
Mahagonny al Teatro Verdi: il pubblico di Trieste promuove la lettura coraggiosa di Brecht e Weill
Applausi per il capolavoro del Novecento diretto da Beatrice Venezi, tra cabaret, denuncia e modernità
Dopo l'apprezzato spettacolo di danza realizzato da Eleonora Abbagnato insieme al Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma, il cartellone operistico del Teatro Verdi riparte con una coraggiosa proposta che attinge al repertorio novecentesco meno frequentato, mettendo in scena per la prima volta "Aufstieg und Fall Stadt Mahagonny" (Ascesa e caduta della città di Mahagonny), il capolavoro in tre atti siglato Bertolt Brecht – Kurt Weill andato in scena in prima assoluta a Lipsia il 9 marzo 1930. Evoluzione del Songspiel "Mahagonny", l'opera narra di un mondo disperato privo di regole, in cui nulla conta se non il denaro, metafora graffiante della Germania del primo dopoguerra. Per questo significato quasi subito bandito dalla censura nazista, il lavoro arrivò in Italia appena nel 1964, ospitato alla Piccola Scala nella versione ritmica italiana curata da Fedele D'Amico.
Venerdì 30 gennaio è approdato al Teatro Verdi in lingua originale con l'allestimento in coproduzione tra Fondazione Teatro Regio di Parma e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, per la regia di Henning Brockhaus. Le scene di Margherita Palli, vivificate dalle luci di Pasquale Mari, risultano funzionali a rendere le diverse situazioni drammaturgiche, mentre la passerella davanti all'orchestra evoca atmosfere cabarettistiche. I video di Mario Spinaci rimandano alle megalopoli contemporanee e agli Anni Trenta, e le coreografie di Valentina Escobar animano una narrazione che non sempre procede spedita, specie nel primo atto.
Sul versante musicale l'opera è affidata a Beatrice Venezi, che sceglie una lettura antiromantica e lucida, restituendo l’eterogeneità della partitura di Weill, tra opera, jazz, operetta e cabaret. Pregevole il contributo dell’Orchestra e del Coro della Fondazione, istruito da Paolo Longo, e il cammeo di Adele D'Aronzo nell’assolo pianistico del secondo atto.
Tra gli interpreti spiccano la Leokadia di Alisa Kolosova, l’incisivo Fatty di Ivan Turšić e lo squillante Jim Mahoney di Santiago Martínez. Hanno ben figurato anche Zoltan Nagy, Maria Belen Rivarola, Nicola Pamio, Marcello Rosiello, Niall Anderson, il narratore Giacomo Segulia e le Ragazze di Mahagonny. Vivo successo e convinti applausi per Venezi e per tutti gli artisti.
Riproduzione riservata © il Nord Est








