L’appello di Yuri, il papà dei due ragazzi scomparsi: «Sonia, loro hanno bisogno di me. Mettiamo a posto le cose»

Yuri Groppi parla dal campo base di Tarcento: il mistero del campeggio di Gemona, l'ipotesi di un complice e la paura per i figli. «Forse sono saliti su un camper o un'altra auto».

Anna Rosso
Yuri Groppi
Yuri Groppi

«Voglio fare questo appello per tranquillizzare Sonia, la mia ex moglie, per dirle che non è successo niente. Mettiamo a posto le cose. L’importante è che si faccia sentire, tranquillizzando tutti».

Camminando su e giù, nel parcheggio per camper in cui è stato allestito il campo base per le ricerche, a Tarcento, Yuri Groppi parla davanti alle telecamere con la voce stanca e preoccupata di chi vive da giorni nell’attesa. Da quando l’ex moglie Sonia Bottacchiari è scomparsa insieme ai due figli adolescenti, il 20 aprile scorso, lui non ha mai smesso di cercare risposte.

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«Non so se questo annuncio lei lo potrà vedere – dice –, quindi lo faccio anche alle persone che magari l’hanno vista e riescono ad avvisarla del fatto che andrà tutto bene. Come dicevo, mettiamo a posto le cose». Il suo è un appello continuo, rivolto non solo alla donna, ma anche a chiunque possa aver incontrato la famiglia in queste settimane. «Se magari hai voluto fare una vacanza più lunga, hai bisogno di tranquillità per tue cose private… non lo so… però si sta prolungando troppo la cosa, sia per me, sia per i ragazzi».

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Groppi ripercorre gli ultimi contatti con i figli. «Li ho sentiti il giorno stesso della partenza. Erano già in viaggio. Mio figlio mi ha detto: “Papà, andiamo a fare una piccola vacanza” e poi Sonia in viva voce mi aveva detto che sarebbero tornati venerdì. Mi sembravano tranquilli».

Più tardi aveva scritto anche alla figlia per sapere dove si trovassero. «Mi aveva detto che sarebbero arrivati a un camping di Gemona verso le undici di sera. Poi è finita lì la conversazione». Il giorno successivo, però, qualcosa cambia. «Ho mandato un messaggio a metà giornata, ma non è mai arrivato. Ho aspettato la sera, perché di solito facevo le chiamate serali con i ragazzi, però erano tutti irraggiungibili». A quel punto decide di chiamare direttamente il campeggio. «Mi hanno detto che non avevano prenotato e che non erano mai stati visti».

La preoccupazione è iniziata immediatamente. «Già dal martedì sera mi sono rivolto ai carabinieri». L’uomo non esclude che nella vicenda possa essere coinvolta anche un’altra persona. «Può darsi che qualcuno li aspettasse. Se non sono rimasti qui in paese, allora probabilmente si sono spostati con un’altra macchina».

Un’ipotesi che, secondo lui, potrebbe spiegare anche il ritrovamento della Chevrolet Captiva a Tarcento. «La macchina era in un posto un po’ nascosto. È stato considerato anche questo aspetto. A pochi passi da dove s trovava la loro auto c’è anche un parcheggio per camper, magari hanno incontrato qualcuno lì e sono andati via».

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Tra gli elementi che più lo fanno riflettere ci sono alcuni acquisti emersi dalle verifiche investigative. «Hanno preso filo da pesca, sale per attirare le bestie selvatiche e delle radioline. Quindi si presume che possano aver scelto per la loro vacanza un posto isolato, vicino a un ruscello, un fiume, un bosco».

Poi il pensiero torna ai figli. «Ragazzi, state tranquilli. Speriamo di vederci presto. Cercate di parlare con vostra madre e, se mi sentite, chiedete aiuto alla gente vicina». Infine, ancora una volta, l’appello a Sonia: «Fatti sentire. Le cose si possono mettere a posto».

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