Se volare di più costa di meno: l’anomalia del traffico aereo
Uno studio dell’Università di Trieste svela l’impatto ecologico delle varie tariffe degli spazi aerei europei: «Riducendo le disparità economiche si possono incentivare rotte più dirette»

«Catania-Milano a Natale costa 800 euro, mentre Milano-New York 390. Tanto vale fare il giro da New York», ironizzavano la coppia Ficarra e Picone alla presentazione della serie “Sicilia Express”. La realtà non è molto diversa da quella illustrata dai due comici. Le tariffe aeree sono un mondo assurdo che, per esempio, non tiene minimamente conto dell’inquinamento prodotto.
Lo si apprende anche dalle conclusioni a cui è arrivato dopo due anni e mezzo il progetto Horizon Europe Green-Gear, che aveva come tema di studio la riduzione dell’impatto ambientale del traffico aereo. Tra i partner del progetto c’era anche l’Università di Trieste con il gruppo di ricerca del professor Lorenzo Castelli del Dipartimento di ingegneria e architettura (Dia).
Attualmente, ogni volo che attraversa lo spazio aereo europeo è soggetto a tariffe proporzionali alla distanza percorsa e al peso dell’aeromobile, con importi variabili a seconda del Paese sorvolato. Attraversare lo spazio aereo della Svizzera o dei Paesi Bassi, ad esempio, comporta costi significativamente superiori rispetto a Irlanda o Croazia. Il risultato? Queste differenze tariffarie possono indurre le compagnie aeree a scegliere rotte più lunghe pur di evitare le aree più onerose: una strategia che comporta un maggiore consumo di carburante e, di conseguenza, emissioni aggiuntive e non necessarie di anidride carbonica (Co2).
Con l’obiettivo di correggere tali distorsioni e ridurre l’impatto ambientale del settore, il contributo dell’ateneo triestino si è concentrato sulla definizione di nuovi modelli di tariffazione coerenti con la normativa europea vigente, capaci di attenuare le disparità tra Stati e incentivare traiettorie più dirette. I modelli teorici sono stati realizzato attraverso strumenti di programmazione matematica e validati su dati reali di traffico forniti da Eurocontrol, partner del progetto.
I test su larga scala hanno evidenziato risultati interessanti: una diminuzione fino all’1,46 per cento della distanza volata e una riduzione fino all’1,44 per cento delle emissioni di anidride carbonica. Considerando che in Europa si effettuano ogni anno oltre 10 milioni di voli, anche percentuali apparentemente contenute si traducono in milioni di tonnellate di Co2 evitate. Le stime più recenti indicano infatti che solo i voli in partenza dagli aeroporti europei generano complessivamente tra 130 e 140 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno.
«Lavorare su meccanismi tariffari apparentemente tecnici significa in realtà intervenire in modo strutturale sul sistema - sottolinea Lorenzo Castelli -. Riducendo le disparità economiche tra gli spazi aerei nazionali si possono incentivare rotte più dirette e ottenere benefici ambientali significativi senza compromettere l’efficienza operativa».
Al progetto dell’Università di Trieste hanno collaborato attivamente Andrea Gasparin, post-doc, e Fulvio Vascotto, dottorando. Green-Gear rappresenta il decimo progetto europeo sviluppato dal gruppo di ricerca UniTS negli ultimi vent’anni, sempre in collaborazione con i principali stakeholder continentali del settore, focalizzato sull’ottimizzazione matematica della gestione del traffico aereo. Si tratta di ricerche, strettamente connesse agli obiettivi della Commissione europea per la riduzione dell’impatto climatico delle attività industriali, incluso il trasporto aereo.
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