Caso InvestCloud, Billio: «Con l’AI le aziende di fintech chiudono le sedi locali»

La docente di Ca’ Foscari Monica Billio avverte: oltre all’AI pesa il costo dell’energia e la perdita di competitività europea, fattori che spingono i gruppi fintech a spostare attività e competenze fuori dai singoli Paesi

Daniele Ferrazza
Monica Billio
Monica Billio

Il caso della InvestCloud che chiude a Marghera e, grazie ai nuovi sistemi di AI, massimizza i profitti, non stupisce Monica Billio, ordinaria di econometria a Ca' Foscari e responsabile scientifica del centro di competenza Transpareens.

«Stiamo assistendo in Italia a una perdita di competitività anche in ambito di servizi che si trasforma in perdita di pezzi di economia - spiega la docente - . InvestCloud è una società di tecnologia finanziaria (fintech) che sviluppa software per banche, consulenti finanziari e società di gestione patrimoniale. Sta procedendo a una centralizzazione delle attività in pochi hub globali, invece di avere team separati in ogni Paese. Le sedi nazionali diventano quindi meno necessarie».

Quanto influisce l’utilizzo di tecnologie legate all’intelligenza artificiale nelle scelte di questi grandi gruppi internazionali?

«L’AI è e sarà il principale supporto dei consulenti finanziari e non solo, automatizzando analisi dei dati e attività operative e in generale tutto il backoffice. Il fintech sta passando a piattaforme uniche e molte aziende finanziarie stanno valutando la sostituzione di sistemi locali con piattaforme globali standardizzate. Con strumenti di AI, automazione e piattaforme cloud, attività quali analisi dati, sviluppo software, supporto ai consulenti, reportistica, possono essere gestite da team globali o da sistemi automatici, senza uffici in ogni Paese».

Dove ha senso collocare questi hub globali?

«L’AI ha bisogno di competenze tecniche, ma soprattutto di molta quantità di energia. L’India forma circa 1,5 milioni di ingegneri all’anno. L’energia costa per l’industria tra i 0,11 e i 0,12 dollari per kWh, molto meno che in Europa, dove costa tra 0,18 e 0,21 dollari per kWh. L’energia industriale in Europa costa più del doppio rispetto a Usa e Cina, oltre una volta e mezzo rispetto all’India».

Un processo dunque inevitabile?

«Oggi più che mai bisogna inquadrare i temi di interesse generale. Negli ultimi quarant'anni l'Italia ha visto trasformarsi in profondità la propria struttura economica: il numero delle imprese industriali è diminuito del 30 per cento, mentre i servizi hanno conosciuto una crescita significativa. Ormai da anni abbiamo un problema di perdita di competitività, ed è evidente nel settore industriale sia automotive sia chimico (lo scorso febbraio all’European Industry Summit di Antwerp si è parlato della più rapida deindustrializzazione mai vista negli ultimi anni). In questi anni abbiamo visto crescere il settore dei servizi, ma ora anche questo è a rischio. Il primo rischio è ancora la perdita di competitività e il tema energetico è la chiave. Energia che è poi alla base dell’AI su cui tutti stanno investendo e scommettendo perché ad altissimo potenziale».

Cosa si può fare dunque?

«Il tema va affrontato con una visione più ampia ma soprattutto concreta, mettendo ben a fuoco i punti sui cui intervenire e dando anche delle priorità. E questo lo dico per tutti: imprenditori, politica, sindacati, paese. Occorre fare sistema, ma soprattutto è importante rimettere al centro la competenza». —

 

Riproduzione riservata © il Nord Est