Rinnovabili, è l’ora degli impianti di accumulo: le imprese del Nordest sono pronte
Per stabilizzare la produzione da fonti come il solare e l’eolico si stanno diffondendo batterie anche di grande scala. Nel settore operano diverse imprese di Veneto e Friuli Venezia Giulia

L’incremento delle rinnovabili intermittenti nel mix elettrico comporta l’esigenza di non sprecare l’energia quando l’offerta è superiore alla domanda e di renderla disponibile a un prezzo sostenibile quando serve. Inoltre, in un sistema con sempre più punti di immissione di energia generata in maniera non continua, fondamentale è assicurare la stabilità della rete attraverso sistemi di regolazione attiva della tensione e della frequenza e adeguare le infrastrutture all’aumento della domanda previsto nei prossimi anni per via della crescente elettrificazione dei consumi. Sono quindi necessarie le cosiddette “tecnologie grid-forming”.
Dispositivi essenziali per integrare le fonti intermittenti nella rete elettrica sono i Bess (Battery Energy Storage Systems) e gli inverter di ultima generazione. In questo settore operano anche produttori italiani ed europei, che però usano componentistica quasi sempre asiatica. In Veneto, per esempio, Energy (37,2 milioni di euro di fatturato nel 2024) ha inaugurato quest’anno nello stabilimento di Sant’Angelo di Piove di Sacco una prima linea di produzione di batterie Lfp al litio-ferro-fosfato in joint-venture con la cinese Pylontech.
Il gruppo francese Socomec, specializzato nei gruppi di continuità, commutatori, convertitori e misuratori di energia elettrica (129 milioni di euro di ricavi nel 2024 per Socomec Italia, di cui circa il 10% nel mercato storage), realizza Bess a Isola Vicentina a partire da batterie acquistate in Cina. Mentre Fronius ha a Bussolengo, nel Veronese, la sede commerciale italiana della divisione Solar & Energy (30 milioni di fatturato) dedicata agli inverter per impianti fotovoltaici e ai caricabatterie per applicazioni nella logistica prodotti in Austria.
Il mercato italiano di queste tecnologie è vivace. In particolare, la domanda di sistemi di accumulo elettrochimici sta accelerando nel segmento delle utility e delle aziende. Mentre sta rallentando nel residenziale, dopo il boom sostenuto da generosi incentivi fiscali, come il Superbonus edilizio. Il trend complessivo per i Bess è in crescita anche grazie alla riduzione dei costi delle materie prime e delle aggressive politiche commerciali cinesi, che sfruttano appieno grandi economie di scala industriale e sussidi pubblici alle aziende di settore. Diversi analisti e operatori di mercato si aspettano comunque che nel 2026 i prezzi delle batterie potrebbero riprendere un po’ quota per effetto della ripresa della domanda globale di veicoli elettrici e del taglio della sovraproduzione di litio che ne ha determinato il crollo delle quotazioni.
Intanto, secondo i dati Gaudì-Terna elaborati dall’associazione Italia Solare, nei primi nove mesi di quest’anno il totale di capacità e di potenza connessa di sistemi di accumulo elettrochimici è aumentato a livello nazionale rispettivamente del 52% e del 40% sul 2024, anche se il mercato residenziale ha frenato. Al 30 settembre 2025 erano circa 849 mila le unità connesse rispetto alle 692mila di dodici mesi prima, per una capacità di oltre 17,4 GWh e una potenza superiore a 7 GW. Oltre la metà si concentra in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte.
«L’Italia – commenta Fabio Zanellini, co-coordinatore del gruppo di lavoro Accumuli e Idrogeno di Italia Solare – si conferma, assieme alla Germania, il più importante mercato europeo per i sistemi di accumulo. Nel nostro sistema elettrico si sta completando l’entrata in servizio dei Bess utility-scale premiati nel Capacity Market 2024, mentre nel 2026 inizieranno ad entrare gli accumuli premiati nel Capacity Market 2026 e poi 2027. E il 2028 sarà l’anno degli impianti Macse, la cui prima asta si è tenuta lo scorso 30 settembre. Il settore utility-scale sta quindi crescendo, in parallelo a quello residenziale e C&I (imprese commerciali e industriali), contribuendo così all’adeguatezza e al bilanciamento del sistema».
Fiduciose sono anche le aziende di settore del Nord Est. «Energy è nata nel 2013 ed è la società più longeva d’Europa nel settore dei sistemi di accumulo», sottolinea l’amministratore delegato Davide Tinazzi. «Il residenziale, nostro mercato storico in Italia, ha perso un po’ di slancio. Cresce invece il commerciale-industriale sia in Italia sia in Europa, non necessariamente legato alla presenza di un impianto fotovoltaico ma anche come integrazione in logica Industria 4.0 e 5.0 tra sistemi di accumulo e linee di produzione, in cui noi facciamo la differenza rispetto ai competitor cinesi. Mentre gli impianti utility-scale sono richiesti più in Paesi con un quadro regolatorio che prevede un’adeguata ricompensa economica delle funzionalità particolari dei Bess per la stabilizzazione della rete elettrica, un ambito in cui comunque anche l’Italia si sta allineando al resto d’Europa».
Le soluzioni di stoccaggio energetico di Socomec sono rivolte all’industria e alle piccole utility: «L’Italia è il Paese più importante come vendite per la nostra business unit – commenta Davide Baggio, responsabile commerciale Italia Energy Storage Solutions – anche se la concorrenza cinese è agguerrita. Nell’industria sta crescendo la taglia media dei sistemi di accumulo installati: due anni fa era intorno ai 200-400 KWh, mentre oggi è molto frequente che si superi 1 MWh. E per gli impianti stand-alone delle piccole utility abbinati al fotovoltaico o per servizi di rete si va dai 30 ai 50 MWh».
La domanda aziendale ha preso piede anche per gli inverter di fascia alta. «C’è stata un’inversione di tendenza – osserva Davide Baltieri, specialista tecnico e formazione clienti di Fronius Italia – e adesso sta trainando il mercato commerciale-industriale con una quota salita dal 30 al 60%, mente il residenziale è sceso dal 70 al 40%. Un’ulteriore spinta potrebbe venire da una recente delibera di Arera che impone per gli impianti fotovoltaici di potenza pari o superiore ai 100 kW di inserire un controllore di impianto che regola diversi parametri della gestione della rete dialogando con gli inverter intelligenti, che quindi se inseriti in più impianti fotovoltaici coordinati diventano parte attiva anche per la qualità delle forniture energetiche e la stabilità della rete».
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