L’Ogs: «Nei ghiacci dell’Antartide la chiave per capire il clima futuro»

I ricercatori sulla Laura Bassi nel mare di Ross: «Con ecoscandagli e carotaggi possiamo prevedere come cambierà il pianeta»

Giulia Basso
Una suggestiva immagine della nave Laura Bassi che avanza tra i ghiacci polari foto Pnra
Una suggestiva immagine della nave Laura Bassi che avanza tra i ghiacci polari foto Pnra

Meno due gradi. A Trieste come nel mare di Ross. Andrea Cova, capo missione della nave rompighiaccio Laura Bassi dell’Ogs, risponde in videochiamata via satellite con una nota di ironia dalle acque antartiche. La morsa del gelo che ha stretto il Nord Est cancella le distanze termiche tra il golfo triestino e il continente bianco. Ma è un’illusione: oltre il monitor, 54 persone tra ricercatori ed equipaggio vivono da settimane in un mondo dove il sole non tramonta mai, il ghiaccio detta le regole e la strumentazione acustica scandaglia fondali che custodiscono tre milioni di anni di storia climatica.

L’ingresso in Antartide è avvenuto in convoglio con la rompighiaccio coreana Araon, le due navi alternate nell’aprire il pack, tracciando solchi paralleli sul ghiaccio. «Quando siamo arrivati c’era veramente tanto ghiaccio», racconta Cova, che alle spalle ha migliaia di giorni d’imbarco e nove missioni antartiche. La stagione è stata anticipata per garantire spessore sufficiente agli aerei da trasporto. Ma il pack era talmente compatto che la nave non è riuscita ad avvicinarsi alla base Mario Zucchelli, fermandosi a tre miglia dalla costa.

Andrea Cova e Michele Rebesco
Andrea Cova e Michele Rebesco

Così è stata costruita una strada di ghiaccio coi caterpillar, spessa due metri e mezzo, per trasportare i container su camion. Tra quei container viaggiavano le carote di ghiaccio del progetto Ice Memory, partite da Trieste dopo essere state estratte dal Grand Combin e dal Monte Bianco. Cinquanta giorni di navigazione attraverso due emisferi per raggiungere l’Ice Memory Sanctuary a Concordia, l’archivio mondiale del clima scavato nella neve a 3200 metri di quota. «Tra i due emisferi c’è un vero traffico di carote» spiega Michele Rebesco, ricercatore Ogs alla settima missione antartica. Quelle estratte in Antartide vanno nei laboratori italiani, quelle prelevate sulle Alpi sono conservate qui, al sicuro dai cambiamenti climatici.

Pochi giorni fa la Laura Bassi è entrata nel mare di Ross, dopo la prima fase logistica della 41esima spedizione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, gestito da Cnr, Enea e Ogs. Qui si trova l’Hillary Canyon, un’incisione profonda nel fondale del mare di Ross orientale che Rebesco studia come coordinatore del progetto Ioppiers: «Un punto di passaggio obbligato per le acque. Tutta l’acqua fredda, densa e salata dell’Antartide passa di lì e richiama dall’oceano le acque più calde, che sciolgono il ghiaccio dalla base» .

Per capire il futuro della calotta antartica, Rebesco lavora su più scale temporali: studia le correnti attuali, usa gli ecoscandagli multifascio per mappare il fondale in tre dimensioni, preleva carote di sedimenti, ricostruisce come scorrevano le acque tre milioni di anni fa, quando la CO2 in atmosfera era simile a quella attuale. «Per capire quanto l’attuale situazione sia particolare – rimarca – basta pensare che per trovare un equivalente dobbiamo andare indietro almeno di tre milioni di anni». Il canyon è la chiave: capire se anche allora le acque calde risalivano a sciogliere il ghiaccio dal basso significa capire cosa accadrà nei prossimi decenni. Cova è responsabile della strumentazione acustica. I dati geofisici guidano i campionamenti: prima si vede cosa c’è, poi si va a toccarlo.

La nave rientrerà in Nuova Zelanda ai primi di marzo, in Italia nella seconda metà di aprile. Nel frattempo attraversa ghiacci che cambiano settimana dopo settimana: «Il comandante, quando siamo passati per lo stesso punto dove era stato un mese prima, ha detto: è tutto diverso. Adesso quel ghiaccio si taglia come il burro, un mese fa erano rimasti fermi otto ore nello stesso punto».

L’immagine più forte di quest’avventura? Rebesco scherza: «Il cuoco. Non ci sono molti svaghi qui, mangiare è una delle cose che ti tira su il morale». Cova va al sodo: «Il paesaggio, i pinguini, il ghiaccio. Biscoe Bay, con quelle pareti bianche che si gettano nel mare è uno spettacolo difficile da descrivere». Il sole che non tramonta mai confonde i ritmi delle giornate, ti illude che non sia mai l’ora giusta per dormire. Intanto, per due mesi ancora, nel mare di Ross la Laura Bassi continuerà a leggere nel passato del ghiaccio le risposte sul nostro futuro. —

 

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