La potenza espressiva di Tintoretto torna a risplendere a San Giorgio
Completato il restauro de L’Ultima Cena e Il popolo di Israele nel deserto, i due grandi teleri realizzati per l’altare dell’abbazia veneziana tra 1591 e 1592

Torna a splendere nella sua luminosità originaria, profana, religiosa, spirituale ”L’Ultima Cena” mentre “Il popolo di Israele nel deserto” si riconosce finalmente in tutti i gesti e le attività quotidiane dei protagonisti biblici; i due teleri realizzati da Jacopo Tintoretto per l’Abbazia di san Giorgio tra il 1591 e il 1592, due anni prima della sua morte, e che gli valsero 180 ducati, imponenti nelle dimensioni, oltre tre metri per cinque, notevoli per la qualità esecutiva e per il valore storico-artistico che è finalmente riaffiorato, si confermano nella rispettiva potenza espressiva e liturgica che li aveva voluti e collocati nel presbiterio, appaiati e frontali nella loro iconologia tridentina legata al tema eucaristico, rispettivamente evangelico e veterotestamentario. Grazie al restauro finanziato da Save Venice che da oltre cinquant’anni opera a Venezia per la salvaguardia del suo patrimonio e con il sostegno della famiglia Strake, è stato possibile in poco più di un anno vederli «rigenerati più che restaurati», come ha detto l’Abate Stefano Visintin alla presentazione.

Un pool coordinato da Caterina Barnaba ha operato nella sagrestia della basilica dove le tele di lino sono rimaste visibili in una sorta di cantiere didattico aperto al pubblico, documentando attraverso una bussola le varie fasi che hanno comportato un intervento integrato sulla struttura ed insieme sulla superficie pittorica. E’ emersa la loro complessa storia conservativa risalente ad un primo restauro nel 1733, uno successivo nell’Ottocento, fino a quello di Mauro Pelliccioli nel 1937 che comportò per “Il popolo di Israele” una foderatura per risolvere problemi di adesione della pellicola pittorica. Invece “L’ultima cena” esposto alla Biennale nel 2011 al rientro in loco subì un ulteriore intervento strutturale straordinario, con fissaggio di un telaio in alluminio a tensionamento continuo per stabilizzarlo.

Come ha spiegato Caterina Barnaba, si è trattato di «un lavoro condotto con criteri di massima compatibilità, minimo intervento e piena reversibilità». Lacune o discontinuità di superficie sono state oggetto di integrazioni mirate, stuccature e reintegrazioni pittoriche, nel pieno rispetto dell’originale, intervenendo su abrasioni o perdite di pellicola pittorica mediante velature calibrate e in armonia coi tonalismi originari, rimuovendo vernici ingiallite e ridipinture alterate. Successivamente è stata applicata una verniciatura finale a nebulizzazione che assicura una protezione omogenea e duratura, una corretta saturazione dei valori cromatici, restituendo ai due teleri la loro originaria leggibilità. In corso d’opera, la campagna diagnostica attraverso indagini in fluorescenza ultravioletta per studiare alterazioni di colore, ad infrarosso per risalire al disegno, e XRF per recuperare la tavolozza senza asportare campioni, ha consentito nuovi studi e raffronti con le altre opere del maestro portando ad aggiornate valutazioni che concordano nel ridimensionare l’apporto della bottega e del figlio Domenico. Emerge infatti la forza e la capacità inventiva di Jacopo con la visione in diagonale della tavola che sembra aprirsi nello spazio tridimensionale, mentre le figure in un turbinio di movimenti vengono quasi risucchiate nella luce e presenze angeliche luminose ed incorporee irrompono dal soffitto. Altrettanto trasparenti i personaggi sullo sfondo della caduta della manna, mentre il Mosè nell’angolo a destra si collega visivamente e cromaticamente al Gesù della Cena.

Come ha dichiarato Frederick Ilchman: «L’ultima Cena e Il popolo di Israele nel deserto costituiscono uno straordinario esempio di dialogo tra pittura e architettura e rappresentano uno dei risultati artistici più elevati del tardo Cinquecento. L’intervento conservativo ha restituito piena leggibilità e profondità a queste monumentali tele».
Riproduzione riservata © il Nord Est








