Nelle carte degli ispettori il “processo” alla Biennale di Venezia: «La Russia non è invitata»
La relazione degli ispettori del Mic ha fotografato le criticità alle quale è esposta la Fondazione: possibili ricadute per la riapertura del padiglione russo e per l’esclusione di Israele dai premi

Prima il rischio di perdere i fondi europei destinati a progetti per il cinema, quasi due milioni di euro nel triennio 2025-2028, a causa della riapertura del padiglione russo. Poi la minaccia di una causa legale, con conseguente richiesta di risarcimento danni, da parte di Belu-Siomion Fainaru, l’artista che rappresenta Israele e che la giuria scelta dalla curatrice Koyo Kouoh aveva escluso dalla corsa ai premi al pari degli artisti russi.
Di fronte a questa situazione critica nella quale si è trovata la Fondazione Biennale, il ministero della Cultura ha ritenuto di dover mandare gli ispettori a Venezia il 29 e 30 aprile, a pochi giorni dall’apertura dell’Esposizione universale d’arte numero 61. Lo si legge nelle sette pagine di verbale compilate giovedì dai quattro componenti del team ispettivo ministeriale e dai quattro funzionari della direzione affari legali e istituzionali della Biennale a conclusione della “visita”.
Il documento, che sarà inviato oggi alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, fotografa le criticità rilevate dal ministero - su tutte l’urgenza di tutelare la Biennale da «danni di immagine ed economici, in garanzia al prestigio dell’Istituzione» - ma anche le risposte fornite da Ca’ Giustinian su ogni punto contestato.
Il primo tema sul quale hanno indagato gli ispettori del Mic è la riapertura del padiglione russo, contestata dal governo e finita nel mirino della Commissione europea, che ipotizza un aggiramento del regime sanzionatorio in vigore verso Mosca ed è pronta a revocare i finanziamenti a favore della Biennale, 660 mila euro per tre anni a favore del settore Cinema, 880 mila euro dei quali già incassati come anticipo.
La Biennale si è difesa con motivazioni già emerse in più occasioni e che ribadirà alla Commissione europea entro il termine del 10 maggio. Alla Russia - si legge nei verbali - non è stato concesso nessuno spazio, il Paese è titolare di un padiglione permanente dal 1914 e quindi ammesso di diritto (senza neppure dover firmare il documento che disciplina la partecipazione) all’Esposizione come gli altri trenta che hanno uno spazio di proprietà.
La Biennale, che ha escluso la Russia dal catalogo, non ha dovuto farsi carico di nessuna questione amministrativa relativa all’apertura del padiglione, il restauro del quale è stato fatto nel 2019 in modo autonomo dalla Russia stessa, che si è relazionata per i lavori con il Comune e la Soprintendenza. Insomma, la Biennale ha preso atto della volontà di Mosca di tornare ad aprire il suo padiglione e ha «verificato e rispettato tutte le norme vigenti», comprese le sanzioni. D’altra parte, come già si sapeva, il padiglione russo non sarà aperto al pubblico se non nei giorni della pre-apertura: tre giorni in cui andrà in scena una performance che sarà filmata, proiettata su schermi dentro il padiglione per tutta la durata dell’Esposizione e visibile al pubblico dalle finestre aperte. «Quello tra il 5 e l’8 maggio è un evento privato», ha fatto presente la Biennale agli ispettori, «non aperto al pubblico e che non prevede la presentazione di una Scia per manifestazione pubblica».
D’altra parte «la Federazione Russa non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il padiglione» proprio per via del regime sanzionatorio in vigore. E se non c’è un aiuto della Biennale nei confronti della Russia, lo stesso si può dire a parti invertute: la Federazione Russa non ha dato alcun supporto alla Fondazione. Su questo punto - oggetto di contestazione da parte della Commissione europea - la Biennale sta preparando una controdeduzione articolata.
Sull’esclusione di Israele (e Russia, altro Paese con leader accusato di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale) dalla corsa ai premi, la Biennale ha ribadito che si è trattato di una decisione autonoma della giuria. Il regolamento dell’Esposizione lascia «piena autonomia e libertà di giudizio» alla giuria. La Biennale, di fronte alla portata mediatica della decisione, ha informato la stessa giuria dell’effetto che la sua decisione aveva avuto e del rischio di una causa con richiesta di risarcimento danni da parte degli artisti esclusi. Rischio che poche ore dopo è decaduto, visto che la giuria si è dimessa e che i Leoni saranno assegnati con un voto popolare. Russia e Israele sono di nuovo in corsa, al pari degli altri Paesi.
Riproduzione riservata © il Nord Est








