Dieci centesimi al giorno: quanto pesano gli aumenti in autostrada e perché sono un problema per i pendolari

Dal 1° gennaio 2026 sono scattati nuovi aumenti dei pedaggi autostradali, adeguati all’inflazione. I costi molto diversi a seconda dei chilometri percorsi e delle aree del Paese, con un impatto maggiore per chi viaggia ogni giorno

Daniela Larocca

Dal 1° gennaio 2026 sono entrate in vigore le nuove tariffe dei pedaggi autostradali. Un aggiornamento annunciato dal Ministero dei Trasporti come un adeguamento all’inflazione, con un aumento medio dell’1,5%, in linea con l’indice di inflazione programmata per l’anno appena iniziato. Un ritocco apparentemente limitato, che però – come spesso accade – assume un peso diverso quando si traduce nella quotidianità di chi l’autostrada la percorre ogni giorno. Roba da poco, a vedere le tabelle: dieci centesimi, qualcosina in più. Ma anche un piccolo aumento potrebbe diventare un segno negativo nei bilanci di chi, tutti i giorni, prende l’autostrada per lavoro. 

I dati di Altroconsumo

Nei giorni successivi all’entrata in vigore delle nuove tariffe il portale AltroConsumo ha analizzato 38 tratte significative della rete autostradale italiana. Il quadro che emerge è articolato: i rincari ci sono, ma non sono uniformi. L’aumento medio rilevato si ferma all’1,1%, un dato inferiore a quello indicato dal Ministero, ma che va letto tenendo conto di tariffe già elevate e di un utilizzo frequente dell’autostrada da parte di pendolari, lavoratori e imprese.

Cosa succede a Nordest

Anche il Veneto è coinvolto, seppure senza scossoni. Gli aumenti sulle tratte regionali si attestano infatti su 10 centesimi a percorso, ma riguardano assi strategici per la mobilità quotidiana e per il traffico economico. Sulla A4, spina dorsale del Nord Est, il rincaro interessa il collegamento Verona Est–Padova Ovest, così come la lunga tratta Milano Est–Venezia Mestre, una delle più percorse in assoluto. Aumenta di 10 centesimi anche il pedaggio sulla Bologna–Verona Sud, porta di accesso fondamentale verso il Veneto per chi arriva da sud. Resta invece invariato il costo tra Venezia Mestre e Padova Est, tratto cruciale per i pendolari dell’area metropolitana.

Un impatto contenuto ma non per i pendolari

In termini percentuali l’impatto appare contenuto, ma è proprio qui che i numeri rischiano di raccontare solo una parte della storia. Nella maggior parte dei casi, a livello nazionale, gli aumenti si traducono in 10 o 20 centesimi a tratta. È quanto accade anche su collegamenti molto utilizzati nel Nord Italia, come Dalmine–Milano Est o Bergamo–Milano Est, dove le percentuali superano talvolta il 2%. Percentuali che vanno però lette con cautela: su tratte brevi, un incremento minimo produce automaticamente variazioni percentuali più elevate, senza che questo significhi necessariamente un aumento pesante in valore assoluto.

Il vero nodo, però, emerge quando si sposta lo sguardo dal singolo viaggio al medio-lungo periodo. Dieci centesimi in più possono sembrare irrilevanti una tantum, ma diventano un costo concreto su base annua per chi utilizza l’autostrada ogni giorno. È il caso di molti pendolari veneti, ma anche di lavoratori autonomi, artigiani e piccoli operatori economici, che spesso non dispongono di alternative di trasporto pubblico realmente efficienti, soprattutto lungo le direttrici extraurbane.

In questo contesto il Veneto si allinea al resto del Paese: nessuna stangata, ma un progressivo ritocco verso l’alto che, sommato nel tempo, incide sulla spesa complessiva per la mobilità. E mentre il Friuli Venezia Giulia resta fuori da questa tornata di rincari – almeno stando ai dati disponibili – la sensazione diffusa è che il tema dei pedaggi continui a rappresentare una questione aperta, soprattutto per chi l’autostrada non la percorre occasionalmente, ma ci costruisce sopra la propria routine quotidiana.

Quanto costano le autostrade se rapportate ai km

Un indicatore particolarmente utile per valutare il peso dei pedaggi è il costo ogni 100 km, che consente di confrontare tratte di lunghezza diversa. Lo abbiamo calcolato dividendo il costo del pedaggio per la lunghezza della tratta considerata e moltiplicando il risultato per 100. Da questo punto di vista, l’indagine mette in luce situazioni critiche: la tratta Novara Est-Milano Ghisolfa supera i 14 euro ogni 100 km, mentre la Torino Rondissone-Novara Ovest si avvicina ai 14 euro. Anche in diverse tratte del Lazio, della Campania e lungo l’Adriatico il costo supera stabilmente i 10 euro ogni 100 km, livelli che collocano molte autostrade italiane tra le più care, indipendentemente dagli aumenti entrati in vigore nel 2026.

Nessun aumento su molte tratte

Circa un terzo delle tratte analizzate non registra alcun aumento nel 2026. È il caso di diversi collegamenti nel Nord-Ovest, nel Centro Italia e soprattutto in Sicilia, dove alcune autostrade restano gratuite. Il risultato è un sistema tariffario poco omogeneo, con forti differenze territoriali che non sempre sembrano legate alla qualità dell’infrastruttura o ai servizi offerti agli utenti.

 

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