Biennale, in duemila al corteo contro il padiglione di Israele: tensione con le forze dell’ordine. Salvini: “L’arte sia esente dai conflitti”
Giornata ad alta tensione nell’ultimo giorno di preapertura della Biennale Arte. In campo della Tana alcuni manifestanti sono venuti a contatto con la polizia. Salvini: “L’arte sia esente dai conflitti”

Ultimo giorno di pre apertura, ma uno dei più caldi alla Biennale Arte. Una maratona, partita nella mattina di venerdì 8 maggio con una blindatissima inaugurazione del padiglione di Israele, che prosegue con l’arrivo del ministro alle Infrastrutture e leader della Lega nel pomeriggio ai Giardini della Biennale.
Senza contare l’inaugurazione del padiglione Italia, che avverrà - come già annunciato - senza il ministro alla Cultura Alessandro Giuli e con un corteo contro il “padiglione del Genocidio” da via Garibaldi. E alcuni padiglioni hanno chiuso le porte, in parte o con performance parziali, in solidarietà con la protesta contro la presenza di Israele.
La protesta anti Israele
All’appuntamento in via Garibaldi alle 16.30 hanno risposto circa duemila persone, per quello che di fatto è il primo sciopero dei lavoratori nella storia della Biennale, indetto da Anga, Biennalocene, Sale Docks, Mi riconosci, Usb, Adl Cobas e altre associazioni, come i Centri Sociali del Nord-Est. Una piazza contro il padiglione israeliano, tornato a tutti gli effetti all’Esposizione dopo essere rimasto chiuso nel 2024, ma anche in forte opposizione verso le “condizioni di povertà e sfruttamento “a cui sono sottoposti i lavoratori dell’esposizione”.
«Il genocidio del popolo palestinese continua e qualcuno crede che possa essere nascosto con il padiglione dalla Biennale. Abbiamo il dovere di prenderci lo spazio politico per dire che non possiamo accettare alcun tipo di spazio a chi appoggia le politiche genocidiarie dello stato di Israele” spiegano al microfono gli organizzatori, “«oggi come lavoratori della cultura abbiamo deciso di manifestare in dissenso con il genocidio del popolo palestinese. Lo scorso anno abbiamo iniziato un percorso politico bloccando tutto, ogni scalo logistico dell’economia di guerra. Oggi abbiamo il dovere di sottolineare le responsabilità della Biennale legate al genocidio del popolo palestinese ospitando il padiglione di Israele».
Corteo che registra l’unico momento di tensione all’altezza del Campo della Tana, quando alcuni manifestanti sono entrate in contatto con il reparto celere della Polizia. Dopo qualche minuto di tensione, il corteo ha proseguito lungo la fondamenta, fino al ponte dell’Arsenale, dove sono stati esposti tre striscioni che recitano “No genocide pavillon in Biennale”, “No artwashing genocide” e “Free Palestine”
Israele blindato
Un’inaugurazione con cordone delle forze dell’ordine e la presenza dell’ambasciatore israeliano in Italia. L’ambasciatore Jonathan Peled ha ringraziato la Biennale e il suo presidente Buttafuoco «che ha garantito la presenza di tutti». «Questo è uno spazio sottratto alla politica, qui si esprime arte. Non comprendo le proteste, non aiutano il popolo palestinese». Fuori dall’inaugurazione, molte forze dell’ordine e una persona che ha ripetuto frasi in difesa della Palestina.
La protesta del pomeriggio
La Biennale è aperta regolarmente, ma alcuni padiglioni hanno scelto di scioperare in solidarietà con la protesta contro Israele.
Sono in totale una ventina tra i Giardini e l'Arsenale, alla Biennale di Venezia, quelli che hanno scelto di rimanere chiusi. Finora l'elenco comprende: Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e Arti Applicate, ma la lista è in aggiornamento.
Lo annuncia il canale Telegram Global Project: «Decine di padiglioni ed esposizioni della Biennale di Venezia rimangono chiusi per lo sciopero di lavoratrici e lavoratori della cultura contro la presenza del Padiglione israeliano e il genocidio ancora in corso in Palestina».
Il ministro Salvini
«Per fortuna l’arte è libera, sono qui per Venezia e la Biennale» esordisce Matteo Salvini, leader della Lega e ministro alle Infrastrutture ai Trasporti, al suo arrivo ai Giardini della Biennale, «sono qui per mettere il mio mattoncino per porre fine a polemiche che non dovrebbero coinvolgere una fondazione come quella della Biennale. Godiamoci l’arte oltre le polemiche e i boicottaggi. Arte e sport devono essere esenti».
«Andrò anche al padiglione russo, certo» aveva detto il ministro Salvini in mattinata da Milano. Salvini ha spiegato di averne parlato «con tutti»,compresa la premier Meloni, respingendo l'idea che la visita possa rappresentare "uno schiaffo" alla presidente del Consiglio: «No, è un inno a Venezia e all'arte».
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