Gli anti-Oscar sono loro: assegnati i Premi Sylvester al “cinema di menare” (ricordando Chuck Norris)

Al Modernissimo la consegna dei riconoscimenti assegnati da I 400 Calci: Michael B. Jordan è il Miglior Manzo, “Una battaglia dopo l’altra” vince anche la Miglior Scena Spaccatutto. E nel mirino ci finisce sempre Timothée Chalamet.

Nicola Cesaro
La redazione de I 400 Calci sul palco del Modernissimo per i Premi Sylvester
La redazione de I 400 Calci sul palco del Modernissimo per i Premi Sylvester

Uno degli omaggi di serata non poteva che essere per lui, che del “cinema di menare” è stato tra i più illustri interpreti. Nella serata di gala dei Premi Sylvester, una dotta dissertazione è stata dedicata a Chuck Norris, scomparso lo scorso 19 marzo, e in particolare alla sua interpretazione in “Hellbound”, pellicola del 1994 in cui il ranger più famoso del pianeta si ritrova a combattere contro un demone che arriva del Medioevo. Roba da vhs impolverata e rimasta in qualche scatolone in soffitta, che in realtà meriterebbe di stare perennemente sopra al televisore.

D’altra parte dai Sylvester si torna sempre arricchiti. I premi, magistralmente pensati e assegnati (con l’aiuto del pubblico online votante) dalla redazione de I 400 Calci, sono l’alternativa tutta italiana ai Premi Oscar. Riconoscimenti che, dal 2009, sono esclusivamente dedicati al cinema da combattimento, action e horror che sia. Il “cinema di menare”, come lo chiamano gli organizzatori. Il nome del premio è un chiaro omaggio a Sylvester Stallone, e non a caso il riconoscimento raffigura in scala ridotta la statua Rocky Balboa, braccia alzate dopo l’ennesimo avversario messo al tappeto.

 

Per l’ennesima edizione la consegna delle statuette a scazzottate e mostri si è celebrata al Cinema Modernissimo di Bologna, da sempre contenitore di eventi di grande qualità legati al mondo del cinema, di ogni categoria. Se Chuck Norris è stato uno degli eroi di serata, vero oggetto del martirio è stato invece Timothée Chalamet, presente anche sul palco attraverso un cartonato che di fatto è stato parafulmine di gran parte delle battute di serata (evidentemente non gli erano bastati gli Oscar!).

Alcune novità per questa edizione: è stato introdotto il premio alla Miglior Scena Cacasotto; il premio allo stunt mortale era precedentemente intitolato al leggendario Sahlianto Alfridus – che si spaccò la schiena contro una balaustra in The Raid – ed è stato reintitolato come “Premio Valhalla” per assegnarlo a stunt di gruppo.

Ma ecco i vincitori 2026. Il Miglior Film è andato a “Una battaglia dopo l’altra”, pellicola che chiaramente puntava ai Sylvester più che all’Oscar e che dunque può dire ora soddisfacente l’annata dei riconoscimenti. Al secondo posto, “La città proibita”, quindi “Weapons”. Il film trionfatore si merita anche la Miglior Regia (a Paul Thomas Anderson), il Miglior Attorismo (Sean Penn che fa il colonnello paranoico e spietato).

Ma non è l’interpretazione a valere i premi singoli più ambiti ai Sylvester, e così è tutto estetico il riconoscimento di Miglior Manzo a Michael B. Jordan (“Sinners”) e di Miglior Gnocca ad Ana de Armas (“Ballerina”). I bestiolli alieni di “Mickey 17” sono la Miglior Creatura, in un anno in cui non ci sono remake di Godzilla a vincere facile.

Sul fronte dello spettacolo assoluto, la Miglior Scena Spaccatutto è l’inseguimento in saliscendi in auto di “Una battaglia dopo l’altra”, che batte in volata il buon Tom Cruise che si barcamena in un sottomarino che si ribalta nell’ultimo capitolo di “Mission: Impossible”. Si parlava di novità, ed eccola, la Miglior Scena Cacasotto, sottile diversificazione rispetto ai premi già esistenti: d’altra parte, mica per forza una scena che fa tremare deve finire con una morte o spaventare per un mostro. La vittoria va al moccioso che si mangia un tavolo in “Bring her back”.

Il cinema italiano sorride grazie a “La città proibita”, che merita la palma per il Miglior Combattimento, quello in cui la protagonista Yaxi Liu sbaraglia tutta la concorrenza in cucina, usando ogni strumento che trova a portata. L’attrice fa meglio di Tom Cruise che si ritrova a combattere contro Esai Morales in volo, su dei biplani.

La strega che viene spappolata da un gruppo di ragazzini è la Miglior Morte (da “Weapons”), e qui la competizione era ardua. Basti pensare che appena dietro c’è il gigante zombie che stacca la testa di uno e gli sfila tutta la colonna vertebrale usandola poi come clava (da “28 anni dopo”).

Non è bello se non ci lascia increduli, vien da dire arrivando alla categoria Miglior Maccosa: trionfa con gran merito la cartaccia di una merendina che fa saltare l’intero sistema di contenimento dei dinosauri in “Jurassic World: la rinascita”. Una spin off dello stesso premio è stato assengato a “War of the Worlds”, chiaramente bersaglio di serata assieme al povero Chalamet.

 

Nel finale di serata, ecco i premi più ambiti. Il Cestone d’Oro al Peggior Film è finito a “Kraven, il cacciatore”, il Peggior Attorismo a Jared Leto per “Tron: Ares”.

La fantasia de I 400 Calci però non ha limiti, e vuoi non assegnare un premio al nome più buffo, strano o ridicolo trovato nella scheda IMDb di un film action/cult recensito? Ebbene, Candido Tarallo (secondo classificato) non può nulla contro Sendy Kumalakanta, prosthetic makeup artist che ha attratto il 53,7% delle preferenze.

Alcuni riconoscimenti, i cosiddetti Premi Secchi, sono stati assegnati dalla redazione senza passare per il voto del pubblico: Miglior Atleta a Yaxi Liu (“La città proibita”), Miglior Comparsata a Tony Todd (“Final Destination: Bloodlines”), Miglior Canzone a “Overkill” dei Motorhead in “The Toxic Avenger”. E ancora la Miglior Battuta è da “Una battaglia dopo l’altra”, la pronuncia Benicio Del Toro: «Sai cos’è la libertà? Nessuna paura, come quel fottuto di Tom Cruise». Il Miglior Vecchio è Pruitt Taylor Vince, il papà di “Superman”, il Miglior Bambino invece Jonah Wren Phillips (“Bring her back”), quindi il Miglior Matto è Caleb Landry Jones da “Dracula – L’amore perduto”; c’è pure il Miglior Oggetto Inanimato, una banconota gigante con la faccia di Scharzenegger comparsa in “The running man”, ma anche il Premio Bravo all’intensità del ruolo inutile. Non poteva che andare a Celi Crossland, la zombie che partorisce in “28 anni dopo”.

La carrellata finale: Premio Nic Cage alla peggior pettinatura a Mark Whalberg (“Flight Risk”) e Marko Zaror (“Diablo”), Premio John Turturro al grande attore in un ruolo umiliante che finisce ad Harrison Ford che fa un hulk cattivone in”Captain America: Brave New World”, il Premio Tranquilo al peggior travestimento etnico che va a Russel Crowe che fa il russo in “Kraven”, il Premio Valhalla allo stunt mortale dedicato alle cinque persone che prendono fuoco con un lanciafiamme in “Ballerina” e il Premio Albero della Vita al peggior metaforone, che è quello di Hugh Grant in “Heretic”: un pippone incredibile in cui si paragonano le religioni al Monopoli.

 

Chiude il premio speciale, il Xenomorfo d’Onore, a un film che avrebbe meritato di più: “The ugly stepsister”.

Bene, rileggete tutti i nomi dall’inizio a qui: sono i film che andrete subito a recuperare o quelli da stare alla larga?

 

A questo link tutti i riconoscimenti e il sito de I 400 Calci. 

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