Fuga dei Comuni veneti verso il Friuli, gli albergatori: «Vietato andarsene, il turismo vola con il brand Venezia»

L’affondo di Marco Michielli, imprenditore con hotel tra San Michele e Lignano: «La regione autonoma punta all’Iva che si genera a Bibione»

Rosario Padovano
Una veduta di Bibione, dall'alto
Una veduta di Bibione, dall'alto

«Il vero obiettivo dei friulani forse è quello di estendere il proprio territorio a Bibione che ha 5,5 milioni di presenze turistiche, il 14% del dato veneto, per rafforzare il comparto spiagge e trattenere il 5,9% del gettito dell’Iva. Io non ci sto e molti altri con me. Anche perché io sui mercati vendo Venezia, non Udine». Così Marco Michielli, alberghi di proprietà tra Bibione e Lignano, fino a poco tempo fa presidente regionale di Federalberghi e vice presidente nazionale.

Grazie a Bibione, San Michele al Tagliamento è la settima realtà comunale italiana per pernottamenti. Davanti a Torino, per dire. Qui l’avvocato-albergatore aveva costruito la sua più grande vittoria elettorale. Si era esposto nel 2005, quando San Michele istituì il referendum per il cambio di regione. Lo chiedeva il forte comitato friulanista locale, lo voleva all’epoca il presidente della provincia di Pordenone, Elio De Anna. Si chiedeva alla politica di fare ciò che secoli prima aveva fatto la Chiesa, che era già estesa su Bibione.

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Nel frattempo molte cose sono cambiate: le province in Friuli sono state abolite e la curia di Pordenone si è allargata a Brussa. San Michele è rimasta nella Città metropolitana di Venezia. «Nel 2005» ricorda Michielli, a capo del comitato No al Friuli, in pratica da solo o quasi «sembrava quasi una battaglia persa. Poi arrivò Giancarlo Galan. Gli paventai il pericolo e fece delle promesse. Dopo la vittoria del No gli ricordai che avevo salvato Bibione dalla propaganda pro Friuli. Ma tutta una serie di promesse purtroppo non sono state mantenute, ed è stato un vero peccato originale».

Michielli illustra i motivi di questa battaglia persa, che ha più di 20 anni. «Non si possono assegnare le briciole ai comuni di confine. Bibione e anche le spiagge veneziane devono avere un occhio di riguardo. D’altronde il Veneto ha già avuto segnali di disgregazione. Lasciamo stare Lamon, ma guardiamo bene cosa è accaduto a Sappada dopo il 2007. La volontà politica è stata quella di confermare il referendum valido e il Veneto ha perso questa località montana che ora il Friuli amministra con orgoglio. Cortina e Arabba vogliono avere maggiori attenzioni, le stesse che rivendicano le nostre spiagge. Corrono il rischio di staccarsi».

Cosa pensa dell’iniziativa di Marku Maurmair, consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia? «Lui vuole l’audizione dei Comuni dove si parla friulano per avere un quadro della situazione. Il Friuli se ne frega dei paesi piccoli o di Portogruaro. Vuole Bibione perché» dice Michielli «in un colpo solo raddoppierebbe le presenze turistiche. Con l’Iva trattenuta, infine, riempirebbe le sue casse e potrebbe, ad esempio, estinguere qualche debito e aumentare i servizi. Non possiamo permetterci rigurgiti separatisti. Bibione e le spiagge devono avere dal Veneto l’attenzione che meritano».

Se è vero che i territori di confine patiscono la concorrenza delle regioni a statuto speciale (incentivi, defiscalizzazione e altro) anche quelli che confinano con le regioni a statuto ordinario, come la Lombardia, rivendicano loro specificità. «In vari consorzi i gardesani preferiscono unirsi a Brescia. E i veronesi non sono matti. Vogliono solo cogliere maggiori opportunità economiche» continua Michielli «Io da questo Veneto mi sento un po’ deluso. Siamo passati da Galan che ha promesso maggiore attenzione a Bibione senza poi darla, a Zaia che ha promosso il referendum sull’autonomia. E cos’è cambiato per le spiagge? Niente».

Ci saranno nuovi referendum? «Non saprei» conclude Michielli «Ma il Veneto non sottovaluti i malesseri dei territori confinari. Se abbiamo perso Sappada possiamo perdere altre stazioni di montagna o balneari. Lo certifica la storia». Fino al 1807 San Michele era territorio di Latisana, poi divenne indipendente. Ma Bibione fino al 1920 era territorio di Caorle che poi cedette alla stessa San Michele, in quanto valle senza grande sviluppo, sebbene anche scavi recenti abbiano stabilito l’esistenza di nuclei abitati e abbazie. Caorle ha il rimorso di avere perduto Bibione. Lo stesso rimorso, se non si creano condizioni economiche migliori, potrebbe averlo il Veneto. 

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