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“L’agente segreto” in rampa di lancio per l’Oscar al miglior film straniero: imperdibile. Muccino fa ancora cilecca con “Le cose non dette”

Basterebbe la sequenza iniziale per capire che “L’agente segreto” di Kleber Mendonça Filho è un gran film. Si respira tutto il dramma di chi è costretto a subire una dittatura, tra paranoie e ombre del potere, con una geniale divagazione nello splatter. Dopo “Io sono ancora qui” il Brasile prenota un altro Oscar.
Gabriele Muccino torna al “suo” genere: il melò borghese. Ma “Le cose non dette” non è mai davvero credibile con dei personaggi catapultati a Tangeri senza alcuna profondità drammaturgica. Meglio la componente thriller. Con Stefano Accorsi, Miriam Leone (ormai coppia filmica rodata), Claudio Santamaria e Carolina Crescentini.
AGENTE SEGRETO
Regia: Kleber Mendon
Cast: Wagner Moura, Maria Fernanda Cândido, Gabriel Leone
Durata: 158’
Voto: 8
Un maggiolone giallo si ferma in una sperduta stazione di servizio dello stato brasiliano del Pernambuco, verso Recife: disteso, coperto da un cartone, giace da due giorni il corpo di un rapinatore, freddato dal vigilante del distributore. Siamo nel 1977, in un Brasile straziato dalla dittatura militare (gli stessi anni di Io sono ancora qui di Walter Salles), l’uomo che guida la Volkswagen è Marcelo e non siamo all’interno di una spy story tradizionale.
L’agente segreto è invece un bellissimo film militante, un po’ come il cinema italiano degli anni ‘70, e insieme un’operazione cinefila che spazia attraverso i generi, fino allo splatter, se ne contamina mantenendo uno sguardo esistenziale, circolare, vagantivo, proprio dei maestri della nouvelle vague degli esordi (A bout de souffle per tutti), e poi torna al dramma della società brasiliana di quegli anni e alle conseguenze che essa ha avuto nella vita quotidiana contemporanea. Il protagonista non ha nulla del romanzo di Joseph Conrad o del cliché tradizionale dell’agente segreto di bondiana memoria. Marcelo, o forse Armando (Wagner Moura, Civil War, Narcos, la serie su Pablo Escobar), è un ricercatore universitario quarantenne che, nel lasciarsi alle spalle un passato problematico, sta andando a Recife nella speranza di costruirsi una nuova vita e riconnettersi con la sua famiglia. Giunto lì, ben presto si rende conto che la città è molto diversa dal rifugio idilliaco che sperava di trovare.
L’agente segreto è un racconto teso e avvincente sulla sorveglianza, la paranoia e le ombre del potere, che Kleber Mendonça Filho, il regista di Bacurau e Aquarius, ha presentato con successo a Cannes (miglior regia e palma al miglior interprete), vincendo poi tre Globes e ora si gode le candidature agli Oscar, miglior film, miglior attore protagonista e ovviamente nella cinquina dei film stranieri. Quello che rende straordinario il film non è solo la precisa ricostruzione, persino il taglio delle inquadrature, che rendono appieno l’atmosfera degli anni ’70, quanto quel senso di assoluta vacuità della ricerca, da parte del protagonista, di un’identità familiare che lo metta al riparo da rappresaglie o, peggio, da esecuzioni.
Una vaghezza esistenziale che si riversa nell’assurdo e nel grottesco, come la gamba assassina, nella bruttezza dei “villain”, dei cattivi, e nella piena idiozia dei buoni, come il capo della polizia. Ma la chiave davvero geniale del racconto, alla fine emerge essere la ricerca fatta da due giovani archiviste che, ai giorni nostri, ricostruiscono la storia - attraverso documenti, foto, nastri di registrazione - e il suo epilogo, ricongiungendo origini e conseguenze, sino al figlio di Marcelo.
(Michele Gottardi)
LE COSE NON DETTE
Regia: Gabriele Muccino
Cast: Miriam Leone, Stefano Accorsi, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini, Beatrice Savignani
Durata: 114’
Voto: 5
Gabriele Muccino, dopo il deludente “Fino alla fine” in cui imboccava la strada inedita dell’heist-movie, torna al “suo” melodramma borghese, intarsiato con il thriller e con un triplo conflitto generazionale. “Le cose non dette” sono, soprattutto, quelle di Carlo (Stefano Accorsi, sempre agitatissimo), scrittore e docente di filosofia all’università, alla propria moglie Elisa (Miriam Leone), affermata articolista di “Vanity Fair” (ormai quella formata da Accorsi/Leone è una coppia di fatto, dopo la serie “1992”, “1993” e “1994”, “Marylin ha gli occhi neri” e il recentissimo “Amata” da cui i due sembrano essere stati catapultati visto che anche nel film di Muccino formano una coppia in crisi che non può avere figli). Carlo si è fatto l’amante - ovviamente una sua allieva che di nome fa Blu (Beatrice Savignani che recita la parte, molto meno innocente, di Martina Stella ne “L’ultimo bacio”) - ma non riesce a decidersi.
Una vacanza a Tangeri, forse, gli farà capire chi ama davvero ma in Marocco arriva, a sorpresa, anche Blu per far esplodere la coppia mentre gli amici di sempre che accompagnano Carlo ed Elisa - Paolo (Claudio Santamaria) e Anna (Carolina Crescentini, nel ruolo della moglie odiosa come già lo era in “Stanno tutti bene”) con l’adolescente Vittoria, assai problematica – sono già deflagrati da un po’. Il film di Muccino (che ha comunque una bella mano ed è un peccato sprecarla così) ha molti problemi e la trama banale non è quello più evidente ( “Le cose non dette” è tratto dal romanzo “Siracusa” di Delia Ephron, sorella della compianta Nora, sceneggiatrice, tra gli altri, di “Harry ti presento Sally”).
Il melò non funziona mai nei volti e nei corpi di quattro personaggi non credibili per come parlano, litigano, si muovono e urlano tra una citazione di Calvino e un’altra di Heidegger, in un contesto che è più macchiettistico che esotico. Il film ha un certo sapore misogino che, tuttavia, si equilibra con la conclamata imbecillità dei maschi, eterni adolescenti o parafulmini senza nerbo. Meglio, paradossalmente, la componente thriller che, in fondo, regge e traghetta il film verso un finale sospeso tra riscatto e rimorso.
(Marco Contino)
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