Gli Scavi Scaligeri aprono dopo dieci anni: le Olimpiadi invernali nelle foto di Life
La mostra “Winter Games! Gli sport invernali” apre a Verona dal 20 febbraio con cento scatti selezionati dagli archivi Life dal 1936-1972 sul fil rouge dello sport. L’area archeologica torna visitabile: i restauri sono ancora in corso

I bob sfrecciano sulla neve fresca, in una Cortina tutta patinata. 1956, scatto di Frank Scherschel: Life Magazine. Ma non sono solo i cento scatti tratti dalla mitica rivista statunitense, in mostra a Verona dal 20 febbraio, con l’imminente cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Milano Cortina, a colpire. È il luogo: dopo dieci anni, riaprono al pubblico gli Scavi Scaligeri.
Gli Scavi Scaligeri riaprono dopo dieci anni
Uno spazio quasi brutalista, punto cardine per la fotografia con il centro internazionale. Ecco che gli scatti in bianco e nero e a colori dei giochi invernali di “Winter Games! Gli sport invernali. Fotografie degli archivi LIFE 1936-1972” entrano in dialogo con gli scavi, in un ambiente sotterraneo che si snoda tra cunicoli, emergenze di epoche altre, nel bel mezzo di archeologi ancora al lavoro per proseguire l’operazione di conservazione e valorizzazione.

C’è voluto tempo, un investimento da oltre due milioni e mezzo di euro, ma l’effetto è da vedere: le immagini si stagliano sulle pareti in cemento nudo (ricorda un po’ lo stile di Tadao Ando a Venezia, a Punta della Dogana), retroilluminate. L’architettura di Libero Cecchini è in perfetto dialogo con l’area archeologica scoperta da Peter Hudson, pioniere dell’archeologia urbana.
Le foto dei maestri di Life
I pannelli prendono vita. Le foto firmate da maestri da Alfred Eisenstaedt a George Silk, Ralph Crane e John Dominis sono divise in sei aree tematiche: Ice Lines, People, Experienced, Cortina 1956, Garmisch-Partenkirchen 1936 e Fun out of Life.

Spunta un ritratto di “Toutounne”, soprannominato “tonfo nella neve fresca” perché in Val-d’Isère si buttava dal tetto sui cumuli di neve che circondavano la villetta di famiglia. È Jean-Claude Killy, campione di sci francese, immortalato da Terence Spencer nel 1967, tuta attillata, sguardo spensierato verso l’alto, charme alla James Dean. Poi c’è la quindicenne prodigio dello sci Andrea Mead Lawrence in allenamento, maglione bianco a collo alto, le trecce al vento nel dinamismo della neve che si staglia ovunque mentre salta.

O ancora, tornando a Cortina, la pattinatrice statunitense Catherine Machado, vincitrice della medaglia di bronzo nel pattinaggio artistico femminile, resta immobile in un salto perfetto, la gonna a pieghe rosse che fluttua e si staglia sul bianco delle Dolomiti.
La mostra e lo spazio
La mostra, da un’idea di Giuseppe Ceroni e curata da Simone Azzoni, è promossa dal Comune di Verona e prodotta da Silvana Editoriale, in collaborazione con PEP Artists e Grenze Arsenali Fotografici. Il percorso espositivo prende avvio dagli sport invernali, ma va oltre la dimensione della competizione. Le circa cento immagini selezionate, molte delle quali inedite, restituiscono lo sport come esperienza condivisa, spettacolo, rito collettivo e potente specchio del proprio tempo.

Dalle Olimpiadi invernali di Garmisch-Partenkirchen del 1936 a quelle di Sapporo del 1972, passando per la storica edizione di Cortina 1956, Life racconta quasi quarant’anni di storia segnati da guerre, ricostruzioni, crescita economica e tensioni geopolitiche. Fondata nel 1936 da Henry Luce, Life ha profondamente trasformato il linguaggio del giornalismo, ponendo la fotografia al centro della narrazione. Non si trattava soltanto di mostrare i fatti, ma di farli vivere: «Vedere la vita, vedere il mondo; essere testimoni oculari dei grandi eventi».
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