione, che disciplina in maniera rigorosa come un Comune può passare da una regione all’altra».

I referendum
Referendum, in realtà, ce ne sono stati in passato. Nel 2005 a San Michele, nel 2006 a Cinto Caomaggiore, Pramaggiore, Gruaro e Teglio Veneto. La maggioranza dei votanti trasmise la volontà di ingresso in Fvg, ma solo a Cinto si raggiunse il quorum. Da allora, però, non è accaduto alcunché. Ed è per questo che l’assessore considera troppo datati quei numeri: «Stiamo parlando di consultazioni di vent’anni fa, vanno rifatte. A Sappada, dopo il referendum del 2008, ci si mosse invece subito, nella consapevolezza che le procedure richiedono tempo, più passaggi istituzionali e anche modifiche costituzionali».
Il caso Sappada viene spesso evocato come paradigma, ma Roberti è cauto: «Dopo il referendum si attiva un percorso molto articolato: Consigli regionali, Parlamento, tempi lunghi. Non è automatico, né rapido». L’assessore invita quindi a non creare aspettative irrealistiche: «In Veneto se ne è parlato, si è arrivati al voto, ma la realtà è che è tutto fermo da decenni».
Affinità e convenienze
Diverso il giudizio sulla richiesta di audizione avanzata da Maurmair: «È un’iniziativa del Consiglio, del tutto legittima. E può senz’altro servire a chiarire le reali intenzioni delle amministrazioni coinvolte. Un punto di partenza per verificare se c’è margine pe
Quanto al sentimento dei residenti di Cinto, Concordia, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, San Michele al Tagliamento e Teglio Veneto, «non credo si debbano sentire appartenenti a Comuni di serie B, ma comprendo che guardino da un lato all’affinità linguistica con chi sta oltre il loro confine e dall’altro all’innegabile convenienza di vivere in una Regione a statuto speciale. Dal punto di vista dei trasferimenti, del dialogo con l’amministrazione regionale, ma anche del personale, visto il contratto di comparto del pubblico impiego, più vantaggioso di quello dei colleghi delle Regioni ordinarie».
Le reazioni
Un nuovo motivo di scontro tra Lega e Fratelli d’Italia? Si vedrà. Il consigliere meloniano Igor Treleani fa sapere che l’iniziativa di Maurmair è stata condivisa dal gruppo e che, come parte di una riflessione più ampia sulla ricostituzione delle Province, «seguirà un documento con altre proposte concrete, che superino il modello precedente degli enti di area vasta».
Più prudente il capogruppo di Fedriga Presidente, Mauro Di Bert, che riconosce come l’interesse verso il Friuli Venezia Giulia sia un segnale di attrattività legato a welfare e qualità amministrativa, ma ribadisce che «ogni eventuale percorso deve partire dai territori».
La deputata del Pd Debora Serracchiani ricorda da parte sua che il passaggio di Sappada dal Veneto al Fvg fu il risultato di un lungo lavoro istituzionale trasversale, sostenuto da governi di colore diverso e da una forte volontà politica regionale, non privo di ostacoli parlamentari. E per questo giudica «corretto» l’approccio prudente del presidente Fedriga.
Invita alla massima attenzione anche Forza Italia con il capogruppo Andrea Cabibbo: «Il tema potrà essere affrontato solo in piena intesa con i Comuni interessati e con la Regione Veneto».
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