Nord Sud Ovest Est, arriva la seconda stagione della serie sugli 883: il simbolo di una generazione
Gli otto episodi saranno dal 9 ottobre su Sky e Now. Si riparte dal successo senza precedenti tra la fine del ‘92 e il ‘94, l’ispirazione per “Sei un mito”

Li avevamo lasciati lì, nella tavernetta anni Ottanta di Pavia, in quella provincia «universale» da cui tutto è cominciato. Max (Pezzali) e Mauro (Repetto) sono appena tornati dal concerto di chiusura all’Aquafan di Riccione. Estate ‘92, sulla soglia della celebrità. Al primo ascolto di una embrionale Come mai, scritta da Max per la “sua” Silvia, Mauro è ammirato e sgomento allo stesso tempo: «Questa io come la ballo?». Riparte esattamente da qui, da questo interrogativo cruciale, la seconda stagione della serie dedicata agli 883 (Nord sud ovest est – La leggendaria storia degli 883), in esclusiva su Sky e in streaming su Now dal prossimo 9 ottobre (in otto episodi fino al 20 novembre).
Il simbolo di una generazione
Se le precedenti puntate raccontavano l’amicizia di due ragazzi sui banchi di scuola, gli sfigati che diventano improvvisamente protagonisti, la loro ascesa costellata di canzoni semplici ispirate dal quotidiano (il bar del paese, la sala giochi, i motorini, il desiderio di fuggire dalla provincia, così stretta eppure scrigno prezioso di ispirazione e piccolo universo autosufficiente), i nuovi episodi consacrano gli 883 come simbolo di una generazione, ne decretano il successo senza precedenti tra la fine del ‘92 e il ‘94 ma riconoscono proprio in Come mai l’inizio della fine, il risveglio da un sogno, l’origine dei dubbi identitari di Mauro, il capolinea degli “anni d’oro” (quelli del grande Real, di Happy Days e delle immense compagnie). Si comincia un po’ a singhiozzo (come il motore di una 883 fermo da un po’) con la storia parallela di un duo (sorpresa da non svelare) che, simbolicamente, passa il testimone proprio ai due amici di Pavia. Poi, tra le consuete divagazioni su incroci di destini lontanissimi e ucronie (come sarebbe stato se…), il racconto si immerge nella lavorazione del nuovo album.
Quell’incontro che ha ispirato Sei un mito
L’incontro con la leggendaria compagna di liceo che ispirerà Sei un mito, la folle notte con gli amici di sempre (Cisco e Nemorino) - l’episodio più divertente - che suggerirà le parole di Rotta x casa di Dio (oggi una canzone così non si potrebbe più scrivere: provate a riascoltarla…) e, soprattutto, il viaggio a Los Angeles per girare il videoclip di Nord sud ovest est, autentico punto di svolta, anche drammaturgico. Se, in fondo, fino a quel momento, le vicende degli 883 seguono un copione iterativo (i soliloqui di Max/Elia Nuzzolo, quel “rumore bianco” nostalgico già presente nella prima stagione, la genesi dei testi, la rapacità dell’etichetta discografica con il personaggio di Claudio Cecchetto sin troppo farsesco) con qualche lampo e un paio di chicche dimenticate (il coinvolgimento di Carlo Lucarelli, la meteora Caterina, le immagini di repertorio americane e quelle con Fiorello), è quando il racconto vira sugli struggimenti carsici di Mauro/Matteo Oscar Giuggioli che la serie cambia passo.
L’amore come motore (ma anche come freno)
E, allora, il mutamento del punto di vista è quasi commovente e finisce per chiudere un cerchio che ha sempre avuto la stessa, identica, punta del compasso. L’amore sarà il motore degli 883 ma ne sarà anche il freno. Una salita bellissima ma, una volta arrivati in cima, non si può che scendere o cambiare vita. E Mauro lo capisce prima di Max. Lui che è tutto (paroliere, ballerino, corista, sceneggiatore, visionario), eppure è niente davanti alle telecamere. Lui che vive per accudire il talento dell’amico ma dimentica di proteggersi. Lui che comprende quando la sveglia è suonata ed è ora di migrare altrove. Sono in questi scampoli della serie (scritta da Sidney Sibilia, Francesco Agostini e dal padovano Marco Pettenello che - ci scommetteremmo - avrà messo il proprio zampino nel dipanare quel profondo senso di amicizia tragicomico, dal sapore così “mazzacuratiano”) che Nord sud ovest est si affranca dall’epica analogica e generazionale del primo capitolo (di sicura presa, soprattutto per il pubblico over 40, ma non certo originale), per pizzicare le corde dell’amarezza che sempre si accompagna al risveglio da un bel sogno.
L’inno alla maturità
E, allora, il volo (letterale) di uno coincide con l’atterraggio di entrambi e i versi di una nuova canzone (scritta, questa volta, solo da Max) diventano una sorta di inno alla maturità e suonano perfetti per Mauro: «Stessa storia, stesso posto, stesso bar/Stessa gente che vien dentro consuma, poi va/Non lo so che ci faccio qui». Se prima era una domanda («Questa come la ballo?»), ora quel non sapere cosa fare è, in realtà, retorico. È piena consapevolezza. Gli anni del «Tranquillo, siam qui noi, siamo qui noi», finiscono per tutti. È l’inventario emotivo del tempo perduto. È la scoperta che mentre viviamo un periodo non sappiamo ancora che un giorno lo ricorderemo come irripetibile.
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