Biennale di Venezia, il sindaco Brugnaro invita il ministro e la Russia ringrazia l’Italia
A Mestre il primo atto ufficiale. Buttafuoco: «L’arte più forte della prepotenza». Il sindaco: «Vorrei fare il mediatore». Salvini: «Verrò a visitare tutti i padiglioni»

Non è ancora il momento di parlare soltanto d’arte. L’Esposizione internazionale numero 61, che vive oggi, 5 maggio, la sua prima giornata di preapertura - con ingressi riservati alla stampa - naviga ancora in acque agitate.
L’esito dell’ispezione disposta dal ministero della Cultura sul ritorno della Russia e sull’esclusione - poi revocata per effetto delle dimissioni della giuria - degli artisti di Israele e Russia dalla competizione è ancora in corso. Così anche la procedura avviata dalla Commissione Europea nei confronti della Biennale, dalla quale dipende la sospensione dei finanziamenti concessi alla Fondazione per il triennio 2025-2028.
Ieri al primo appuntamento ufficiale dell’Esposizione, l’inaugurazione delle opere esposte alla Polveriera Austriaca di Forte Marghera, il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco si è tenuto a distanza di sicurezza da qualsiasi polemica. Nel suo discorso di apertura ha elogiato la volontà del Comune di portare e mantenere un pezzo dell’Esposizione in terraferma («Qui c’è uno spazio di incontro con la vita quotidiana dei cittadini») e sottolineato l’importanza dell’arte che «ha una potenza maggiore di ogni prepotenza, ci destina al futuro e ci dà la possibilità di cancellare le catastrofi».
Il sindaco Luigi Brugnaro è andato invece dritto al punto, non senza prima aver elogiato il coraggio di Buttafuoco, con il quale si è scambiato abbracci fraterni: «Lui è un uomo libero, lo porterò nel cuore tra le persone speciali conosciute in questi anni». Sul caso-Russia, Brugnaro ha insistito a lungo: «La cultura non è solo vedere quadri e installazioni. Le Biennali più grandi hanno visto l’attualità del mondo, gli scontri, le polemiche. Se non fosse così, la cultura non sarebbe cultura e la Biennale non sarebbe Biennale. Se cerchiamo la pace», ha aggiunto, «dobbiamo creare occasioni di incontro ed è a questo che serve la cultura. Venezia è storicamente sede di dialogo e di diplomazia, ma serve sempre qualcuno che abbia il coraggio di iniziare».
Brugnaro si è detto anche favorevole alle indagini in corso sulla Biennale. Ma ha anche espresso un desiderio a voce alta: «Magari non subito, perché capisco che ora è difficile, ma spero che il ministro Giuli venga a Venezia per una stretta di mano o un abbraccio con Buttafuoco, sarebbe una cosa intelligente».
Ma Giuli non verrà, non subito almeno. Ci sarà invece - ma non si sa ancora quando - il ministro Matteo Salvini che ieri ha ribadito la sua volontà: «Ho stima di tutti i miei colleghi ministri. In settimana sarò alla Biennale di Venezia, nessun padiglione escluso».
Quello della Federazione Russa è più che mai attivo e lo sarà anche oggi: gli artisti stanno preparando la performance Che tree is rooted in the sky che sarà registrata e poi proiettata su schermi dentro il padiglione quando l’Esposizione sarà aperta al pubblico - ma nessuno potrà metterci piede dentro.
Ieri la curatrice, Anastasia Karneeva, su Instagram ha ringraziato la Biennale per aver aperto le porte a tutti e «gli amici italiani e di Venezia per il supporto» e ribadito che «l’arte dev’essere libera e indipendente». «L’apertura di ogni padiglione è significativa», ha aggiunto Karneeva, «perché questi sono luoghi in cui ci si scambia conoscenza, mentre nei padiglioni chiusi non può crescere niente».
A proposito di padiglioni chiusi e di Paesi assenti, ieri la Biennale ha confermato che l’Iran non ci sarà, avendo comunicato ufficialmente l’impossibilità di arrivare. Ci saranno invece Tanzania e Seychelles. Dunque i Paesi presenti saranno cento. —
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