Il nuovo live di Giorgia: «Brani vecchi e nuovi, canteremo e balleremo»
La cantante venerdì a Palmanova: «Vorrei rivivere l’esperienza nei club, fare come a teatro»

«Il live estivo non era previsto, poi sono diventate una quindicina di date, in città dove non siamo quasi mai passati. Saremo noi ad andare a casa loro. È un modo per raggiungere la gente che non mi ha potuto vedere la scorsa estate o nei palazzetti e ringraziarli di tutto l’affetto e il sostegno che mi hanno dato finora». Giorgia Todrani, semplicemente Giorgia, una delle voci pop soul italiane più amate, alle spalle oltre trent’anni di carriera, fa tappa con il suo “G – Summer” in Piazza Grande a Palmanova, venerdì 17 luglio alle 21, concerto organizzato da Zenit, in collaborazione con Regione, Città di Palmanova e PromoTurismoFvg, incluso nella rassegna “Estate di Stelle”.
Accompagnano la cantante romana: Sonny T. al basso, chitarra, Mike Scott alla chitarra, Mylious Johnson alla batteria, Gian Luca Ballarin al piano, tastiere, Fabio Visocchi alle tastiere, Valentina Sgarbossa al violoncello, Caterina Coco al violino, Alessio Cavalazzi al violino, Matteo Lipari alla viola, Diana Winter e Andrea Faustini ai cori.
Giorgia, nonostante gli impegni anche televisivi non rinuncia alle tournée?
«Mi piace fare tanti concerti, gli show dopo un po’ di date si trasformano, diventano un’altra cosa. Vorrei rivivere l’esperienza nei club, fare come a teatro: tanti spettacoli negli stessi posti, perché cambia comunque il pubblico che ti trovi ad avere davanti e di conseguenza l’atmosfera che circonda ogni esibizione».
Oltre alle sue hit “Come Saprei” (vincitore Sanremo 1995), “Di sole e d’azzurro”, “Girasole” o “Gocce di Memoria”, a Palmanova includerà i brani contenuti nel suo ultimo album “G”, uscito l’anno scorso con la sanremese “La cura per me”?
«In questo tour incastro i brani nuovi e quelli storici, cercando di creare un bel mix. C’è una parte più intima e intensa e una più libera e leggera, dove far cantare e ballare il pubblico. Spero di aver trovato l’equilibrio giusto per questa scaletta. Ogni concerto è un incontro meraviglioso. Oltre ai pezzi recenti, canterò anche i classici, come vuole il mio pubblico, anche se scegliere è sempre più difficile. Un concerto, per me, deve essere un’esperienza in cui arrivi in un modo e te ne vai in un altro: per questo invito sempre le persone ad avvicinarsi».
La location può incidere sulla riuscita di un live?
«Per me la musica ha la stessa essenza in qualsiasi posto la si faccia, dal teatro allo stadio, e davanti a qualsiasi numero di persone, venti o 50 mila: sul palco l’emozione è la stessa. Quello che cambia nelle diverse situazioni è la costruzione dello show, ma quello che provo io e la connessione che si crea con chi ci sta davanti è sempre la stessa ed è meraviglioso».
Quanto è importante il contatto con i suoi fan?
«Il tempo regala un legame col pubblico che è l’unica cosa che conta veramente. Si stabilisce un dialogo intenso, un rapporto di affezione che nella dimensione live raggiunge la sua massima espressione. Credo che col tempo, quando sanno chi sei, lo scambio diventa profondo».
È vero che spesso cercano di incontrarla anche per consegnarle dei doni?
«Non nascondo che mi imbarazzano i tanti regali che mi portano perché per loro è un’altra spesa. Però mi trovo spesso a pensare, quando torno a casa e li apro, al fatto tenerissimo della persona andata apposta a comprarmi qualcosa tipo fiori, cioccolatini, ciondoli, bracciali, cose scritte o fatte da loro, come si fa con un’amica».
Strada facendo, da esordiente introversa si è trasformata in una donna di spettacolo sicura di sé?
«Ho iniziato che ero molto timida ma, con gli anni, ho imparato a farmi trasportare da questo rapporto, anche perché tante persone che vengono ai miei concerti le ho viste crescere. È una storia bellissima e particolare perché è come se ci si conoscesse senza frequentarsi: c’è collegamento, un’unione profonda. Con i miei fan ho un senso di sincerità e di affetto».
Il successo diventa un’abitudine?
«Alle standing ovation non mi abituerò mai, è sempre come se fosse la prima volta, riscoprire quell’emozione, quella connessione che, direi inspiegabilmente, ci unisce».
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