Al Maxxi di Roma come a Villa Grazia di Milo: ecco la prima monografica su Franco Battiato

Sarà aperta fino al 26 aprile e propone un percorso dedicato al Maestro catanese, dagli esordi degli anni Settanta fino alla pittura e alla meditazione degli ultimi giorni

Nicola Cesaro
Una delle sale allestite al Maxxi, a sinistra i dipinti del Maestro (foto Cosimo Trimboli)
Una delle sale allestite al Maxxi, a sinistra i dipinti del Maestro (foto Cosimo Trimboli)

Villa Grazia guarda dall’alto l’azzurro del mar Ionio e vive sulle pendici dell’Etna. La pace del mare dialoga con il borbottare del vulcano, e in questo confronto naturale c’è l’arte di Franco Battiato. Villa Grazia si trova a Milo, piccolo borgo catanese a 720 metri di altitudine, e lì il Maestro ha deciso di chiudere la propria esperienza terrena e sperimentare l’arte della pittura: è il luogo della quiete esistenziale e della meditazione matura.

Al Maxxi di Roma si è aperta la mostra “Franco Battiato – Un’altra vita”, la prima vera monografica dedicata all’artista siciliano, a cinque anni dalla sua partenza (che per lui non era morte). Tra le sette stanze dedicate al cantautore, una vale l’emozione dell’esperienza: è ricreato proprio il salotto di Villa Grazia, in cui Battiato dipingeva, leggeva, accoglieva l’alba meditando e chiudeva la giornata sempre nella ricerca più intima, in quello che lui definiva il «secondo imbrunire». Ci sono i vetri cattedrale che tanto amava, quelli cantati in “Giubbe Rosse”, c’è il cavalletto su cui dipingeva, ci sono i suoi colori e pennelli, i libri di Gurdjeff e Guenon, c’è l’infinito orizzonte dell’acqua con cui si sposava ogni giorno dalla sua finestra.

Battiato al Maxxi, il curatore Calcara: "Ecco cosa vedeva il Maestro dal suo atelier di Milo, spazio intimo e creativo"

Ed è proprio quello che lascia “Un’altra vita”, curata da Giorgio Calcara (autore del volume “Battiato svelato” uscito da pochi giorni) e Grazia Cristina Battiato, la nipote di Franco che ne ha raccolto l’eredità e che ha dato vita a una Fondazione nel suo nome: la sensazione di aver toccato, anche se solo per qualche istante, la dimensione domestica del Maestro. Rimarrà aperta fino al 26 aprile e sarà accompagnata, da qui alla primavera, da un public program destinato a far risaltare tutte le sfaccettature del Battiato artista e uomo.

L’allestimento, fortemente sostenuto dal Ministero della Cultura, non può che partire dagli anni della sperimentazione e i cimelii, in questo senso, non mancano: si trovano, tra gli altri, il mitico sintetizzatore Ems Synthi Aks («Battiato lavorò con la musica sintetica ben prima di Roger Waters o Brian Eno», ha ricordato Calcara), la tuta bianca di Fetus del 1972, la maschera promozionale col viso cadaverico dell’artista utilizzata nel tour promozionale, gli occhiali di Pollution del 1975.

«Il percorso passa dall’inedito capitolo – per la musica italiana – della sintetica all’incontro con la partitura grazie a Karlheinz Stockhausen, fino al periodo dell’autoimposizione, quella di avere successo nella musica pop», indica il curatore. E quindi ecco esposti un’originale dedica del compositore tedesco, il disco di platino de La voce del padrone, i copricapi alla russa indossati nei videoclip dell’epoca.

Pareti di lp, di riviste e di locandine (curiosa quella che vede Battiato protagonista del “Grande veglione di Capodanno” al Teatro Tenda di Lampugnano, nel 1981, accompagnato da Cacao, I Gufi e Vince Tempera) creano un colpo d’occhio colorato ed efficace che fa capire quante epoche di successo abbia attraversato l’artista catanese.

Ma, come detto, è l’uomo-Battiato ad emergere, e non è un caso che la nipote Grazia Cristina, nel parlare alla stampa nel corso della vernice, si sia dovuta fermare per un attimo di commozione: «Rivedo quegli occhi buoni, lontani dalla figura austera che la gente credeva, e provo un profondo affetto». Gli spazi dedicati alla pittura (sono esposte molte opere originali che arrivano da Villa Grazia) e alla spiritualità (compresi i tappeti orientali su cui cantava nei suoi live e su cui meditava) sono forse la parte meglio riuscita di questo tentativo di racchiudere, in appena 500 metri quadri, una delle più complesse vicende artistiche e umane dell’ultimo secolo.

La stanza "mistica" della mostra (foto Cosimo Trimboli)
La stanza "mistica" della mostra (foto Cosimo Trimboli)

Non mancano l’aspetto multimediale - una sala a ottagono per l’ascolto e la visione dei video allestita anche grazie alla sapiente mano di Stefano Senardi -, manca invece qualcosa che a noi veneti non può scappare: la figura di Giusto Pio, l’altra metà del Maestro per buona parte della carriera. Lo stesso titolo della mostra, “Un’altra vita”, richiama un brano dall’album Orizzonti perduti a firma proprio di Battiato e Pio. Non una foto, non una citazione, non un tributo, non un “ricambiare il favore” a quanto fatto da Stefano Pio, figlio di Giusto, lo scorso agosto: a Castelfranco Veneto allestì una pregevole mostra dal titolo “Sulle orme di Franco Battiato e Giusto Pio”, dove la coppia venne vista davvero come una mirabile unità. Si dirà: manca anche Alice, c’è solo un veloce richiamo a Giuni Russo, non c’è traccia di molte altre collaborazione e di monografica su Battiato, appunto, si tratta. Ma quella con Pio, il parere è quasi unanime, non è stata una semplice collaborazione.

 

Il "salotto ricreato" di Villa Grazia (foto Cosimo Trimboli)
Il "salotto ricreato" di Villa Grazia (foto Cosimo Trimboli)

L’evento di Roma - organizzato affidandosi alla società C.o.r. che alla vernice era rappresenta da Alessandro Nicosia - come spiegato dalla presidente del Maxxi, Maria Emanuela Bruni, inaugura un filone nuovo di mostre-evento dedicate a grandi personaggi: «Non è stato difficile convergere su Battiato per dare il via a questo nuovo percorso».

L’apertura della mostra del Maxxi si accompagna a un altro evento dedicato a Franco Battiato: il 2, 3 e 4 febbraio, anche in molte sale del Nord Est, viene proiettato in anteprima (rispetto all’uscita televisiva) il primo biopic dedicato al cantautore, “Franco Battiato. Il lungo viaggio” di Renato De Maria, con il ruolo del Maestro affidato a Dario Aita. 

L'immagine simbolo della mostra del Maxxi (ph. Alessio Pizzicannella - Fondazione Franco Battiato)
L'immagine simbolo della mostra del Maxxi (ph. Alessio Pizzicannella - Fondazione Franco Battiato)

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