Bollette, a Nord Est la stangata colpisce 300 mila vulnerabili

Il costo dell’energia elettrica per il cliente in Maggior Tutela aumenterà dell’8,1 per cento: la Camera ha approvato il decreto che prevede un bonus di 115 euro. Stimati circa 220 mila cittadini in Veneto e 80 mila in Friuli Venezia Giulia

Giorgio Barbieri
Contatori di energia elettrica in un palazzo, Genova 14 marzo 2018 .ANSA/LUCA ZENNARO
Contatori di energia elettrica in un palazzo, Genova 14 marzo 2018 .ANSA/LUCA ZENNARO

Il caro energia continua a colpire la fascia più debole della popolazione, quella già esposta da tempo agli shock provocati dalle crisi geopolitiche. Nel secondo trimestre del 2026 la bolletta elettrica per il cliente tipo vulnerabile, servito in “Maggior Tutela”, aumenterà infatti dell’8,1% e, tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, riguarderà una platea di circa trecentomila famiglie.

La certificazione arriva direttamente dall’Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente presieduta dal veronese Nicola Dell’Acqua, che lunedì ha aggiornato le tariffe per i prossimi tre mesi. L’incremento, a livello nazionale, riguarda circa tre milioni di utenti, ossia la platea dei clienti vulnerabili che oggi sono ancora serviti nel regime tutelato.

Una stangata che arriva in contemporanea all’approvazione da parte della Camera del decreto Bollette, un bonus straordinario di 115 euro per i titolari del bonus sociale. Ma l’impatto dei rincari si può misurare anche su base annua. La spesa per l’utente tipo vulnerabile salirà a 589,34 euro nel periodo compreso tra il primo luglio 2025 e il 30 giugno 2026, in crescita del 4,5% rispetto ai 563,76 euro registrati nei dodici mesi precedenti.

Dal primo aprile il prezzo di riferimento dell’energia elettrica poi si attesterà a 30,24 centesimi di euro per kilowattora. A determinare l’aumento è soprattutto la dinamica dei mercati energetici internazionali.

«L’incertezza sulla durata del conflitto in Medio Oriente ha causato un inaspettato innalzamento dei prezzi dei prodotti energetici», spiega Arera, sottolineando come la crescita della componente energia sia stata solo parzialmente compensata da una riduzione del 2,2% del prezzo di dispacciamento. Restano invece invariati gli oneri di sistema, grazie alla gestione della liquidità disponibile.

Il rincaro colpisce una categoria definita dalla normativa e composta da soggetti particolarmente esposti: over 75, beneficiari di bonus sociali (con redditi bassi), persone con disabilità o che utilizzano apparecchiature elettromedicali. Si tratta di utenti che possono accedere o rientrare in qualsiasi momento nel servizio di Maggior Tutela, anche se oggi si trovano nel mercato libero.

Cosa è la maggior tutela

La Maggior Tutela è infatti il regime in cui il prezzo dell’energia elettrica non è fissato dal mercato, ma aggiornato periodicamente dall’Arera. Un sistema pensato per garantire condizioni trasparenti e controllate, in cui le tariffe vengono riviste ogni trimestre sulla base dell’andamento dei costi energetici. Dopo la progressiva liberalizzazione del mercato, oggi questo regime è riservato quasi esclusivamente ai clienti vulnerabili.

La platea interessata dall’aumento dell’8,1% riguarda comunque chi è attualmente in tutela. La dimensione reale del fenomeno potrebbe diventare più ampia in futuro. Per definizione normativa, infatti, sono vulnerabili anche molti altri utenti che si trovano nel mercato libero ma che, per età, condizioni economiche o stato di salute, rientrano nelle categorie protette e possono in qualsiasi momento chiedere il rientro nel servizio tutelato.

Nel Nord Est, tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, si stimano complessivamente in circa trecentomila le famiglie colpite dall’aumento delle bollette: circa 220.000 in Veneto e 80.000 in Friuli Venezia Giulia. Si tratta della componente più esposta agli aumenti, su cui il rincaro delle bollette si scarica in modo più diretto.

Per attenuare l’impatto, il governo aveva previsto nel decreto Bollette, che ha ricevuto ieri il voto favorevole della Camera dei deputati, un bonus straordinario di 115 euro per i titolari del bonus sociale. La misura, finanziata con una dotazione di 315 milioni di euro, era pensata per sostenere le famiglie più fragili, ma secondo le associazioni dei consumatori non è sufficiente. Il decreto, approvato dal Consiglio dei ministri il 18 febbraio scorso e ora all’esame del Parlamento, vale complessivamente circa 5 miliardi di euro.

La Camera ha già votato la fiducia con 203 sì e 117 no, e il testo dovrà essere convertito in legge entro il 20 aprile. Oltre al bonus per i vulnerabili, il provvedimento prevede uno sconto annuo di 60 euro per le famiglie con Isee fino a 25 mila euro, potenzialmente circa 4,5 milioni di nuclei, sotto forma di contributo volontario da parte dei fornitori.

Misure per le imprese

Sono inoltre previste misure per le imprese, tra cui interventi sugli oneri di sistema (Asos), il rafforzamento degli incentivi per l’energia da fonti rinnovabili e la revisione di alcuni meccanismi legati ai certificati Ets, su cui però è atteso il via libera di Bruxelles. Inserita anche una stretta sul telemarketing aggressivo, con l’invalidità dei contratti stipulati senza il consenso esplicito dell’utente.

Intanto il contesto energetico resta incerto. Il conflitto in Medio Oriente continua a esercitare pressioni sui prezzi delle materie prime e rischia di ridurre l’efficacia delle misure adottate solo poche settimane fa. Le tensioni si riflettono anche sul fronte dei carburanti, con il gasolio stabilmente sopra i 2 euro al litro e la fine, il 7 aprile, del taglio di 25 centesimi introdotto dal decreto carburanti.

«Dall'inizio del conflitto in Medio Oriente, i prezzi nell'Ue sono aumentati di circa il 70% per il gas e del 60% per il petrolio. In termini finanziari, 30 giorni di conflitto hanno già aggiunto 14 miliardi di euro alla già pesante fattura dell'Unione per i combustibili fossili». È quanto detto ieri dal commissario Ue all’Energia, Dan Jorgensen, per il quale «i numeri dipingono un quadro molto chiaro. Ci troviamo di fronte a una situazione molto grave» .

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