Cosa ci dice il caso InvestCloud sul rapporto tra Ai e imprese

La storia di InvestCloud (ex Finantix) di Marghera, attiva nel settore della tecnologia finanziaria, è diventata un caso nazionale perché attraversa una linea di faglia che riguarda il mondo del lavoro alla prova dell’Intelligenza artificiale

Francesco Furlan
La Invest cloud di Marghera che ha licenziato 37 dipendenti per sostituirli con l'AI
La Invest cloud di Marghera che ha licenziato 37 dipendenti per sostituirli con l'AI

Non tutte le aziende che ricorrono alla procedura di licenziamento collettivo ottengono la ribalta nazionale. Soprattutto quando contano 37 dipendenti.

La storia di InvestCloud (ex Finantix) di Marghera, attiva nel settore della tecnologia finanziaria, è diventata un caso nazionale perché attraversa una linea di faglia che riguarda il mondo del lavoro alla prova dell’Intelligenza artificiale.

E non volerla vedere questa faglia, sulla frontiera delle aziende fintech, rischia di essere più rischioso di non vederla. Ecco perché forse vale la pena di provare a mettere insieme i pezzi di questa storia; daccapo.

In via della Pila, a Marghera, c’è la sede di una società che si chiama InvestCloud Italy. Fino al 2021 sul campanello d’ingresso c’era scritto Finantix. Poi c’è stata l’acquisizione. InvestCloud è una società statunitense e la sede veneziana è l’unica italiana.

Opera nel settore della tecnologia finanziaria, offrendo piattaforme digitali per la gestione del patrimonio e soluzioni software alle istituzioni finanziarie.

I dipendenti della sede veneziana sono 37: un dirigente, sette quadri, e 29 impiegati, per buona parte informatici.

A sentire alcuni dei dipendenti era nell’aria che la società avesse intenzione di asciugare il personale. Ma nessuno si sarebbe aspettato il ricorso al licenziamento collettivo per cessazione dell’attività di impresa.

L’avvio della procedura avviene tramite una comunicazione, come previsto dalla legge, a una serie di soggetti, tra i quali le organizzazioni sindacali, Confindustria e l’Agenzia regionale per il lavoro.

L’azienda deve comunicare le cause della chiusura. Ed è qui che, senza possibilità di smentita, InvestCloud fa riferimento all’Intelligenza artificiale, in tre distinti passaggi della lettera, i cui contenuti sono stati pubblicati da La Nuova di Venezia e Mestre il 10 marzo.

Vale la pena, nel tanto rumore di fondo intorno a questa vicenda, andare a rileggerli. In un passaggio si dice che “negli ultimi diciotto mesi, il contesto competitivo ha registrato una significativa accelerazione dei cambiamenti tecnologici, con un crescente livello di integrazione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale nei modelli di servizio per la gestione del patrimonio. In tale scenario, è emersa l’esigenza di un riallineamento strutturale del modello organizzativo del gruppo, delle priorità di investimento e del modello operativo, al fine di garantire piena coerenza con l’evoluzione del mercato”.

In un altro passaggio si legge che “La strategia implementata dal Gruppo prevede altresì un’accelerazione degli investimenti in soluzioni basate sull’intelligenza artificiale e un rafforzamento dell’attenzione all’innovazione replicabile e scalabile”.

In un altro si spiega che l’attuale organizzazione, con sede sparse in vari Paesi, ha comportato capacità operative limitate, e che la nuova configurazione della società prevede “l’istituzione di un numero limitato di centri di eccellenza globali, presso i quali saranno accentrate le competenze di prodotto e tecnologia. Tale struttura è finalizzata a massimizzare i benefici di produttività derivanti dall’intelligenza artificiale”.

E’ una lettera arrivata anche alla Regione. Per questo l’assessore allo Sviluppo economico Massimo Bitonci avrebbe dovuto distillare con maggiore prudenza le sue considerazioni sul caso InvestCloud riducendolo al rango, se così si può dire, di una più semplice delocalizzazione.

“C’è un grosso equivoco”, ha scritto l’assessore della Lega in un comunicato stampa, spiegando che “i motivi alla base della chiusura programmata dell’azienda non sono imputabili all’Ai, ma piuttosto a una delocalizzazione in India”.

La lettera dell’azienda, che pure l’assessore Bitonci - sempre molto attento alle aziende del territorio - dovrebbe avere letto, dice ben altro. E a volerla leggere per bene spinge la riflessione ben oltre il centralinista che viene sostituito da un software intelligente; chiama in causa l’Ai non come elemento per automatizzare singole funzioni ma come driver per ripensare l’organizzazione del lavoro, la gestione con i clienti e, come in questo caso, i rapporti tra sedi centrali e sedi periferiche, ritenute non più redditive.

La sede veneziana era in perdita? Per nulla. Ma senza Marghera, e grazie alla riorganizzazione possibile con l’Ai, gli azionisti di InvestCloud potranno guadagnare molto di più.

Certo si può discutere sulle motivazioni fornite dall’azienda. Si può ritenere, come nel caso della Cisl, che il riferimento all’Ai sia anche una scusa per trasferire funzioni in India, dove gli informatici a basso costo non mancano.

Ma non è possibile prescindere dalla lettera dell’azienda. Il primo caso in Italia di una società che, nel giustificare un licenziamento collettivo, fa esplicito riferimento all’impiego dell’Intelligenza artificiale, citandola per ben tre volte.

Con il clamore della vicenda è probabile che, nell’incontro fissato per giovedì 19 con le organizzazioni sindacali, l’azienda statunitense faccia sapere – questo sì, all’italiana - di essere stata fraintesa; sì insomma, è stato tutto un grosso equivoco, e quella lettera doveva rimanere riservata.

E poi, a citare l’Ai per licenziare i dipendenti, in Italia si potrebbe avere qualche problemino con puntuti giuslavoristi.

Ma su quella linea di faglia che passa per via della Pila a Marghera ci sono già 37 famiglie. E potrebbero essere solo le prime nella classe media del Nordest.

Sarebbe un’occasione persa non volerle vedere. 

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