Annabella Martinelli trovata morta con un cerotto sulla bocca
Sul luogo del ritrovamento erano presenti anche diverse lattine di Coca Cola. Gli inquirenti ipotizzano che il cerotto possa essere stato messo dalla stessa ragazza, ma gli approfondimenti sono ancora in corso

Annabella Martinelli quando è stata trovata aveva un grande cerotto bianco garzato sulla bocca.
Un particolare che ha subito attirato l’attenzione degli investigatori e posto interrogativi inevitabili: se lo è applicato da sola o qualcuno gliel’ha messo?
I dubbi
Dubbi che si sarebbero presto sciolti. Secondo gli inquirenti sarebbe stata la stessa ragazza a mettersi il cerotto sulla bocca. Il motivo lo si legge nelle pagine del quadernino che i carabinieri hanno trovato dentro al suo zaino. La 22enne in diverse pagine esponeva il suo malessere e l’intenzione di farla finita, indicando tra le modalità anche quella dell’impiccagione.
E parlava anche di un cerotto, con cui si sarebbe chiusa la bocca per essere sicura di morire il più in fretta possibile. Annabella aveva paura di morire e voleva rendere quanto più veloce possibile il processo. A dare maggiori certezze, anche su questo punto, sarà però l’autopsia, fissata per la giornata di martedì.
Un altro elemento che dovrà essere approfondito è la presenza di tre lattine di Coca Cola vuote trovate a terra vicino al corpo.
Gli investigatori
Gli investigatori dovranno stabilire se siano state portate lì dalla ragazza. In ogni caso per il momento, sulla base degli elementi raccolti e per come è stato trovato il corpo, privo di segni di violenza, l’ipotesi principale resta quella del suicidio.
Accanto al corpo senza vita c’era anche lo zaino rosso che Annabella aveva con sé la sera della scomparsa. All’interno il telefono cellulare, un pezzo di pizza margherita acquistata la sera del 6 gennaio e soprattutto il quaderno. In quelle pagine la giovane disegnava e scriveva del suo malessere.
Faceva presente la sua intenzione di togliersi la vita ed elencava anche alcune possibili modalità. Infine ringraziava e salutava i suoi genitori, a cui scriveva di voler bene. Uno scritto dal contenuto analogo è stato ritrovato anche dai familiari, nella giornata di mercoledì, nella casa di famiglia. Scritto che è subito stato consegnato ai carabinieri.
Impiccata a un albero
Questa mattina, sul luogo della tragedia, in via Euganea di Teolo, all’altezza dei civici dall’1 al 3, sono arrivati la mamma e il papà di Annabella. In silenzio hanno lasciato dei fiori, fermandosi a lungo nel punto in cui la figlia è stata trovata.
La speranza che Annabella Martinelli potesse essere ancora viva si è infranta giovedì pomeriggio verso le 15.
La 22enne, scomparsa la sera del 6 gennaio, è stata trovata morta dopo nove giorni di ricerche che avevano tenuto con il fiato sospeso familiari, amici e l’intera comunità. Impiccata a un albero con una corda, che probabilmente trasportava all’interno del suo zaino, è stata trovata in una zona isolata e impervia, vicino alla strada principale, dopo il terzo tornante che conduce a Teolo.
Un punto nascosto alla vista, tra alberi di acacia e roveri, in un’area sopraelevata e scoscesa, a un chilometro di distanza da dove era stata ritrovata la sua bici. Annabella prima di morire deve aver camminato a lungo, in parte tra i boschi e in parte sul ciglio della strada, affrontando il buio e il freddo pungente di una sera di gennaio.
Il ritrovamento
A fare la tragica scoperta è stata una donna che stava passeggiando sui Colli Euganei con il suo cane. Dopo aver notato il corpo della ragazza ha immediatamente dato l’allarme e sul posto sono arrivati in forze carabinieri, vigili del fuoco e soccorso alpino. Per consentire il recupero della salma, i vigili del fuoco hanno dovuto tagliare rami e arbusti e creare un varco per il passaggio della lettiga.
Un ritrovamento che ha chiuso una vicenda iniziata nove giorni prima, la sera del 6 gennaio, quando Annabella era uscita dalla casa dove viveva con la sua famiglia, in zona Ospedali, intorno alle 20. Le immagini delle telecamere avevano permesso di ricostruire parte del suo percorso, con il telefono acceso e posizionato in orizzontale sul manubrio della bicicletta, come se stesse fungendo da navigatore.
Un tragitto di circa 20 chilometri, affrontato di notte e in pieno inverno. Alle 22.18 il passaggio a Selvazzano, alle 22.54 davanti al municipio di Teolo, l’ultimo frame alle 23.06 a Villa di Teolo. Poi più nulla fino al pomeriggio di giovedì, quando ogni speranza è svanita. —
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